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Home » Longevità, perché le donne vivono più a lungo degli uomini?
Salute

Longevità, perché le donne vivono più a lungo degli uomini?

Di Sala Notizie25 Maggio 20263 min di lettura
Longevità, perché le donne vivono più a lungo degli uomini?
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In Italia vivono oltre 23.000 centenari è la stragrande maggioranza sono donne. Tra i supercentenari italiani — le persone che superano i 110 anni — il rapporto tra donne e uomini arriva addirittura a oltre 10 a 1. Un dato che la scienza osserva da anni e che oggi apre interrogativi profondi sul rapporto tra genetica, sistema immunitario, ambiente, stile di vita e longevità.

E’ uno dei temi affrontati dal professor Calogero Caruso durante il Vatican Longevity Summit,  il 25 e 26 maggio a Roma, dove il ricercatore porta alcuni dei risultati più interessanti emersi dagli studi italiani sui centenari e sull’invecchiamento estremo.

La longevità è multifattoriale

“La longevità non dipende da un singolo fattore”, spiega Caruso. “È il risultato di un equilibrio complesso tra genetica, sistema immunitario, ambiente, alimentazione, relazioni sociali e capacità di adattamento”.

Nel suo intervento, Caruso accompagnerà il pubblico dentro uno dei cambiamenti più evidenti della società contemporanea: la longevità non è più un’eccezione rara, ma una trasformazione reale della popolazione. Per la prima volta nella storia, infatti, una parte significativa della società raggiunge età molto avanzate. E questo cambia tutto: sanità, welfare, lavoro, relazioni, qualità della vita e gestione delle fragilità.

Vivere più a lungo non significa automaticamente vivere meglio

Uno dei concetti chiave riguarda infatti l’“inflamm-ageing”: una forma di infiammazione cronica silenziosa che aumenta con l’età e che contribuisce allo sviluppo di molte patologie legate all’invecchiamento.

Il sistema immunitario diventa così uno dei grandi protagonisti della longevità contemporanea. “Più che la forza biologica” osserva il professore, “conta la capacità dell’organismo di adattarsi nel tempo”.

Gli studi sui centenari mostrano infatti che chi raggiunge età estreme non necessariamente possiede un corpo “perfetto”, ma spesso sviluppa una straordinaria capacità di regolare le risposte immunitarie e infiammatorie nel tempo.

Nel suo intervento, Caruso affronta anche il rapporto tra longevità e differenze di genere, spiegando perché le donne vivano mediamente più a lungo degli uomini, ma trascorrano anche più anni convivendo con malattie croniche e disabilità. Le differenze, infatti, non dipendono soltanto dagli ormoni o dai cromosomi, ma anche dallo stile di vita, dal lavoro di cura, dall’accesso alla sanità, dallo stress sociale e dalle condizioni economiche.

Secondo Caruso, la longevità contemporanea può essere compresa solo osservando insieme genetica, esposizione ambientale ed esperienza di vita. È il concetto di “esposoma”: l’insieme di tutte le esposizioni che accompagnano l’essere umano nel corso della vita — alimentazione, inquinamento, relazioni, lavoro, stress, clima, accesso alle cure — e che contribuiscono a determinare come invecchiamo.

Il professore mostra anche come alcune delle cosiddette Blue Zones — le aree del mondo dove si vive più a lungo — abbiano in comune elementi molto concreti: legami sociali forti, alimentazione moderata, movimento quotidiano, riduzione dello stress cronico e senso di appartenenza alla comunità. La longevità, quindi, non emerge come una formula magica, ma come il risultato di un equilibrio biologico, psicologico e sociale.

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