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Cronaca

L’ho presa a pugni non so perché

Di Sala Notizie10 Febbraio 20264 min di lettura
L’ho presa a pugni non so perché
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“Non so perchè”, una frase, detta durante la confessione, che toglie valore alla vita spezzata di Zoe Trinchero, una ragazza di soli 17 anni, picchiata, poi strangolata, ed il corpo lasciato lì, in un torrente, quando ancora – è questo un elemento che sarebbe emerso ieri – si poteva forse salvare. 

Fiori dove è stato ritrovato il cadavere di Zoe Trinchero (Rai Tgr Piemonte )

La confessione: “Io facevo boxe”
“Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l’ho buttata giù nel canale, l’ho solo lasciata cadere”. La confessione di Alex Manna, 20 anni ancora da compiere, si mescola al dolore di chi amava Zoe Trinchero, 17 anni che quest’anno sarebbero diventati 18. Il corpo della ragazza, nella notte tra venerdì e sabato, era nel ruscello, a Nizza Monferrato, nell’Astigiano, e ora resta da capire se Zoe, qualora Alex avesse chiamato i soccorsi, si sarebbe potuta salvare. Lo dirà l’autopsia. 

Manna intanto è in carcere ad Alessandria in attesa della convalida e la sua legale, Patrizia Gambino, andrà da lui nelle prossime ore.

L’ha uccisa, poi è corso a casa dalla propria fidanzata
Certo è che Manna ha abbandonato Zoe senza chiedere aiuto, correndo a casa della propria fidanzata a cambiarsi prima di tornare dagli amici. Con loro prima e con gli investigatori poi ha depistato le indagini, sostenendo che un trentenne ben noto nella cittadina, di origine africana, aveva aggredito lui e Zoe e lui era scappato. “Ho detto in giro che poteva essere stato lui – avrebbe sostenuto davanti ai carabinieri e al pm – perché si sa che è un po’ strano. Mi spiace, ho fatto male”. 

Zoe Trinchero, la diciasettenne trovata morta a Nizza Monferrato

Zoe Trinchero, la diciasettenne trovata morta a Nizza Monferrato (Rai Tgr Piemonte)

Il nordafricano innocente che ha rischiato il linciaggio
La vittima del depistaggio è un musicista che insegna e suona anche in un gruppo, con lavori in festival e in televisione. Si chiama Naudy Carbone, ha 30 anni e sabato mattina ha rischiato il linciaggio da parte di una trentina di amici della ragazza che si sono presentati sotto casa sua e che ora potrebbero rischiare una denuncia. Si sono calmati quando i carabinieri l’hanno portato via, in realtà per proteggerlo. Negli ultimi tempi aveva manifestato segnali di disagio: “Forse sopra le righe, ma aggressivo mai” sostiene chi lo conosce. Carbone ha ripostato sui social una foto della ragazza, su cui sono state disegnate un’aureola e delle ali da angelo. “Ringrazio le forze dell’ordine – dice oggi il fratello Ruben -. Qualcuno dovrà chiedergli scusa”.
 

Restano da ricostruire nel dettaglio i fatti. Finora si è capito che Zoe era uscita alle 21 dal Bar della Stazione, dove lavorava. Aveva raggiunto gli amici in un garage, una sorta di rifugio autorganizzato per mangiare e bere qualcosa, a pochi passi dal luogo dell’omicidio. Per gli ultimi due arrivati non c’era più cibo, così lei e Manna li hanno accompagnati a comprare un kebab, ma hanno camminato più lenti. Da qui l’unica versione disponibile diventa quella di Manna. La lite, l’aggressione: potrebbe essere avvenuta intorno a mezzanotte. Il ritrovamento due ore dopo. Lui avrebbe parlato di una relazione passata, finita per un suo tradimento, e di una volontà di ricominciare, che Zoe non aveva.

La versione negata da Nicole
Ma è una versione negata dalla più cara amica di Zoe, Nicole, 19 anni. Precisa di avere avuto lei una relazione in passato con Alex. “Ci siamo lasciati perché non mi piaceva il suo comportamento – dice – e non l’ho mai più sentito da aprile dell’anno scorso. Quando lui c’era, ormai di rado, io non andavo. Non ha un carattere facile e non è un tipo tranquillissimo. Con me era ossessivo e possessivo, non potevo parlare né uscire con nessuno. Non era cattivo, però è un po’ aggressivo. Con me non ha mai alzato le mani, ma perde la pazienza facilmente. Quando perdeva la pazienza rompeva le cose“. Sul suo telefono c’è una chiamata di Zoe, non risposta, intorno alle 23.30. “Non capita mai – dice -, ma sono andata a dormire prestissimo e non riesco a perdonarmelo. Abbiamo la posizione condivisa, così sappiamo sempre dove siamo”.

Alex, così come Zoe sono di Montegrosso d’Asti un paese di poco oltre i duemila abitanti, tra Roero e Monferrato, a metà strada tra Asti e Nizza Monferrato, cittadina con circa diecimila residenti, per cui il sindaco, Simone Nosenzo, ha deciso il lutto cittadino per i funerali. Montegrosso a metà dicembre aveva pianto Matilde Baldi, la ragazza di 20 anni travolta e uccisa da una Porsche, mentre rientrava dal lavoro.
“Matilde e Zoe erano cresciute insieme, abitavano in centro, giocavano nello stesso cortile da bambine, le sentivamo ridere”, racconta la prima cittadina, Monica Masino.

 

Ormai, risate e giochi, che sembrano lontani anni luce,  e resta solo il dolore.

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