Il pubblico ministero di Milano, Andrea Zanoncelli, ha chiesto 12 anni di reclusione per Alessandro Chiani e 10 per Ahmed Atia nel corso della prima udienza del processo con rito abbreviato a carico dei due imputati davanti al gup Alberto Carboni per l’accoltellamento di Davide Simone Cavallo, lo studente 22enne della Bocconi, aggredito la notte del 12 ottobre 2025 in zona corso Como: cinque ragazzi del Monzese lo hanno aggredito per rapinargli 50 euro, lasciandolo paralizzato. 

Stando alle indagini del pm Andrea Zanoncelli condotte dai poliziotti del commissariato Garibaldi-Venezia i due maggiorenni, appena 18enni, e altri 3 amici minorenni la sera del 12 ottobre 2025 in viale Montegrappa a Milano avrebbero aggredito Cavallo con calci, pugni e un coltello dopo che quest’ultimo li aveva raggiunti nel tentativo di recuperare i soldi che gli erano stati appena rubati.

La Procura contesta il tentato omicidio

“Sentirsi dire che una coltellata è stata data per un gioco alle due di notte è qualcosa che ti fa davvero dire basta: c’è un limite anche al diritto di difesa” afferma Luca Degani, avvocato del padre della vittima, a margine dell’udienza. Degani ha ricostruito le conseguenze per la famiglia: il fratello 19enne ha lasciato Milano e lavora come operaio con il padre in una ditta a 1.200 chilometri; la madre ha smesso di fare l’agente immobiliare e oggi assiste il figlio a tempo pieno; il padre, 60 anni, che aveva visto entrambi i figli costruirsi un futuro nel capoluogo, sta cercando un appartamento adeguato a una persona disabile. “Il figlio ha perdonato – prosegue l’avvocato – il padre e la madre non riescono”. Ha poi aggiunto che i genitori non vanno trattati come se non esistesse una parte lesa. “La verità giustifica il perdono di Davide, se non c’è la verità il perdono non ha senso”, ha concluso il legale.

La vittima abbraccia aggressori a fine udienza

Al termine dell’udienza del processo con rito abbreviato davanti al gup Alberto Carboni, Davide Simone Cavallo, ha abbracciato i suoi aggressori, Alessandro Chiani e Ahmed Atia, prima che la polizia penitenziaria li scortasse fuori dall’aula.

Il giudice è entrato in camera di consiglio. “È stato un abbraccio semplicissimo, molto tenero, molto forte, sentito da tutte e tre le parti: soprattutto hanno chiesto scusa”. A dirlo è Giovanni Giovanetti, difensore di Alessandro Chiani, a margine dell’udienza al tribunale di Milano. “Volevo solo rimarcare il grande spessore morale della persona offesa – ha aggiunto Giovanetti – Un ragazzo davvero eccezionale”, ha concluso il legale.

 

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