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Home » Nuove droghe sintetiche. Il business “invisibile” delle nuove mafie
Cronaca

Nuove droghe sintetiche. Il business “invisibile” delle nuove mafie

Di Sala Notizie26 Marzo 20267 min di lettura
Nuove droghe sintetiche. Il business “invisibile” delle nuove mafie
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Intervista a Vincenzo Musacchio, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata

Professor Musacchio, i dati pubblicati per il 2025 parlano chiaro: mentre i sequestri di tonnellate di cocaina nei porti sembrano rallentare, le dosi di droghe sintetiche intercettate sono triplicate. Siamo di fronte a un cambio di paradigma per le mafie?
Direi proprio di sì. Siamo in una fase evolutiva del narcotraffico internazionale. Le mafie non hanno affatto abbandonato i traffici di cocaina ma hanno capito che le droghe sintetiche offrono vantaggi enormi: costi di produzione molto bassi, logistica invisibile e rischi legali minori grazie a molecole che cambiano più velocemente delle tabelle incriminatrici.

Questa evoluzione cosa comporta?
In primis, maggiori guadagni economici, poi minori rischi e più flessibilità nei traffici. Le nuove droghe oggi viaggiano in buste da lettere. Una dose di fentanyl o di nitazeni (oppioidi sintetici ancora più potenti) occupa meno spazio di un francobollo. Le mafie hanno smesso di fare solo i “grossisti” e ora controllano filiere che passano dal dark web ai canali dei social media. La droga arriva direttamente a casa del consumatore via corriere espresso. Siamo entrati nella fase che ho denominato “corrierizzazione” dello spaccio.

Lei è uno dei maggiori studiosi a livello internazionale di traffici di fentanyl. Oggi in Italia che rischi corriamo?
La nostra rete di allerta così come quella europea ha bisogno ancora di essere rinforzata in termini di tecnologie e di collaborazione a livello internazionale. Non abbiamo ancora – fortunatamente – l’epidemia da strada esistente negli Stati Uniti, ma abbiamo un problema di “taglio”. Le mafie usano il fentanyl per potenziare l’eroina o per creare finte pillole di ossicodone. Il consumatore spesso non sa cosa sta assumendo. Il rischio di overdose accidentale è altissimo perché parliamo di sostanze attive a dosaggi infinitesimali. Abbiamo, infine, i primi morti per overdose da fentanyl e questo deve preoccuparci e non poco.

Chi produce queste sostanze?
Il cuore della produzione è in Cina e in Messico, ma stiamo assistendo ad una preoccupante ascesa di laboratori mobili in Europa, specialmente nei Paesi Bassi, in Lettonia e in Polonia. Le mafie italiane ora assoldano “chimici di fiducia” per sintetizzare varianti locali. Basta cambiare una molecola, ad esempio, nei catinoni sintetici (i cosiddetti “sali da bagno”), per creare una sostanza che tecnicamente non è ancora illegale. È un gioco al gatto e al topo tra chimici criminali e tossicologi forensi.

Le nuove generazioni come si atteggiano rispetto a queste droghe?
I giovani sono i primi assuntori di queste nuove sostanze chimiche. Questo è il pericolo maggiore. C’è un abbassamento del disvalore sociale. Alcuni giovani vedono le droghe sintetiche, o i cannabinoidi semisintetici venduti sotto forma di caramelle gommose, come “integratori per il divertimento”. Non vedono dietro la mano della criminalità organizzata. In ogni pasticca, anche se ordinata con un click, c’è sempre la stessa struttura mafiosa che ricicla quel denaro nell’economia legale.

