Saranno trasmessi alla Procura dei minori di Roma gli atti dell’indagine relativa alle aggressioni all’attore Davide Iacopini e ad altre cinque persone per mano dei due ragazzi, un 16enne e un 17enne, al momento denunciati a piede libero per tentato omicidio e lesioni.
I due minorenni, a bordo di una minicar nera con l’adesivo di un cobra rosso sulla carrozzeria, hanno aggredito passanti e ciclisti nei quartieri di Monteverde e Testaccio.
La vittima più grave è l’attore genovese Davide Iacopini, noto per le sue interpretazioni in serie e film come Suburra e Diaz. L’artista si trova tuttora ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Camillo di Roma con un trauma cranico, dove è stato sottoposto a due complessi interventi neurochirurgici in seguito alla caduta dal suo monopattino elettrico con un calcio o una spinta dal finestrino del veicolo.
Sulle pagine de La Repubblica le parole della madre del sedicenne che si trovava sul lato passeggero della macchinina: “Mio figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, ma non è un mostro. Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa”.
“Quella minicar non è nostra, una minicar non possiamo permettercela”, chiarisce la donna, poiché il piccolo veicolo appartiene in realtà all’amico diciassettenne alla guida, figlio di un carabiniere, individuato dagli investigatori grazie alla testimonianza di un meccanico e alle immagini delle telecamere.
“Ma ricchi o poveri non ti salvi da quel che la vita ti sbatte in faccia. Mio figlio era su quell’auto, da martedì notte purtroppo lo so e ora dobbiamo farci i conti. Ho visto mio figlio diverso, l’ho visto piangere. Si è portato, insieme al suo amico, un peso che non ha avuto il coraggio di raccontare. Ma io sono la madre: lo sentivo come respirava dentro. Ho passato tutta la notte con lui, a parlargli, a capire. Mio figlio mi ha chiesto: ‘Si può credere che Dio faccia un miracolo? Io non lo so come si prega, aiutami a pregare per aiutare quell’uomo’”.
“Volevano solo spaventare i passanti”: la trappola dei social e della società
Sulle intenzioni dei due ragazzi — che dopo essere stati rintracciati anche tramite i propri profili social hanno confessato davanti ai magistrati — la madre ribadisce la natura sconsiderata del gesto: “Non volevano dare nessuna bastonata, mio figlio mi ha raccontato che nelle loro intenzioni doveva essere uno scherzo: spaventare i passanti. Non dovevano farli quegli scherzi, non dovevano. In quel momento non hanno capito che fosse grave. Dopo aver letto cos’era successo, si sono terrorizzati”.
La donna lancia poi una riflessione sul ruolo della famiglia e sui condizionamenti esterni: “Il mio è un figlio della società di oggi, dei cellulari, dei social. Ho cresciuto lui e suo fratello affrontando difficoltà enormi, cercando di trasmettere loro dei valori. La mattina esco alle 5 per andare a lavorare ma sono stata presente, li ho ripresi, ho combattuto contro i loro errori, anche quando sarebbe stato più semplice voltarmi dall’altra parte. Non sono una madre perfetta e non pretendo di esserlo. Ma non accetto l’idea che ogni errore di un figlio sia automaticamente la prova del fallimento dei suoi genitori. I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro”.
“Avere il coraggio di mettere i figli davanti alle proprie responsabilità”
L’appello finale è rivolto direttamente alla vittima dell’aggressione e al percorso di crescita che attendere il giovane: “Vorrei che Davide tornasse alla sua vita. È questo che desidero più di ogni altra cosa. Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa. Riguardo a mio figlio, invece, so che dovrà affrontare le conseguenze delle sue azioni. Io non posso cancellare quello che è successo, ma posso continuare a educarlo, anche attraverso questo dolore. Perché essere madre non significa difendere sempre un figlio. A volte significa avere il coraggio di metterlo davanti alle proprie responsabilità”.
Oggi gli atti trasmessi alla Procura minorile
Verranno inviati in giornata alla Procura dei minori di Roma gli atti dell’indagine relativa alle aggressioni all’attore Davide Iacopini e ad altre cinque persone per mano di un 16enne e un 17enne, al momento denunciati a piede libero per tentato omicidio e lesioni. L’incartamento, coordinato dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani che ha delegato le indagini ai carabinieri, verrà trasmesso ai colleghi di via dei Bresciani. A quel punto la Procura minorile, dopo la formale apertura di un fascicolo, potrebbe convocare gli indagati reo confessi per ascoltarli o, alla luce di quanto raccolto a piazzale Clodio, disporre un’eventuale misura cautelare a loro carico. Non è esclusa, inoltre, una terza opzione, ossia la richiesta agli investigatori di ulteriori accertamenti.
I compagni di scuola: “Non ce lo aspettavamo”
Sono sorpresi i compagni di scuola dei due ragazzi. “Non ce lo saremmo mai aspettato”, raccontano alcuni di loro all’uscita di un liceo di Roma. Uno dei due, riferiscono i compagni, sarebbe un ragazzo modello: mai una nota disciplinare né una sospensione, oltre a essere molto apprezzato dai professori.
L’altro, invece, avrebbe alle spalle una storia più turbolenta, segnata da un lutto in famiglia. La sua presenza a scuola era sporadica anche a causa delle numerose assenze. Alla fine dello scorso anno scolastico – riferiscono alcuni studenti – avrebbe deciso di lasciare la scuola.

