C’è un nuovo colpo di scena nel giallo di Pietracatella, stavolta però non è legato alle indagini bensì agli avvocati che seguono il caso. Il legale al quale Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte per sospetto avvelenamento da ricina, si era affidato sin da subito, ha rinunciato all’incarico. Una decisione comunicata dallo stesso legale e poi ratificata dal suo assistito che ha revocato l’impegno ad Arturo Messere, tra i più noti e longevi penalisti molisani. Lo stesso avvocato, in mattinata, aveva spiegato di aver fatto la scelta “per motivi contingenti”. Dietro, però, ci sarebbero divergenze sulla gestione del caso in questa delicata fase delle indagini che, da sospetta intossicazione mortale ora si concentrano su un duplice omicidio.
L’indagine, per la quale non ci sono ancora persone iscritte nel registro degli indagati, anche oggi non si è fermata. La Squadra Mobile guidata da Marco Graziano ha continuato a sentire i familiari delle vittime, come sta facendo ormai da una settimana(complessivamente oltre 30 le persone fin qui ascoltate come informate dei fatti) mentre lo stesso Di Vita e la figlia – già sentiti una prima volta in un interrogatorio fiume di oltre 10ore – potrebbero essere riconvocati nei prossimi giorni. Stesso discorso potrebbe valere per la cugina del commercialista, sentita anche lei due giorni fa al termine della lunga giornata delle deposizioni di padre e figlia.