Questa multidimensionalità dei traffici di sostanze stupefacenti cosa comporta rispetto alle strategie di contrasto?
Le mafie hanno la possibilità di poter eludere maggiormente i controlli. Il mercato si è spostato online, rendendo difficile il tracciamento fisico. Il mix di droghe tradizionali e sintetiche aumenta drasticamente la mortalità. Nel 2026, il contrasto alle mafie non potrà più avvenire solo lungo le rotte fisiche, ma attraverso una complessa infrastruttura tecnologica che cerca di anticipare le mosse dei clan. Se i criminali usano l’intelligenza artificiale per automatizzare lo spaccio, le forze dell’ordine rispondono con quella che viene chiamata “polizia predittiva 2.0”.

Ci può spiegare meglio i nuovi sistemi di contrasto digitale?
In ambito europeo abbiamo il cd. “progetto Arien” (Artificial intelligence in fighting illicit drugs) che oltre a raccogliere dati, utilizza l’intelligenza artificiale. Determinante è il monitoraggio dei social media e del dark web. L’analisi delle transazioni è decisiva per monitorare i flussi finanziari apparentemente legali con i movimenti logistici dei corrieri, segnalando anomalie nelle spedizioni di piccoli pacchi provenienti da aree a rischio (come i laboratori del Sud-Est asiatico). Le mafie, inoltre, amano le criptovalute perché garantiscono (apparente) anonimato. Nel 2026, strumenti come l’I-GRIP dell’Interpol e software di analisi blockchain avanzata hanno modificato la situazione. C’è poi l’evoluzione del metodo Falcone: il “follow the money digitale”. Ogni transazione su blockchain lascia una traccia permanente. I nuovi algoritmi riescono a “de-mixare” le transazioni anonime, mappando i portafogli digitali dei broker della droga. Ci sono inoltre accordi internazionali mediante i quali le autorità possono ora congelare asset digitali in pochi minuti, bloccando i pagamenti ai fornitori di precursori chimici prima che la merce venga spedita. Per combattere le droghe sintetiche (NPS), che cambiano composizione ogni settimana, l’Agenzia Europea sulle Droghe (EUDA) utilizza una rete di sensori digitali come “nasi elettronici portatili” che scansionano i pacchi e inviano la firma molecolare del contenuto a un database centrale in cloud. L’intelligenza artificiale confronta la sostanza con migliaia di varianti note, identificando nuove droghe in pochi secondi. Vi sono, infine, sistemi automatizzati che monitorano le fogne delle grandi città. Se rilevano picchi di una nuova sostanza sintetica, il sistema invia un’allerta immediata agli ospedali e alle forze di polizia locali, permettendo un intervento preventivo prima che la droga si diffonda e causi morte.

Quali sono le sfide più grandi che ci attendono nel 2026?
La guerra è diventata una gara di velocità computazionale. Le sfide che ci attendono in questo 2026 sono radicalmente diverse da quelle del passato. Se un tempo il nemico era un “carico fisico” da intercettare, oggi il nemico è un algoritmo, una molecola legale o un corriere. I narcos e le mafie ora utilizzano modelli altamente tecnologici di intelligenza artificiale generativa applicati alla chimica. Le mafie hanno compreso alla perfezione che un container pieno di droga è un rischio enorme, mentre diecimila bustine da mezzo grammo spedite via posta ordinaria sono impossibili da fermare tutte. Il contante, inoltre, sta scomparendo e i nuovi mercati non sono più negli angoli bui delle strade, ma nelle “storie” dei social media (Instagram, Facebook, Whatsapp, Telegram). Nel 2026, la distinzione tra “hacker” e “mafioso” è sempre più sfumata. Le nuove mafie non assoldano più killer, ma programmatori informatici. Se riescono a hackerare il sistema gestionale di un porto o di un’azienda logistica, possono far passare carichi interi cambiando i documenti digitali senza che nessuno tocchi un lucchetto fisico.

Vincenzo Musacchio, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark, è noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato diritto penale in diverse università italiane e presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando tecniche di indagine antimafia a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto “Legalità Bene Comune” nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come “Presa Diretta”, “Newsroom” e “Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale “don Giuseppe Diana” dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.

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