L’Umbria entra ufficialmente nella storia dei diritti civili. Con 11 voti favorevoli della maggioranza di centrosinistra, 6 contrari e 3 astenuti, il Consiglio regionale ha dato il via libera alla legge di iniziativa popolare sul fine vita, sostenuta da 4.801 firme raccolte grazie all’impegno dell’associazione Luca Coscioni. L’Umbria si unisce così a Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto, colmando il vuoto lasciato dall’inerzia del Parlamento nazionale.
La legge di Laura Santi e il presidio in Aula
L’intera discussione è stata profondamente pervasa dal ricordo di Laura Santi, la giornalista malata di sclerosi multipla che ha combattuto fino all’ultimo per l’autodeterminazione e che è morta nella sua casa di Perugia. Era il 21 luglio 2025 e scelse di ricorrere al suicidio medicalmente assistito.
La sua vicenda e il suo testamento morale hanno profondamente segnato il dibattito sui diritti civili in Italia, ispirando la proposta di legge regionale “Liberi subito” che oggi è stata approvata. Presenti ad assistere alla seduta, fuori e dentro Palazzo Cesaroni, c’erano il marito Stefano Massoli e gli attivisti dell’associazione Luca Coscioni.
“Questa è la legge di Laura Santi — ha sottolineato il relatore unico Fabrizio Ricci (Avs) — che ci ha lasciato scritto: “Qualsiasi vita resta degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, ma siamo noi a dover scegliere”.
Durissimo il commento di Marco Cappato, che ha puntato il dito contro l’immobilità del governo e del Parlamento nazionale.
L’articolazione della norma e il dibattito politico
Il testo approvato stabilisce che la Regione disciplini le modalità organizzative e sanitarie per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita tramite l’autosomministrazione di un farmaco letale. Per la verifica dei requisiti, ogni Azienda Unità Sanitaria Locale (Usl) dovrà istituire una commissione multidisciplinare permanente.
Il dibattito in Aula ha visto contrapposte diverse visioni etiche e politiche. Al centro del confronto si è inserito anche il tema cruciale delle cure palliative, definite da più parti come una priorità assoluta per affiancare e sostenere i pazienti. La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha scelto di non partecipare al voto: una decisione motivata dall’auspicio che un tema di tale portata etica venga affrontato a livello nazionale dal Parlamento per garantire uniformità, pur definendo il clima del Consiglio improntato a un profondo “profumo di rispetto della dignità umana, della Costituzione e della vita”.

