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Home » Non conosco Lavitola e non so chi sia il giornalista
Cronaca

Non conosco Lavitola e non so chi sia il giornalista

Di Sala Notizie15 Luglio 20264 min di lettura
Non conosco Lavitola e non so chi sia il giornalista
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“Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes ClesioTavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo”. È quanto ha affermato Pellegrino D’Avino, accusato dalla Procura di Roma di far parte della banda che avrebbe materialmente compiuto l’attentato a Sigfrido Ranucci, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte ai pm. L’indagato, difeso dall’avvocato Antonio Falconieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

D’Avino è uno degli arrestati come presunto esecutore dell’attentato all’abitazione del conduttore di Report il 16 ottobre 2025, con lui altri tre: Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Il mandante sarebbe Valter Lavitola. Secondo alcune ricostruzioni Passariello si sarebbe procurato l’auto e si sarebbe occupato della collocazione materiale dell’ordigno insieme a Mutone, mentre D’Avino avrebbe curato l’approvvigionamento dell’esplosivo e partecipato al sopralluogo. L’ordigno è stato piazzato davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia, nell’area sud di Roma, e ha danneggiato le auto di famiglia. Le persone arrestate risultano residenti tra la provincia di Napoli e l’area dell’Avellinese.

Alle quattro persone sono contestati detenzione di esplosivi, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento. La procura aveva inizialmente ipotizzato anche l’accusa di strage, ma questa non sarebbe stata confermata dal gip nell’ordinanza.

Ricordimo che l’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari.

 

 

Il presunto ruolo di Tavares che resta in Camerun

Tra gli indagati, e sarebbe il legame con gli arrestati, c’è Gomes Clesio Tavares, assistente e collaboratore di Lavitola. La sua posizione è quella di presunto intermediario tra il presunto mandante e i presunti esecutori materiali dell’azione, un’accusa che al momento resta al vaglio degli investigatori e dovrà essere verificata nell’eventuale sviluppo del procedimento giudiziario.

Tavares avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra l’imprenditore Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come presunto mandante, e il gruppo di persone sospettato di aver collocato l’ordigno esplosivo davanti all’abitazione di Ranucci, a Campo Ascolano, nel territorio di Pomezia. Gli investigatori ipotizzano inoltre che avrebbe messo a disposizione un’autovettura riconducibile alla compagna per gli appostamenti effettuati prima dell’attentato. 

Quarantasettenne, Tavares è conosciuto negli ambienti investigativi come collaboratore e uomo di fiducia di Valter Lavitola. Nel corso degli anni avrebbe curato per suo conto diverse attività e rapporti d’affari. In passato ha lavorato anche come guardia del corpo per alcuni esponenti del panorama musicale neomelodico campano e per l’influencer Rita De Crescenzo. Secondo quanto emerso da fonti giornalistiche, è inoltre dipendente dal 2017 di una società collegata a un’attività di ristorazione e avrebbe preso parte, per conto di Lavitola, a incontri in Camerun relativi a progetti sui crediti di carbonio.

Al momento Tavares si trova in Camerun, dove si sarebbe trasferito nell’ottobre 2025. Durante le recenti attività investigative, i carabinieri hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione in cui viveva nel Napoletano, mentre la compagna è stata ascoltata come persona informata sui fatti. Secondo quanto riferito dagli investigatori, Tavares non era presente in Italia al momento della perquisizione.

Lavitola indagato

Valter Lavitola non è tra gli arrestati per l’attentato a Sigfrido Ranucci e, allo stato attuale, non è propriamente indicato come esecutore materiale. Il suo nome compare invece nel quadro degli accertamenti investigativi, con verifiche su telefoni e appunti, quindi in una posizione ancora da definire sul piano giudiziario. L’inchiesta continua a scandagliare eventuali collegamenti, passaggi intermedi e possibili mandanti. Il punto, ora, è capire se il suo nome sia parte di una catena più ampia di relazioni, interessi e mediazioni che avrebbero potuto portare all’attacco. In un quadro ancora aperto, le piste investigative possono toccare un movente intimidatorio legato al lavoro giornalistico di Ranucci, eventuali ritorsioni per inchieste scomode o una commissione esterna dell’azione, ma tutte queste restano ipotesi da verificare.

L’inchiesta, infatti, sembra muoversi su due livelli: da un lato gli esecutori materiali già individuati, dall’altro la ricerca di chi avrebbe ordinato o favorito l’operazione. È su questo secondo fronte che si gioca la partita più delicata, perché solo lì si può ricostruire la regia dell’attentato e misurarne la reale portata.

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