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Home » Per ospedale Bambino Gesù non è più trapiantabile
Cronaca

Per ospedale Bambino Gesù non è più trapiantabile

Di Sala Notizie14 Febbraio 20267 min di lettura
Per ospedale Bambino Gesù non è più trapiantabile
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E’ arrivato il parere dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, richiesto dalla famiglia del bambino trapiantato con il “cuore bruciato”. “Secondo l’ospedale Bambino Gesù” il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli “non è più trapiantabile”. Lo ha dichiarato il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, in collegamento con trasmissione televisiva Mi manda Raitre.

Il bambino è in gravi condizioni

E’ stato inserito al primo posto nella lista d’attesa per il suo gruppo sanguigno il bambino di Napoli cui è stato impiantato un cuore risultato poi danneggiato. La ricerca del cuore avviene in Italia e all’estero. La notizia è stata comunicata dal ministero della Salute alla mamma, Patrizia. 

Il piccolo di 2 anni e 4 mesi, ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Monaldi di Napoli,  è in condizioni gravi. 

La vicenda che tiene tutta Italia con il fiato sospeso

Dallo scorso 23 dicembre sopravvive solo grazie a un macchinario, l’ECMO, a cui è stato collegato subito dopo il trapianto di un cuore compatibile prelevato a Bolzano ma fallito perchè l’organo, giunto a Napoli via aereo, era danneggiato. La sua vicenda, che sta tenendo con il fiato sospeso l’Italia intera, ha spinto il ministero della Salute, con il ministro Orazio Schillaci, a inviare i suoi ispettori all’ospedale di Bolzano, dove è stato espiantato l’organo, e nell’ospedale Monaldi di Napoli, dove invece il cuore è stato impiantato nel piccolo, affetto, da quando aveva appena 4 mesi, da una grave cardiopatia dilatativa.  

Sei sanitari iscritti nel registro degli indagati per lesioni colpose

Dopo la denuncia presentata dalla famiglia ai carabinieri lo scorso 11 gennaio, in cui si è fatto chiaro riferimento ai danni a cui il bimbo sarebbe esposto se collegato per lungo tempo a quel dispositivo, è scattata l’indagine della Procura di Napoli: nei giorni scorsi gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati, per lesioni colpose, sei sanitari dell’ospedale partenopeo, componenti dell’equipe che si è recata a Bolzano per l’espianto dell’organo e quella che a Napoli ha invece effettuato il trapianto. 

L’appello della mamma: “Per mio figlio il tempo sta scadendo, urge un cuore nuovo”

“Qualche giorno dopo il trapianto ci hanno chiamato e ci hanno detto che il cuoricino nuovo non partiva. Quindi mio figlio doveva essere attaccato a un macchinario per l’ossigenazione extracorporea del sangue in attesa di un nuovo organo”. Adesso “aspettiamo con ansia un organo nuovo per lui. Le ore passano e c’è poco tempo”. È l’appello che arriva da Patrizia Mercolino, la mamma del bimbo.
Francesco Petruzzi, il legale della famiglia del bimbo affetto da una grave malformazione cardiaca e ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, dove il 23 dicembre scorso è fallito il tentativo di impiantare un cuore proveniente da Bolzano perché ‘bruciato’ nel trasporto a causa dell’utilizzo erroneo del ghiaccio.: “Quello che è accaduto è gravissimo. Si stanno configurando lesioni colpose gravissime. Speriamo la figura di reato rimanga tale e non venga derubricata”. Tra le “gravissime cause” che hanno portato alla situazione attuale, precisa l’avvocato, “l’utilizzo del ghiaccio secco invece di quello naturale per il trasporto dell’organo, che comporta temperature di meno 70 gradi, causando bruciature dell’organo da freddo“.

Il Direttore di Cardiochirurgia: “Credo di poter dire che non c’era altra scelta ed i chirurghi non potevano fare altrimenti”

“Non c’era altra scelta: trapiantare al bambino di due anni ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli il cuore resosi disponibile, ma gravemente danneggiato, era l’unica strada possibile perché altrimenti il bimbo non sarebbe uscito vivo dalla sala operatoria“. Secondo Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia all’Università di Torino-Ospedale Le Molinette, i chirurghi si sono trovati dinanzi ad una strada segnata: “Da quello che sappiamo al momento”, afferma, “credo di poter dire che non c’era altra scelta ed i chirurghi non potevano fare altrimenti“.

