“Ufficialmente non mi sto nascondendo, visto che io e te siamo uii, e soprattutto di a tutti che io non sono latitante. Se voglio esserlo andrei in un paese che non ha niente a che vedere con l’Europa, io vado in Russia. In Russia oggi all’Europa non concede nessuna estradizione, e là credo che abbia qualcuno che mi possa aiutare”.
Non ci costringerà a cercarlo anche in Russia, già è stato difficile in Camerun e alla fine ci ha trovato lui. Un suo uomo è venuto a prelevarci direttamente in albergo. Al telefono ci da indicazioni.
Eravamo partiti tre giorni prima da Fiumicino. In pratica il viaggio che avrebbe dovuto fare Walter Lavitola a luglio ma bloccato prima dai carabinieri con l’accusa di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report. Etiopia è poi Duala, la caotica, affollata e pericolosa capitale economica del Camerun.
La città, delle rapine di strada, dove a far paura sono le zanzare e la malaria. Avevamo cercato Gomesnel locale più alla moda e poi avevamo battuto palmo a palmo tutte le palestre della città, 4 milioni di abitanti, fino a trovare quella giusta. Gomes ha lavorato qui come istruttore.
Non lo vediamo da due settimane, le parole di un suo collega. Gomez in giro per l’Africa e il business del Carbon Credit che condivide con Lavitola. Quando decidiamo di vederci, chiamandolo, è tornato dall’Etiopia, ci mostra il timbro sul passaporto.
In una ristorante anonimo c’è stata l’intervista a patto che si parli solo del suo lavoro.
“Non dobbiamo parlare di me, del dottore. Ognuno è responsabile per quello che fa e per quello che dice”.
Però chi conosceva parte di chi è indagato per aver messo la bomba era lei.
“Non ho mai negato di conoscere qualcuno tra di loro. Sono sicuro che io sarò libero dalle accuse. Solo il tempo di verificarti, non c’entro niente in tante cose. Io sono un lavoratore”.
La società da quale Gomes e Lavitola vorrebbero monetizzare sul carbon free si chiama Future Waste Cameroon.
Il direttore Chukwa, l’alias di Gomes, sede a Yaoundè. Servono quasi 6 ore per consumare i 270 chilometri per la capitale politica del Cameroon attraverso la giungla e le povertà del paese. Ma il nome della società non compare, al suo posto l’insegna di una ONG che si occupa di sviluppo sostenibile.
Sì, siamo soci. Conferma. Ma senza voler dire la percentuale di proprietà. Che cosa c’è ancora?
A Gomez chiediamo della foto con la vittima dell’attentato.
“Non l’ho mai conosciuto. Se l’ho incontrato forse nel Ristorante Cefalù. Quella foto? Quella foto? Io e lei abbiamo una foto. Ma lei non mi conosce”
Me la mostra, la foto è stata scattata da un suo uomo.
“Non è oggi, non è domani, la cosa sicura è tornerò. Con i miei legali stiamo discutendo della data”.
L’ultimo messaggio è per Lavitola
“Resisti e esci presto dalla galera”
