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Salute

Melanoma, la prevenzione passa anche dagli abiti: fanno da scudo

Di Sala Notizie28 Aprile 20265 min di lettura
Melanoma, la prevenzione passa anche dagli abiti: fanno da scudo
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I filtri solari non bastano. La prima linea di difesa contro il melanoma è l’abbigliamento, non solo la crema protettiva. In vista di maggio, il mese della prevenzione del melanoma, e della Giornata nazionale dedicata il prossimo 2 maggio, la Fondazione Melanoma lancia la nuova campagna di sensibilizzazione “Vestiti di Prevenzione”, mirata a scardinare i falsi miti sull’esposizione solare e a promuovere l’abbigliamento come dispositivo di protezione individuale. Senza naturalmente dimenticare creme e filtri solari ad alto indice di difesa, che però da soli non bastano come sostengono tre studi internazionali pubblicati uno da Cancer Research, il secondo e il terzo sulle riviste Cancer e Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.

Il messaggio della Fondazione Melanoma arriva in un momento critico: il melanoma è il tumore cutaneo più aggressivo e, in Italia, i casi sono più che raddoppiati in 20 anni, passando da 6.000 nel 2004 a circa 15.000 l’anno.

“Sebbene l’invecchiamento della popolazione giochi un ruolo importante, quasi 9 casi su 10 sono legati all’eccessiva esposizione ai raggi UV – spiega Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus – Scottarsi anche solo una volta ogni due anni può triplicare il rischio di melanoma. Non è solo questione di giornate calde e soleggiate: i raggi UV possono essere forti a sufficienza per danneggiare la pelle da metà marzo a metà ottobre, anche quando il cielo è nuvoloso o il clima è fresco”. 

Non è un caso, riporta la nota, se il modo in cui scegliamo di vestirci, specialmente durante i mesi più caldi può determinare anche le zone del corpo in cui è più probabile sviluppare un melanoma. “C’è infatti una correlazione diretta tra le abitudini sociali nell’abbigliamento e la localizzazione del cancro della pelle”, conferma Ascierto.

Una recente analisi della Cancer Research UK, organizzazione benefica britannica dedicata alla ricerca sul cancro, mostra una netta differenza di genere sul rischio melanoma. Negli uomini, spiega la nota, due melanomi su cinque (circa il 40%) vengono diagnosticati sul dorso (schiena, petto e addome), mentre nelle donne più di un terzo dei casi (35%) si manifesta sulle gambe. “Queste variazioni riflettono – specifica Ascierto – i diversi comportamenti stagionali: la tendenza maschile a stare a torso nudo all’aperto e quella femminile a indossare gonne e pantaloncini che espongono gli arti inferiori”.

Il “paradosso” della crema solare: va applicata spesso e in quantità sufficiente

A rafforzare l’appello della Fondazione Melanoma, continua la nota, sono i ricercatori della McGill University, che mettono in guardia contro il pericoloso “paradosso della crema solare”, un fenomeno per cui l’uso dei filtri protettivi fornirebbe un falso senso di sicurezza, portando le persone a esporsi al sole in modo più pericoloso. 

I ricercatori hanno incrociato i dati di due studi: uno condotto su gruppi di discussione nelle province atlantiche del Canada, pubblicato sulla rivista Cancers e l’altro, pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, basato sui dati della Biobank del Regno Unito. In quest’ultimo, è emerso un dato sorprendente: l’uso di creme solari è risultato associato a un rischio più che raddoppiato di sviluppare il cancro della pelle. “Questi risultati suggeriscono un paradosso – commenta Ascierto – Chi si espone maggiormente al sole tende a usare più crema, ma non in quantità adeguata né adottando altre misure di protezione, esponendosi così a un rischio maggiore. 

La crema solare è fondamentale, ma non è una ‘licenza di arrostirsi’ al sole. La maggior parte delle persone non ne applica una quantità sufficiente o rimane esposta ai raggi UV per ore dopo la prima applicazione. L’abbigliamento, invece, non scade, non si lava via col sudore e offre una protezione fisica costante che la lozione, spesso applicata male o in quantità insufficiente, non può garantire”.

“Indossare” la prevenzione: l’outfit perfetto e cinque consigli utili

La prevenzione è un abito che dobbiamo imparare a indossare, prosegue la nota. Ecco come scegliere l’outfit perfetto per proteggere la pelle. 

Coprire senza soffocare
Anche se il caldo spinge a scoprirsi, la scelta più sicura è “coprire senza soffocare”. Opta per camicie a maniche lunghe in lino o cotone leggero e pantaloni lunghi dal taglio fluido. Coprire braccia e gambe con tessuti naturali permette alla pelle di traspirare meglio rispetto all’esposizione diretta al sole, che invece aumenta la temperatura corporea e il rischio di scottature

Utilizzare colori scuri e vivaci
Il bianco protegge meno del nero. I colori scuri o le tinte brillanti (rosso, blu navy) assorbono i raggi UV meglio dei toni pastello, impedendo loro di penetrare.

Proteggere gli occhi
Gli occhi e la zona perioculare sono estremamente vulnerabili. Non tutti gli occhiali da sole proteggono davvero: lenti troppo chiare o prive di filtri a norma possono essere controproducenti, poiché inducono la pupilla a dilatarsi lasciando entrare più raggi UV.  Scegli la montatura “avvolgente”: i modelli laterali più ampi o fascianti impediscono ai raggi riflessi (da sabbia, acqua o asfalto) di insinuarsi dai lati, proteggendo la pelle sottile del contorno occhi dove la crema solare spesso non viene applicata correttamente; 

L’accessorio salva-viso
Un cappello a tesa larga (almeno 7 cm) è essenziale. Protegge zone critiche e spesso dimenticate come le orecchie, il cuoio capelluto (specialmente per gli uomini) e la nuca; 

Cercare l’etichetta UPF
Proprio come le creme hanno l’SPF, molti capi tecnici hanno il fattore UPF (Ultraviolet Protection Factor). Un capo UPF 50+ blocca il 98% dei raggi UV, rendendoti virtualmente invulnerabile. 

Il messaggio della Fondazione Melanoma è chiaro. “La prevenzione non passa solo dalle creme, ma da una consapevolezza maggiore di come “coprirsi” possa essere la prima linea di difesa contro il tumore della pelle più aggressivo”, conclude Ascierto.

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