Nel terreno meridionale l’acqua del mare ha raggiunto in questi giorni temperature che superano i 30°, livelli da Golfo del Messico o Mar Rosso. Il Mediterraneo si riscalda e le conseguenze sulla biodiversità si fanno sentire, con effetti deleteri, spiega il professore di Ecologia Gianluca Sarà dell’università di Palermo: “Nel mare più caldo gli organismi che possono si spostano, gli altri rischiano di soccombere. Gli organismi sessili, ossia quelli fissi sul fondo, subiscono direttamente la temperatura. Se la temperatura dovesse subire ulteriori incrementi, a questo punto gli organismi vanno incontro a sofferenza e, se si mantengono una certa temperatura per qualche giorno (generalmente noi stimiamo circa 5 giorni consecutivi), a quel punto gli organismi muoiono”.

Le alte temperature, inoltre, favoriscono la diffusione nei nostri mari di specie tropicali. Abbiamo una serie di esempi importanti tra i pesci: il pesce coniglio, ma anche il granchio blu, soprattutto quello di origine indo-pacifica, il Portunus. Gli effetti di questo fenomeno mettono ulteriormente a rischio la biodiversità.

“L’esempio del granchio blu è il più facile, il più semplice. Non ha nemici naturali, perché è un granchio molto grosso, e di conseguenza trova campo libero. Siccome sono specie spesso onnivore – quindi mangiano sostanzialmente tutto, indiscriminatamente – come conseguenza hanno un effetto, un impatto sulla biodiversità locale molto, molto importante”.

I pescatori stanno sperimentando già gli effetti di questi nuovi scenari: “Questi organismi chiaramente incidono e mangiano tutta una serie di organismi, e quindi vi è una riduzione della densità delle specie pescabili”.

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