Il piccolo, spiega Rinaldi, “da quello che è stato reso noto, era già in una condizione di circolazione extracorporea Cec, ovvero un tipo di circolazione extracorporea che si instaura quando viene effettuato un trapianto di cuore e che può essere mantenuta solo per alcune ore. E’ dunque diversa dalla circolazione extracorporea che si instaura invece per una assistenza circolatoria prolungata, ovvero la cosiddetta Ecmo, che può essere mantenuta per giorni e anche settimane. Al bambino era dunque probabilmente già stato espiantato il proprio cuore, in attesa di effettuare a stretto giro il trapianto del nuovo cuore in arrivo“.  A questo punto, rileva, “non si poteva fare altro che trapiantare il nuovo cuore. Anche se l’organo era danneggiato, ed attualmente non sappiamo se i chirurghi di Napoli fossero consapevoli di questo, hanno dovuto comunque trapiantarlo per poter gestire le fasi successive. Se non avessero trapiantato il nuovo cuore, il bambino sarebbe stato esposto a emorragie e dissanguamento letali“.

Una scelta obbligata, dunque, quella presa in questa vicenda dai medici. Anche perchè, come spiega il cardiochirurgo, sarebbe stato impossibile ‘tornare indietro‘ e reimpiantare il proprio cuore al bambino. Infatti, “quando il cuore viene espiantato dal paziente, in vista di un trapianto, è poi molto difficile reimpiantarlo. Cioè, l’auto-trapianto è una procedura tecnica molto difficile perché durante l’espianto il cuore viene comunque in qualche modo modificato o privato di parte di tessuti, per cui rimettere al proprio posto lo stesso cuore è complesso“. Dunque, “da un punto di vista tecnico – afferma – se l’espianto era stato già fatto, i chirurghi hanno fatto bene a impiantare il nuovo cuore“.

Al momento, sottolinea l’esperto, “il bambino è in Ecmo, a quanto è noto, perchè è necessario affiancare un aiuto alla circolazione dal momento che il cuore impiantato è danneggiato. Tuttavia, dopo un periodo prolungato di Ecmo, ed in questo caso dal trapianto è trascorso oltre un mese, le complicanze aumentano ed è quindi più difficile che un nuovo trapianto possa avere un esito positivo“. Ad ogni modo, conclude Rinaldi, in “questa tristissima vicenda, il grande errore è stato fatto a monte: è cioè davvero incomprensibile come sia stato possibile l’utilizzo di ghiaccio secco, non previsto assolutamente dalle procedure e che ha danneggiato il cuore da trapiantare“. In ogni caso la buona pratica indica, prima di espiantare un organo, di attendere l’arrivo di quello nuovo e verificarne le condizioni.

Su quest’ultimo punto concorda anche Bruno Gridelli, già direttore dell’Istituto Mediterraneo per i Trapianti Ismett Irccs di Palermo: “Per la conservazione degli organi da trapiantare – afferma – si usa sempre ghiaccio normale e sterile. Il ghiaccio secco non è previsto nelle procedure relative alla preservazione degli organi da trapianto; si usa invece nel caso si spediscano dei campioni di tessuto. La vicenda è anomala e mi chiedo come sia potuto succedere. E’ una indagine che andrà fatta dagli organismi competenti“. Quando si trapianta un organo, in ogni caso, “i medici non possono mai sapere con assoluta certezza se l’organo riprenderà a funzionare. Ma questo – conclude Gridelli – mi pare un caso davvero unico e anomalo“.

 

Avvocato della famiglia: “Ogni giorno potrebbe essere l’ultimo”

L’errore, sostiene l’avvocato Petruzzi, “è del Monaldi perché tutta la responsabilità è del ricevente. Il mio tecnico mi assicura che è l’ospedale ricevente che prepara il trasporto, sin dalla box che deve contenere l’organo e poi l’espianto, quindi secondo le linee guida non è possibile configurare delle responsabilità dell’ospedale di Bolzano“.

La speranza ora, ammette il legale, “è appesa a un filo. Il bimbo è nella lista europea per i trapianti, quindi il cuore potrebbe arrivare da tutta Europa. Ma il cuore pediatrico è molto raro, perché deve corrispondere per età, per peso e poi deve essere preso da un donatore che non sia morto per una malattia cardiologica e comunque in un modo che non abbia danneggiato il cuore. È molto difficile, c’erano voluti due anni per trovare questo cuore“.

Sequestrato il box usato per conservare l’organo

I carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore – poi risultato danneggiato- trapiantato al bimbo di due anni e quattro mesi che ora si trova in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi. Sul box, un vero e proprio sistema di conservazione e trasporto organi, progettato per mantenere l’organo a temperature controllate, è prevista una perizia da parte di consulenti che verranno appositamente nominati dagli inquirenti.

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