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Home » Longevità e salute mentale, quando lo stress è positivo allunga la vita
Salute

Longevità e salute mentale, quando lo stress è positivo allunga la vita

Di Sala Notizie25 Maggio 20263 min di lettura
Longevità e salute mentale, quando lo stress è positivo allunga la vita
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La longevità non è più una promessa futura: è un cambiamento già in atto. Non riguarda soltanto quanti anni potremo vivere, ma il modo in cui viviamo, lavoriamo, ci curiamo, ci relazioniamo e costruiamo il nostro futuro. Se ne parla al Vatican Longevity Summit, in programma il 25 e 26 maggio a Roma, dove il professor Suresh I. S. Rattan — tra i padri della gerontoscienza contemporanea — porterà una riflessione destinata a ribaltare molte convinzioni diffuse sul rapporto tra salute, età e qualità della vita.

“La salute non è l’assenza di stress”, spiega Rattan, “ma la capacità di rispondere e adattarsi”.

Una prospettiva che cambia radicalmente il modo in cui interpretiamo la vita quotidiana. Lo stress, infatti, non sarebbe necessariamente un nemico da eliminare, ma — se moderato e controllato — uno stimolo capace di rafforzare la resilienza biologica dell’organismo.

È il principio dell’ormesi: piccole dosi di “stress buono” possono attivare risposte adattative benefiche. L’esercizio fisico, l’impegno mentale, il digiuno controllato, il freddo moderato o persino le relazioni sociali e la curiosità intellettuale diventano così strumenti che aiutano il corpo a mantenersi più dinamico e reattivo nel tempo.

Secondo Rattan, l’invecchiamento non è un processo lineare né uguale per tutti. Solo il 20-25% della durata della vita dipende realmente dalla genetica. Il resto è influenzato dal cosiddetto “milieu”: ambiente, alimentazione, attività fisica, stimoli cognitivi, relazioni sociali, condizioni economiche e qualità della vita.

“Diventare anziani è un privilegio”, afferma il professore. “L’evoluzione ci garantisce una durata essenziale della vita. Ciò che accade oltre dipende anche dalle nostre scelte biologiche, sociali ed etiche”.

Al centro della sua riflessione c’è il concetto di “spazio omeodinamico”: la capacità dell’organismo di adattarsi, compensare e mantenere equilibrio nel tempo. Invecchiare significherebbe proprio questo: vedere progressivamente restringersi la propria capacità di risposta agli stimoli della vita.

Per questo motivo, secondo Rattan, la vera sfida della longevità non consiste nell’inseguire l’immortalità o formule anti-ageing miracolose, ma nel rafforzare la resilienza biologica e mantenere il più a lungo possibile autonomia, funzionalità e qualità della vita.

Una visione che si inserisce perfettamente nel dibattito contemporaneo sulla longevità, oggi sempre meno legato soltanto agli anni vissuti e sempre più alla possibilità di vivere meglio. Il contributo del professor Rattan sarà uno dei momenti centrali del Vatican Longevity Summit, appuntamento internazionale promosso dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) in collaborazione con Brain Circle Italia e con il patrocinio della Pontificia Accademia per la Vita, che riunirà a Roma oltre 20 tra i più autorevoli studiosi internazionali sui temi della biologia dell’invecchiamento, neuroscienze, medicina rigenerativa ed etica.

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