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Home » Omicidio a Palermo, la sorella di Paolo: “L’assassino ha puntato la pistola anche contro di me”
Cronaca

Omicidio a Palermo, la sorella di Paolo: “L’assassino ha puntato la pistola anche contro di me”

Di Sala Notizie13 Ottobre 20253 min di lettura
Omicidio a Palermo, la sorella di Paolo: “L’assassino ha puntato la pistola anche contro di me”
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Omicidio a Palermo, la sorella di Paolo: “L’assassino ha puntato la pistola anche contro di me”

Sarà al Pala Oreto di via Santa Maria di Gesù a Palermo la camera ardente per Paolo Taormina, il giovane di 21 anni ucciso nella notte tra sabato e domenica. 

Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha disposto l’interruzione, a partire da domani, di tutte le attività all’interno dell’impianto che sarà messo a disposizione. L’Amministrazione comunale, attraverso l’assessore allo Sport Alessandro Anello, si occuperà del coordinamento dell’allestimento sulla base delle tempistiche dettate dall’Autorità giudiziaria.

Il 21enne è stato ucciso con un colpo di pistola alla fronte da Gaetano Maranzano, reo confesso che ha parlato di ruggini con la vittima che, secondo lui, avrebbe importunato la sua ragazza. Ma questa è una versione tutta da verificare.

La ricostruzione

Secondo una prima ricostruzione, sabato notte Paolo sarebbe intervenuto per sedare una rissa in strada tra alcuni giovani. Maranzano avrebbe estratto la pistola dalla tasca del giubbino e aperto il fuoco, freddando il 21enne con un colpo solo. 

Il dolore della mamma di Paolo 

“Paolo è morto da eroe, per difendere la gente del suo locale. Ho sentito l’ultimo respiro di mio figlio, ho sentito il suo cuore che si fermava, è morto fra le mie braccia“, ha detto disperata Fabiola Galioto, la mamma di Paolo Taormina, ucciso all’esterno del cocktail bar che gestiva assieme ai suoi familiari, a pochi passi dal Teatro Massimo di Palermo. “Come potrò continuare a vivere?“, dice la donna mentre è seduta all’esterno della camera mortuaria dell’ospedale (piena di parenti e amici del ragazzo) con i vestiti ancora intrisi di sangue del figlio.

“Mio figlio era un ragazzo d’oro, sempre tranquillo, sempre pronto ad aiutare gli altri. Era soprattutto un grande professionista: aveva lavorato per alcuni anni negli Stati Uniti e adesso era felice per questa nuova attività che avevamo aperto da otto mesi. Faceva grandi progetti, per la sua famiglia, per il lavoro. Voleva che nel nostro locale i ragazzi fossero sereni e felici di vivere momenti di spensieratezza, lontano dalle preoccupazioni di ogni giorno. E invece la violenza di questa città l’ha travolto“.

La versione della sorella di Paolo

Lo conoscevamo di vista, uno con cento collane d’oro al collo e la barba lunga non passa inosservato. Ha puntato la pistola alla tempia di mio fratello e lo ha ucciso senza motivo. Io l’ho inseguito, lui ha tirato una bottiglia contro mia cognata Desirée, la fidanzata di Paolo. Io, inseguendolo, ho cercato di tirargliene un’altra. Poi da lontano lui ha puntato la pistola anche contro di me e sono scappata verso il locale“, cosi Sofia Taormina, sorella di Paolo, il21enne ucciso sabato notte a Palermo, parlando del suo assassino.

Sofia ha lo sguardo perso nel vuoto. Tanti i silenzi, riesce a scandire poche parole tra le lacrime, attorniata dalle amiche più care. “Paolo era un grande lavoratore, un ragazzo sincero, dedito alla famiglia. Era troppo malato di me, nel senso che aveva un carattere protettivo nei miei confronti e ci volevamo bene da morire” ha affermato la ragazza.

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