L’arrivo della Premier Giorgia Meloni al Consiglio Europeo di Bruxelles è stato segnato da un annuncio inatteso che ha scosso i palazzi della politica romana. Non sono stati i previsti confronti sugli ETS a dominare la scena, bensì una dichiarazione congiunta riguardante lo Stretto di Hormuz. Nel documento, l’Italia, insieme ad altri partner internazionali, si dice pronta a intervenire per garantire il libero passaggio in quel tratto di mare strategico, sotto pressione per le tensioni con Teheran.
La frenata del Governo
Dall’esecutivo sono giunte nel pomeriggio precise rassicurazioni per smorzare i toni. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato che un’eventuale missione potrebbe avvenire solo sotto l’egida dell’ONU, nonostante le Nazioni Unite non compaiano esplicitamente nel testo firmato. Sulla stessa linea il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito l’atto come un “documento politico e non militare”, volto a richiamare l’Iran alle proprie responsabilità e a tendere una mano all’amministrazione Trump.
Le reazioni politiche
Il clima resta però teso. Se nella maggioranza la Lega osserva il dossier con estrema cautela, le opposizioni sono già sul piede di guerra. Il Movimento 5 Stelle ha espresso un netto “no” a qualsiasi missione a Hormuz, mentre l’alleanza Verdi e Sinistra ha incalzato la Premier chiedendo se il Paese non rischi di essere trascinato in un conflitto. Anche Riccardo Magi (+Europa) ha chiesto formalmente che ogni decisione passi per un voto del Parlamento, ribadendo che la sovranità delle Camere non può essere calpestata.