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Home » L’Unione Europea apre alla flessibilità sull’energia, ma esclude tagli alle tasse sui carburanti
Politica

L’Unione Europea apre alla flessibilità sull’energia, ma esclude tagli alle tasse sui carburanti

Di Sala Notizie3 Giugno 20264 min di lettura
L’Unione Europea apre alla flessibilità sull’energia, ma esclude tagli alle tasse sui carburanti
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La Commissione accoglie in parte la richiesta italiana: gli Stati potranno usare una quota della deroga fiscale prevista per la difesa per investimenti energetici e misure di transizione, ma non per sussidiare i combustibili fossili

La Commissione europea ha deciso di ampliare, almeno in parte, gli strumenti di flessibilità fiscale disponibili per gli Stati membri alle prese con il nuovo shock energetico provocato dall’instabilità in Medio Oriente e dalla chiusura dello stretto di Hormuz. La decisione arriva dopo settimane di pressioni da parte del governo italiano, che aveva chiesto a Bruxelles di riconoscere l’emergenza energetica come una priorità paragonabile alla difesa.

La proposta della Commissione consente agli Stati membri di estendere l’ambito della cosiddetta “National Escape Clause” (NEC), la clausola di salvaguardia nazionale introdotta per consentire maggiori spese militari senza incorrere nelle procedure previste dalle nuove regole fiscali europee. L’estensione riguarderà però soltanto investimenti e interventi destinati a rafforzare la resilienza energetica e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.

In termini quantitativi, la nuova flessibilità potrà arrivare fino allo 0,3 per cento del PIL all’anno tra il 2026 e il 2028, con un limite cumulato dello 0,6 per cento nel triennio. Il margine rimarrà comunque all’interno del tetto complessivo dell’1,5 per cento del PIL già previsto per la clausola destinata alla difesa.

Per l’Italia si tratta di un risultato politico significativo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di una proposta che fino a pochi mesi fa sarebbe stata “impensabile”, sostenendo che la Commissione abbia recepito le richieste avanzate dal governo italiano. Tuttavia la vittoria è solo parziale.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione e commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha infatti chiarito che Bruxelles non intende autorizzare misure generalizzate di sostegno ai combustibili fossili. Alla domanda se tra gli interventi possibili possano rientrare riduzioni fiscali sull’energia o tagli alle accise, la risposta è stata netta: “No”.

Secondo la Commissione, le risorse dovranno finanziare interventi coerenti con gli obiettivi della transizione energetica. Tra gli esempi citati figurano incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici, sostituzione delle caldaie a gas e gasolio con pompe di calore, installazione di pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo domestico, oltre a investimenti nelle reti energetiche e nell’elettrificazione dei consumi.

La posizione di Bruxelles riflette una linea già espressa negli ultimi mesi: le misure contro il caro energia devono essere temporanee, mirate e non incentivare ulteriormente il consumo di petrolio e gas. L’esperienza della crisi energetica del 2022, secondo la Commissione, ha mostrato che gli interventi generalizzati e privi di scadenza tendono a essere costosi per i bilanci pubblici e poco efficaci nel ridurre le vulnerabilità strutturali.

La scelta arriva in un contesto economico complicato. Le previsioni economiche di primavera della Commissione indicano per il 2026 un rallentamento della crescita europea e un aumento dell’inflazione dovuto proprio al rincaro delle materie prime energetiche. Bruxelles ritiene che la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili continui a rappresentare uno dei principali fattori di vulnerabilità economica e geopolitica.

Resta però un elemento ancora poco chiaro. Non è stato precisato in modo definitivo se uno Stato possa utilizzare la clausola esclusivamente per misure energetiche oppure se debba comunque mantenere un collegamento con le spese per la difesa, che rappresentano la finalità originaria della NEC. Dombrovskis ha sostenuto che la clausola non impone obblighi di spesa ma offre semplicemente margini di flessibilità aggiuntivi. Saranno probabilmente i prossimi chiarimenti tecnici della Commissione a definire con precisione il perimetro della misura.

Nel frattempo, nelle raccomandazioni del Semestre europeo 2026 rivolte all’Italia, la Commissione insiste sulla necessità di mantenere il percorso di risanamento dei conti pubblici, accelerare l’attuazione del PNRR, rafforzare ricerca e innovazione e proseguire nella transizione energetica. Il messaggio di fondo è che l’apertura alla flessibilità non rappresenta un allentamento generale delle regole fiscali, ma un’eccezione limitata e vincolata a obiettivi specifici di sicurezza energetica e decarbonizzazione.

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