
“Trova i prezzi più bassi del mondo sui farmaci da prescrizione”: con un vero e proprio claim pubbicitario, il presidente Usa Donald Trump lancia TrumpRx, una piattaforma web attraverso la quale – si spiega in una nota della Casa Bianca, diffusa ieri – i pazienti americani potranno accedere a sconti consistenti “su molti dei farmaci più popolari e costosi del Paese, pagando prezzi in linea con quelli più bassi pagati da altre nazioni sviluppate” secondo il principio della nazione più favorita (Most Favoured Nation, Mfn).
Un messaggio che campeggia a caratteri cubitali nell’home page della piattaforma, dove la spiegazione introduttiva pubblicata in primo piano completa il senso dell’operazione. “In America i prezzi dei medicinali venivano sovrastimati. Gli stessi farmaci, prodotti nelle stesse aziende, con gli stessi dosaggi, costavano agli americani fino al 1000% in più rispetto a qualsiasi altro Paese. Questo è inaccettabile. Grazie al presidente Trump, i giorni delle speculazioni sui prezzi da parte delle Big Pharma sono finiti. Sfruttando tutto il peso e il potere degli Stati Uniti d’America, il presidente ha garantito a ogni americano i prezzi più bassi sui farmaci da prescrizione nei Paesi sviluppati”.
Gli Usa su questo fronte rischiano di rompere equilibri e avere conseguenze che vanno oltre i confini nazionali. In Europa c’è preoccupazione al riguardo, ed emerge da diverse dichiarazioni circolate nelle ultime settimane. Quello che potrebbe succedere viene esplicitato per esempio in un recente approfondimento sul Wall Street Journal: se i prezzi americani fossero vincolati a quelli del Regno Unito o della Svizzera, le case farmaceutiche dovrebbero aumentare i prezzi all’estero e abbassarli negli Stati Uniti per bilanciare le cose, si legge.
Nell’editoriale si premette che la realtà è più complessa di così, ma allo stesso tempo vengono riportate alcune dichiarazioni significative di aziende farmaceutiche: “Penso che sia importante che le persone capiscano che i Paesi devono pagare e investire la loro giusta quota per l’innovazione che aiuta i loro cittadini” ha affermato per esempio Teresa Graham (della Roche) in un’intervista. Sulla stessa linea Aradhana Sarin (AstraZeneca): “Siamo stati sostenitori del fatto che le nazioni più ricche in Europa e nel mondo debbano pagare la loro giusta quota di innovazione, cosa che non hanno fatto. In sostanza, i prezzi negli Stati Uniti scenderanno e i prezzi al di fuori degli Stati Uniti dovranno salire”.