Tragedia delle Maldive, la priorità ora è “trovare i corpi. E dobbiamo farlo in fretta. Purtroppo in acque calde, anche se non sappiamo esattamente che fauna c’è nella grotta, non possiamo escludere i rischi di predatori come gli squali o impatti di tipo ambientale“, lo dice Laura Marroni, vicepresidente e Ceo della fondazione privata Dan Europe, rete specializzata in interventi di recupero e salvataggio subacquei, in un’intervista a Repubblica e la Stampa.

I “Super sub” che salvarono 12 ragazzi in Thailandia

La corsa contro il tempo e gli squali è scattata ieri da un aeroporto svedese. Da lì, alla volta di Malè, è partita una squadra di esperti sub-speleologi finlandesi di Dan Europe (Divers Alert Network Europe), organizzazione medica per la sicurezza dei subacquei che da decenni è specializzata nei recuperi e salvataggi estremi come per esempio quello dei 12 ragazzi bloccati nelle grotte thailandesi.

Maldive, nuove ipotesi incidente (Tg1/Rizzo)

tragedia alle Maldive

tragedia alle Maldive (Tg1)

“Durante recuperi del passato, in Egitto ad esempio, è accaduto il peggio. Quindi ogni ora che passa è decisiva”.

Maldive, sommozzatori alla ricerca dei quattro italiani dispersi (LaPresse)

“Abbiamo selezionato i migliori esperti subacquei immediatamente disponibili”
Ieri la squadra di esperti sub-speleologi finlandesi di Dan Europe è partita per Malè, con l’obiettivo di recuperare i corpi degli italiani dispersi. “Abbiamo offerto – ha spiegato Marroni – la nostra esperienza decennale e selezionato i migliori e più esperti subacquei immediatamente disponibili: la squadra finlandese”. 

Gli esperti, aggiunge, possono raggiungere una profondità di “oltre 150 metri. Parliamo di persone fra le più competenti al mondo per queste operazioni”. Tra i rischi, c’è “la visibilità scarsa, resa tale dal sedimento che si alza. C’è anche il problema del corridoio che unisce la prima caverna alla seconda, che pare piuttosto stretto, due metri e mezzo, tre metri”. 
 

 

Abbiamo fatto fatica anche a reperire l’elio
Sul posto, inoltre, “ci sono poche attrezzature tecniche da utilizzare. Abbiamo fatto fatica anche a reperire l’elio. Là c’è poco: le Maldive non sono famose per immersioni profonde o in grotte, per cui manca formazione o organizzazione per recuperi di questo tipo”. 
 

La tecnica: la discesa con il sistema rebreather

“Scenderanno con il sistema rebreather. Si tratta di una particolare apparecchiatura subacquea che permette il ricircolo e riciclo dell’aria e dunque di stare sotto più a lungo. Con il rebreather si può operare anche ore: fra i 50-60 metri, a seconda dei gas che riusciremo a trovare, la squadra potrà stare là sotto anche quattro ore. Useranno una miscela “trimix” che oltre a ossigeno e azoto comprende l’elio: lo abbiamo trovato in loco, ma la scorta è poca”.

Il recupero con scooter subacquei
Continua Laura Marroni: “L’operazione di recupero sarà condotta da tre persone. Sono dotati di scooter subacquei, fondamentali in caso di correnti. Con questi mezzi dovrebbero poter recuperare tutto: i corpi e anche le attrezzature dei sub, necessarie per capire che cosa è successo”. 
 

Maldive, morti cinque italiani durante un’immersione in grotta a 50 metri di profondità (tgr)

Cosa è successo: “Con 12 litri, 5 minuti di autonomia nella grotta”
“Non voglio fare congetture, quello che posso dire è che l’aria non è la miscela perfetta per quella profondità. Se è vero che andavano ad aria o che usavano i 12 litri significa che là sotto una volta arrivati nelle grotte potevano starci appena cinque minuti. Quindi o prevedevano un rapido passaggio, oppure ipotizzo siano finiti in qualche mondo più in profondità del previsto, forse per correnti o un incidente. Erano professionisti e non si sarebbero mai spinti laggiù impreparati: qualcosa non torna. In ambienti come le grotte, spesso con scarsa visibilità, basta una persona dei cinque che ha un problema e tutto si compromette. Parliamo di situazioni molto complesse: se perdi l’uscita, laggiù, allora non torni più”.

I cinque italiani morti alle Maldive (Ansa)

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