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Home » l’organo era stato trasportato in un box di plastica
Cronaca

l’organo era stato trasportato in un box di plastica

Di Sala Notizie15 Febbraio 20266 min di lettura
l’organo era stato trasportato in un box di plastica
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Il caso del cuore “bruciato” e impiantato a un bimbo di 2 anni e 3 mesi all’ospedale Monaldi di Napoli ora mette al centro il contenitore utilizzato per trasportare l’organo risultato danneggiato. Non sarebbe stato impiegato un contenitore in grado di monitorare la temperatura.

Il cuore lesionato sarebbe quindi stato trasportato in un contenitore di plastica rigida e non un box tecnologico. Il dato emerge dopo il sequestro del contenitore, eseguito nei giorni scorsi dai Carabinieri del Nas di Napoli.

Secondo una prima ipotesi al vaglio degli inquirenti, l’organo, poi, sarebbe stato danneggiato a causa delle temperature troppo basse: a provocare i danni sarebbe stato l’utilizzo, invece del ghiaccio tradizionale, di quello secco che arriva fino a -80 gradi. 

Questo avrebbe bruciato una parte delle fibre del muscolo cardiaco, rendendolo inutilizzabile. Degli aspetti legati al ghiaccio secco si stanno occupando i Carabinieri del Nas di Trento, competenti su Bolzano, città dove quel giorno non si è recata solo l’equipe partenopea, ma anche medici provenienti da altre località per il prelievo di diversi organi espiantati.

L’avvocato della famiglia parla di “ore disperate” e si interroga se siano state valutate tutte le possibilità

“Mi chiedo se nei due mesi trascorsi dal trapianto del cuore danneggiato siano state valutate tutte le altre possibilità per salvare la vita del bambino, compresa quella di un cuore artificiale sperimentale come quello cui lavora il professor Russo del Niguarda”. Lo dice l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo cui due mesi fa è stato impiantato un cuore bruciato.  La possibilità citata da Petruzzi – riportata oggi da alcuni quotidiani – è tutta da verificare, come ammette lo stesso legale: “Il professor Russo si è detto disponibile a una valutazione, ma ovviamente avrebbe bisogno di ricevere la cartella clinica dal Monaldi. Vedremo se potrà esprimere un suo parere. Ma in ogni caso non possiamo non chiederci se dal 23 dicembre a oggi ci si sia limitati ad attendere un cuore nuovo o siano state esperite tutte le reali possibilità“.

Niguarda: “Nessuna interlocuzione” per il bimbo trapiantato. “Nessun contatto col professor Russo. E’ il Bambino Gesù il centro di riferimento” 

Non c’è stata “nessuna interlocuzione e nessuna presa in carico” del bimbo che ha subito il trapianto di un cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli. E’ la precisazione fatta all’ANSA dall’ospedale Niguarda di Milano che esclude che ci sia stato qualsiasi contatto con il professor Claudio Russo, medico di cardio-angio-chirurgia del Niguarda.   

Il professor Russo, precisa inoltre l’ospedale milanese, si occupa di cardiochirurgia per gli adulti e non per i bambini, “mentre è il Bambino Gesù ad avere l’esperienza più grande in Italia sul tema cuore artificiale per i bambini e ha già preso posizione al riguardo“.   

Secondo quanto riportano oggi Stampa e Messaggero, Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bimbo, sarebbe entrato in contatto – tramite l’associazione Nodi d’amore – col professor Russo, che si sarebbe detto disponibile a valutare il caso.

Schillaci: “Appurare il rispetto delle procedure”

“Appena ho appreso la notizia, ho dato disposizione di inviare gli ispettori perché i controlli sulla sicurezza dei pazienti sono uno dei compiti prioritari del ministero. Ci troviamo di fronte a un caso particolarmente grave e anche noi facciamo la nostra parte per verificare cosa sia accaduto“: così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in un’intervista a Repubblica in merito al caso del bambino al quale è stato impiantato un cuore danneggiato.

“E’ una situazione complessa e delicata – prosegue Schillaci – che richiede accuratezza. Ci vorrà il tempo necessario. Le nostre verifiche procedono insieme al Centro nazionale trapianti e nei prossimi giorni gli ispettori saranno nelle due strutture di Bolzano e di Napoli“. 

“Ricordo – sottolinea – che le attività di prelievo, conservazione, trasporto e trapianto di organi sono disciplinate da procedure estremamente stringenti e in continuo aggiornamento. L’ultima revisione è stata formalizzata con un accordo in Conferenza Stato-Regioni lo scorso luglio. Dobbiamo accertare che i protocolli siano stati rispettati o se c’è stata qualche mancanza in una o più fasi della donazione e del trapianto in questione“. 

“Quanto è accaduto – precisa Schillaci – è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. Detto ciò, ribadisco che la sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli, cioè ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere, per garantire che ogni paziente riceva sempre la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute”. 

Per il trapianto del cuore danneggiato, ci sono intanto i primi 6 indagati, mentre il bambino che ha subito l’operazione di trapianto “fallito”, continua a essere attaccato da quasi 60 giorni ad un macchinario per rimanere in vita, in attesa di un altro urgente trapianto e sulla soglia, ormai, di un coma farmacologico.

Il fatto che si è verificato all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre, è emerso solo nei giorni scorsi dopo la denuncia dei genitori del bambino e i primi approfondimenti. Le indagini sono state delegate ai carabinieri del Nas di Napoli. 

Il ministero ha inviato ispettori a Napoli e Bolzano

Il ministero della Salute, appena venuto a conoscenza della vicenda, ha disposto l’invio di ispettori all’ospedale di Bolzano, dove è stato espiantato il cuore assegnato per il trapianto al piccolo Tommaso, a Napoli, all’ospedale Monaldi. Lo si è appreso da fonti del Ministero.

Per medici e paramedici la Procura partenopea ipotizza le lesioni colpose

Le sei persone, tra medici e paramedici, iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli, sono componenti delle equipe che hanno effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano e il trapianto a Napoli. 

Al momento, per tutti il reato ipotizzato è quello di lesioni colpose. Non tutti i sanitari sospesi dalla direzione del Monaldi risultano indagati. Un altro filone di inchiesta riguarda la chiusura del reparto.

Dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino, l’attenzione degli inquirenti si sta anche concentrando sulla decisione di sospendere il servizio trapianti pediatrici adottato dalla direzione dell’ospedale Monaldi.

La mamma del bimbo: “All’inizio mi hanno detto solo che il cuore non ripartiva. Poi qualche anima buona ha fatto sapere la verità”

“Mi hanno avvisato dopo l’intervento, dicendo che c’era stato un problema e il cuoricino non partiva. Mi hanno chiamato prima che andasse in terapia intensiva, quando era ancora in sala operatoria. Il dolore era troppo grande e all’inizio non mi facevo domande, poi con il mio avvocato abbiamo cercato di capire presentando delle denunce.
Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali la verità“. Patrizia Mercolino, madre del bimbo che a Napoli ha ricevuto il trapianto di un cuore danneggiato, racconta così a “Domenica In” l’inizio del suo calvario. 

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