
Una delle figure più ricercate e pericolose del narcotraffico mondiale è caduta. Il Dipartimento della Difesa messicano ha confermato ufficialmente la morte di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, meglio conosciuto come “El Mencho”, leader supremo del potentissimo Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG).
Il blitz delle forze speciali è scattato a Tapalpa, nello Stato di Jalisco, a circa due ore di distanza da Guadalajara. Venticinque membri della Guardia Nazionale sono stati uccisi in sei attacchi separati a seguito dell’operazione.
Secondo quanto riportato dal comunicato ufficiale, il boss è deceduto per le ferite riportate durante il trasporto aereo verso Città del Messico. Il bilancio dell’operazione conta anche il sequestro di un vero e proprio arsenale bellico, comprendente veicoli blindati e lanciarazzi.
La posizione di El Mencho è stata scoperta venerdì tramite un collaboratore fidato di una compagna del narcotrafficante, che è stata portata in una struttura a Tapalpa. “Il 21 febbraio, la donna ha lasciato la proprietà e si è saputo che El Mencho era ancora lì”, ha spiegato il generale Ricardo Trevilla Trejo, segretario della Difesa nazionale. Per questo motivo, ha aggiunto, il piano per arrestare Oseguera è stato attuato quel giorno.
Nel corso delle operazioni condotte dalle forze di sicurezza, per contrastare le violenze scatenate dai narcos dopo la morte di “El Mencho”, è stato ucciso anche il numero due del Cjng, Hugo ‘H’, alias ‘El Tuli’, considerato il suo braccio destro e uomo di fiducia, oltre che contabile dell’organizzazione. Lo ha rivelato il ministro della Difesa, Ricardo Trevilla, precisando che è stato intercettato nella località El Grullo, nello stato di Jalisco, mentre coordinava le violenze in atto in diversi Stati. Al momento della cattura, ha aggiunto Trevilla, El Tuli è stato trovato in possesso di circa un milione di dollari in contanti.
La presidente del Messico Sheinbaum: “Forze Usa non hanno partecipato all’operazione. Solo scambio di informazioni”
La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha invitato la popolazione a “mantenere la calma” a fronte degli scontri. “C’è pieno coordinamento con i governi di tutti gli Stati; dobbiamo rimanere informati e mantenere la calma” ha scritto Sheinbaum su X “Il mio riconoscimento all’Esercito messicano, alla Guardia Nazionale, alle Forze Armate e al Gabinetto di Sicurezza. Lavoriamo ogni giorno per la pace, la sicurezza, la giustizia e il benessere del Messico”.
I blocchi stradali organizzati dalle bande di narcotrafficanti sono stati smantellati. “Tutte le strade sono libere oggi, non ci sono problemi, ora si può circolare. In ogni caso, il Centro di Comando rimane al suo posto oggi, ma le strade sono libere. Alcuni voli sono stati sospesi a scopo precauzionale dalle compagnie aeree stesse, in particolare per Puerto Vallarta (Jalisco)” ha concluso Scheinbaum. La presidente ha precisato il ruolo degli Usa: “Non c’è stata la partecipazione di forze degli Stati Uniti nell’operazione”. Ha anche detto però che con Washington “c’è stato molto scambio di informazioni”.
Diecimila soldati schierati, 75 morti
Il Messico ha schierato 10mila soldati per proteggere la popolazione dopo l’ondata di violenza scatenata dalla morte del suo più potente narcotrafficante, in un’operazione militare che ha causato quasi 75 morti. I soldati sono stati schierati principalmente a Jalisco.
Il governatore di Jalisco annuncia il ritorno alla normalità
Il governatore dello Stato messicano di Jalisco, Pablo Lemus, ha annunciato la riattivazione totale delle attività economiche a partire da oggi, superata la paralisi causata dalla morte de “El Mencho”. Le scuole riapriranno in presenza da mercoledì. In un filmato diffuso in rete, Lemus ha assicurato che il trasporto pubblico “opererà con normalità, incluse le applicazioni digitali di mobilità e quelle di cibo pronto”. Ha poi precisato: “Da martedì i grandi magazzini, i negozi di prossimità, i mercati generali, le banche e i trasporti extraurbani riprenderanno le normali operazioni”. I rifornimenti di carburante sono garantiti e le strade sono in fase di sgombero dai veicoli incendiati, supportate da 2.500 militari federali giunti a rinforzo.
Un’attenzione speciale è dedicata a Puerto Vallarta, il principale polo turistico statale: le autorità hanno dispiegato personale per assicurare il ritorno dei mezzi pubblici e degli approvvigionamenti nella zona alberghiera e per tutta la cittadinanza. Il governatore ha ribadito che continuano “a lavorare affinché questa importantissima destinazione turistica torni il prima possibile alla sua totale normalità”. Se la calma persisterà, il codice di massima allerta verrà presto revocato. Il mandatario ha concluso chiedendo coesione a tutta la società: “È il momento di recuperare la nostra città e il nostro Stato. Dobbiamo mantenerci uniti”.
Compagnie aeree Usa e Canada cancellano decine di voli
Diverse compagnie aeree statunitensi e canadesi hanno cancellato decine di voli verso il Messico. United, Southwest e Alaska, così come Air Canada e WestJet/Sunwing, hanno annunciato in comunicati separati la cancellazione dei voli per Puerto Vallarta, Guadalajara e Manzanillo. Diverse compagnie aeree hanno segnalato che alcuni aerei hanno dovuto tornare indietro durante il volo verso il Messico.
