
Ospedali in difficoltà anche quest’anno per l’arrivo dei giorni più impegnativi della stagione influenzale, quelli del picco che dovrebbe essere raggiunto proprio queste settimane.
Da Nord a Sud pronto soccorso intasati, molti pazienti stazionano sulle barelle in attesa di un posto letto in reparto e il sistema del 118 registra un superlavoro. In crescita un po’ ovunque i casi di polmonite mentre si riducono le bronchioliti (da virus sinciziale) grazie alle vaccinazioni.
Il fenomeno del “boarding”
I Pronto soccorso di tutta Italia stanno registrando un aumento importante di accessi, soprattutto di pazienti fragili, con un peggioramento del fenomeno del ‘boarding’, lo stazionamento in barella dei malati che hanno bisogno di un posto letto, ha riferito Alessandro Riccardi, presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu). Alla base di questo problema, spiega Riccardi, “c’è un rallentamento delle dimissioni da parte delle degenze legato a malati che sono più difficili, più fragili. Ogni malato in boarding rallenta di 19 minuti il tempo di accesso di pazienti in pronto soccorso e se questi sono 20, significa più di tre ore di attesa”.
I timori legati alla riapertura delle scuole”
L’influenza corre ancora e dopo una leggera diminuzione dei casi per l’”effetto Natale”, in conseguenza di una riduzione delle segnalazioni, la prossima riapertura delle scuole dopo la Befana riporterà la curva a crescere, fino a raggiungere il suo picco.
Il virus nel pieno della sua corsa
Per gli esperti del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, l’incidenza è destinata a risalire, o comunque rimanere alta anche nelle prossime settimane. Del resto che il virus sia nel pieno della sua corsa lo dimostrano le situazioni denunciate dai medici di famiglia: “Il virus influenzale sta circolando in modo ancora molto intenso: lo stiamo riscontrando sia negli ambulatori che nelle richieste dei pazienti.”
Attenzione ai sintomi
“Il campanello d’allarme non è tanto la febbre, come si può spesso pensare, ma la difficoltà a respirare per colpa di una tosse forte e dolori toracici importanti” spiega Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova.
Va detto che normalmente, se non ci sono complicanze per persone non anziane, non è necessario ricorrere alle cure del Pronto soccorso. Ma la cosa cambia se ci si trova di fronte a tosse e dolori al torace rilevanti. “In presenza di questo quadro si deve andare subito al pronto soccorso – aggiunge Bassetti -. È una situazione molto complessa”.
Proprio su quest’ultimo aspetto gli esperti dell’Iss sono netti: l’influenza o il COVID-19 non possono essere curate con gli antibiotici che agiscono solo contro i batteri, non contro virus come quelli dell’influenza o del COVID-19. “Assumerli senza indicazione medica non solo è inutile, ma può contribuire a favorire la resistenza batterica, rendendo più difficile curare eventuali infezioni future“, si spiega nelle Faq.
Oltre al vaccino, poi, per evitare il contagio, ci sono alcune regole di comportamento, in parte le stesse di quelle che venivano applicate ai tempi del Covid: lavare regolarmente le mani e asciugarle correttamente, osservare una buona igiene respiratoria (ad esempio starnutendo o tossendo in un fazzoletto o nell’incavo del gomito), restare a casa se si presentano sintomi attribuibili a malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale, evitare il contatto stretto con persone con sintomatologia attribuibile all’influenza, evitare di toccarsi occhi, naso o bocca.
La variante influenzale K a rapida diffusione che ha causato in modo dominante l’epidemia stagionale europea è intanto diventata dominante anche negli Stati Uniti. Lo stato di New York ha recentemente stabilito il record per il maggior numero di casi di influenza e ricoveri ospedalieri mai registrati in una settimana.
I dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti mostrano che casi, ricoveri e decessi sono in aumento in tutto il Paese.
Il ceppo mutato H3N2, denominato K, è emerso all’inizio di quest’anno e ha rapidamente acquisito una posizione dominante nell’emisfero settentrionale.
Ha causato un’ondata di infezioni in Giappone, che ha dichiarato un’epidemia di influenza dopo aver sperimentato una stagione influenzale insolitamente precoce e dura. Anche il Regno Unito sta affrontando uno dei suoi inverni peggiori di sempre, con la diffusione del ceppo mutato.