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Home » Morta ‘Libera’, primo caso in Italia di suicidio con dispositivo a controllo oculare
Cronaca

Morta ‘Libera’, primo caso in Italia di suicidio con dispositivo a controllo oculare

Di Sala Notizie25 Marzo 20263 min di lettura
Morta ‘Libera’, primo caso in Italia di suicidio con dispositivo a controllo oculare
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Una battaglia durata due anni, fino al passaggio in Consulta e la richiesta al Cnr di un dispositivo oculare che potesse renderla ‘libera’ di scegliere come morire. Se n’è andata così ‘Libera’, la 55enne toscana affetta da sclerosi multipla che, con il supporto dell’Associazione Coscioni, ha chiesto e ottenuto il suicidio medicalmente assistito, ma che si è trovata di fronte al muro della malattia che non le permetteva di auto iniettarsi il farmaco. Ad aiutarla il dispositivo oculare messo a punto dal  Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per consentire di azionare l’infusione endovenosa del farmaco per il fine vita a chi, come lei, era impossibilitata a muoversi. Così, ‘Libera’, ha potuto iniettarsi il farmaco, morendo a casa sua.
Si tratta del primo caso in Italia avvenuto tramite il dispositivo oculare. ‘Libera’ – ricorda l’Associazione Coscioni – è la 14esima persona in Italia ad aver avuto accesso al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana, seguita dall’Associazione. Grazie al sistema di puntamento oculare interfacciato con una pompa infusionale, ‘Libera’ – spiega l’Associazione – ha infatti potuto attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco, superando l’ostacolo della tetraparesi spastica del corpo che le impediva qualsiasi movimento, compreso quello necessario per premere il tasto di attivazione del macchinario solitamente usato per questa procedura.
“Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso”, le sue parole affidate all’Associazione che l’ha seguita nella sua lotta e che lei ringrazia “profondamente” per averle “dato voce e strumenti per vedere riconosciuto questo diritto”. E “ringrazio, con sincera gratitudine, il mio medico, Paolo Malacarne. Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata”.
‘Libera’ aveva ottenuto dalla USL Toscana Nord Ovest il nulla osta per l’accesso alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria a luglio 2024. Non essendo però in grado di assumere autonomamente il farmaco letale, essendo completamente paralizzata, aveva presentato un ricorso urgente, tramite il suo collegio legale coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, affinché il suo medico fosse autorizzato a somministrare il farmaco. A quel punto il giudice di Firenze aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo del codice penale che configura il reato di omicidio del consenziente, il 579 del codice penale, perché la somministrazione del farmaco da parte del medico sarebbe rientrata in questa fattispecie di reato. Dopo l’intervento della Consulta, che ha ordinato la verifica anche a livello internazionale dell’esistenza di dispositivi idonei all’autosomministrazione del farmaco per il suicidio assistito, il CNR su ordine del tribunale ha predisposto e collaudato il dispostivo.

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