Campionato di calcio: partite sospese
L’escalation di violenza ha scosso anche il campionato di calcio, dove sono state sospese diverse partite, anche in quello femminile, e un’amichevole con l’Islanda. Iniziano a esserci dubbi anche sul fatto se Guadalajara, la capitale di Jalisco, sarà in grado di garantire gli standard di sicurezza per ospitare a giugno, come da programma, quattro partite della prossima Coppa del Mondo. Il portale Claro Sports, riferisce di aver contattato la Fifa per una dichiarazione ufficiale senza ottenere riscontro, ma afferma che “trapela preoccupazione” e che le partite dei playoff in programma a marzo allo stadio Akron nella capitale di Jalisco “sono in fase di valutazione”.
Scontri dopo l’uccisione di “El Mencho” (Reuters)
La notizia della morte del “Mencho” aveva immediatamente scatenato la reazione dei miliziani del cartello, che hanno messo a ferro e fuoco lo Stato e le regioni limitrofe: blocchi stradali selvaggi con veicoli incendiati, una tattica nota come narcobloqueos, utilizzata dai criminali per ostacolare i movimenti dell’esercito. Ventitré detenuti sono evasi dal carcere di Ixtapa, a Puerto Vallarta, dopo un assalto armato dall’esterno che ha causato la morte di un agente di custodia. Secondo il segretario alla Sicurezza pubblica, gruppi armati hanno speronato con un veicolo uno dei portoni del penitenziario, permettendo la fuga di alcuni reclusi.
All’interno della struttura si è quindi sviluppata una rivolta con scontri tra detenuti. Dopo il ripristino dell’ordine, il conteggio delle presenze ha confermato l’evasione di 23 persone. Le autorità non hanno ancora reso note le identità dei fuggitivi né chiarito il loro livello di pericolosità, riporta il quotidiano El Universal.
Scontri dopo l’uccisione del narcotrafficante “El Mencho” (@Reuters)
Allerta internazionale
La gravità della situazione ha varcato i confini nazionali. Le ambasciate di Stati Uniti e Canada hanno emesso allerta di sicurezza urgenti per i propri cittadini presenti in Messico. La rappresentanza statunitense ha esortato i connazionali a non uscire di casa negli stati di Jalisco, Tamaulipas, Michoacán, Guerrero e Nuevo León, zone considerate ad altissimo rischio. “A causa delle operazioni di sicurezza in corso e dell’attività criminale derivante, i cittadini devono rimanere nelle proprie abitazioni fino a nuovo avviso” si legge nelle comunicazioni ufficiali diffuse via social. Il governo canadese ha fatto eco a queste preoccupazioni, segnalando la presenza di sparatorie ed esplosioni e raccomandando la massima cautela. Il Guatemala ha rafforzato la vigilanza al confine con il Messico.
Farnesina: “Astenersi da spostamenti non essenziali”
L’Ambasciata italiana in Messico invita i connazionali a evitare gli “spostamenti non essenziali” a causa delle “gravi turbative dell’ordine pubblico”. “A seguito di un intervento delle forze di sicurezza messicane contro la criminalità organizzata nello Stato di Jalisco, si registrano gravi turbative dell’ordine pubblico in diverse aree del Paese” si legge in una nota dell’ambasciata pubblicata su X. “Alla luce del deterioramento della situazione di sicurezza, si raccomanda ai connazionali – turisti e residenti – specialmente negli Stati di Jalisco, Nayarit, Guanajuato, Colima, Michoacan e Tamaulipas, di evitare spostamenti non strettamente necessari” prosegue l’Ambasciata, “si invita a seguire scrupolosamente le indicazioni delle autorità statali e federali, a evitare assembramenti e aree interessate da operazioni di sicurezza, e a monitorare costantemente i media locali per eventuali aggiornamenti. Per gravi emergenze, l’Ambasciata d’Italia a Città del Messico rimane reperibile al numero: 00525554372596”.
Chi era El Mencho
Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, è stato il leader supremo del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), considerato una delle organizzazioni criminali più potenti e violente del Messico. Sotto la sua guida, il cartello si è specializzato nel traffico di enormi quantità di fentanyl e altre droghe sintetiche dirette verso gli Stati Uniti, espandendo la propria influenza attraverso l’uso di tattiche paramilitari e una spietatezza estrema. La sua figura è legata a una lunga scia di sangue e alla trasformazione del CJNG in un vero e proprio impero del narcotraffico. Prima di diventare un boss ricercato a livello internazionale, Oseguera Cervantes aveva lavorato come poliziotto in Messico e aveva scontato una condanna negli Stati Uniti negli anni Novanta per spaccio di eroina.
Lotta per la successione
Gli occhi sono puntati adesso sulla lotta per la successione all’interno del cartello. L’erede naturale di “El Mencho” secondo gli esperti, sarebbe il figliastro Juan Carlos Valencia, figlio biologico di sua moglie Rosalinda González Valencia (‘La Jefa’), pure una figura chiave del Cjng. Ma il suo ruolo, si dice, potrebbe essere messo in forse dai capi locali del cartello, figure che pure si sono meritate nomi di guerra: “El Sapo”, “El Jardinero”, “Tio Lako” o “Doble R”. In questo contesto, e nonostante gli appelli alla calma e alla fiducia del governo, uffici pubblici, banche, scuole, università e molti negozi in diversi stati del Messico sono rimasti chiusi per paura di rappresaglie.
Un membro dell’ufficio del procuratore fa la guardia vicino a un autobus in fiamme in una delle strade principali dopo che è stato dato alle fiamme da gruppi della criminalità organizzata in risposta a un’operazione a Jalisco per arrestare un obiettivo di sicurezza di alta priorità a Zapopan, nello stato di Jalisco, in Messico, il 22 febbraio 2026. (afp)