L’Italia di Gattuso, in dieci uomini per oltre un tempo dopo il rosso a Bastoni, si è arresa alla Bosnia ai rigori dopo l’1-1, fallendo il Mondiale per la terza volta consecutiva.
Kean aveva illuso gli azzurri, ma gli errori dal dischetto di Esposito e Cristante hanno condannato la Nazionale a un’altra esclusione traumatica. Il clima è da resa dei conti: Gattuso parla di “mazzata enorme” e chiede scusa in lacrime, mentre la FIGC è chiamata a una scelta forte sul nuovo commissario tecnico.
Ma chi stabilirà il nuovo corso e il nuovo Ct azzurro? Gravina al momento scarica le colpe (su chi?) e si incolla alla poltrona, anatra azzoppata, oggi inizia o finisce la resa dei conti, fissata nel primo pomeriggio, per le 14.30 circa, la riunione informale delle componenti rappresentate nel consiglio Figc per fare il punto della situazione con i presidenti della Lega di serie A, Serie B, Lega Pro, Aic e Aiac. Oggi ancora non è tempo di scelte su nuovo Ct, ma si incomincia a pensare a quale potrebbe essere il dopo Ringhio.
SEMPRE VINCENTE
Conte offre il profilo del rifondatore duro e puro, già sperimentato in Nazionale tra 2014 e 2016 con un Europeo giocato sopra le aspettative. La sua storia recente, con uno scudetto all’Inter e un titolo col Napoli che lo ha reso il primo allenatore capace di vincere la Serie A con tre club diversi, lo accredita come garanzia immediata di competitività. La sua impronta è identitaria: organizzazione estrema, 3-5-2 aggressivo, richiesta di totale adesione mentale, ideale per una squadra ferita che deve tornare subito credibile, ma con il rischio di attriti con la struttura federale e di un progetto molto “personalistico”
RITORNO AL PASSATO
Mancini rappresenta la memoria del periodo più luminoso recente, quello dell’Europeo vinto e della lunga serie di risultati utili che avevano restituito prestigio all’Italia. Conosce l’ambiente federale, sa lavorare sul gruppo e sulla valorizzazione di un parco giocatori non necessariamente di fuoriclasse assoluti, ma tecnicamente duttile. Il suo calcio di possesso e palleggio controllato darebbe continuità a una certa idea “azzurra”, ma porterebbe con sé il peso simbolico di un ritorno dopo la mancata qualificazione a Qatar 2022, tema non banale in FIGC.
FUORI DALLA COMFORT ZONE
Pep Guardiola conosce molto bene il calcio italico e rappresenta l’ipotesi di rottura: un tecnico abituato all’élite europea, con un ciclo storico prima al Barcellone e poi al Manchester City e un dichiarato interesse, nel medio periodo, ad allenare una nazionale.
La sua presenza trasformerebbe la Nazionale in un laboratorio tattico di altissimo livello, con enorme impatto mediatico e commerciale, ma con incognite sui costi, sulla sua adattabilità ai tempi del lavoro in nazionale e sulla compatibilità con la struttura del nostro movimento. Sarebbe un salto di sistema più che un semplice cambio di CT, scelta da “all in” politico oltre che tecnico
Non c’è tempo da perdere, in questo scenario, la scelta del nuovo CT non è solo tecnica, ma diventa un atto politico sulla direzione del calcio italiano. Optare per Mancini significherebbe riconciliarsi col passato recente, rivendicando l’idea di un progetto interrotto più che fallito; sarebbe un messaggio di continuità, quasi di “riparazione istituzionale” dopo l’addio burrascoso e le qualificazioni mancate. Conte è la risposta più coerente con l’urgenza di rimettere in piedi una squadra competitiva entro il prossimo grande torneo, Guardiola il sogno che proietta l’Italia fuori dalla sua comfort zone. Molto dipenderà da budget, tempistiche e volontà della FIGC di accettare un CT fortemente “ingombrante” sul piano delle scelte e della governance tecnica.
