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Home » Persa la fiducia in Infantino
Sport

Persa la fiducia in Infantino

Di Sala Notizie1 Agosto 202610 min di lettura
Persa la fiducia in Infantino
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Nei prossimi giorni e settimane, la Uefa intende lavorare con le sue federazioni e in stretta collaborazione con le altre confederazioni “per riflettere su come ciò sia potuto accadere e per elaborare un piano che garantisca che non si ripeta”. E’ un passaggio della nota con la quale la Federazione europea esprime soddisfazione per il ritiro del piano della Fifa che apriva ad investitori privati.  “Tale revisione deve essere approfondita e radicale. Nessuna opzione deve essere esclusa. L’attuale dirigenza della Fifa non solo ha perso la fiducia dell’Uefa, ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio”.

La Uefa ringrazia tutti i tifosi, le leghe, i club, i giocatori, i singoli individui, le federazioni e le confederazioni che si sono opposti al progetto, insieme ai numerosi Primi Ministri, Capi di Stato e commentatori “che hanno dimostrato al Presidente della Fifa che il calcio non è in vendita”. “Non possiamo continuare così con piani segreti, realizzati in tempi rapidissimi, ideati da individui senza volto. Dobbiamo identificare i responsabili e chiamarli a risponderne”.   La Uefa inizierà immediatamente a lavorare con partner e stakeholder in tutto il mondo e in ogni ambito del calcio “per proporre un nuovo modo di distribuire le risorse attraverso l’attuale programma Fifa Forward. Dobbiamo iniziare a utilizzare parte di quei fondi inutilizzati nei conti bancari della Fifa per dare la spinta necessaria al calcio di base e al calcio ingenerale in ciascuno dei 211 paesi membri. Ma non dobbiamo svendere il patrimonio di famiglia per finanziarlo”. La decisione di ritirare il piano “è una vittoria per tutto il mondo del calcio. Ma non deve essere la fine della storia. La proposta è stata ritirata. Il compito di ricostruire la fiducia nella Fifa è appena iniziato”.

Il passo indietro della Fifa non è dunque bastato.

Se il progetto Superlega è stato un brutto temporale, si prospettato come un uragano per il calcio mondiale il piano della Fifa di voler creare una società per la gestione delle sue attività commerciali, aperta a investitori privati. 

L’ultima voce critica, in termini di tempo era stata quella di Carlos Cordeiro, consigliere principale del presidente della Fifa Gianni Infantino, che ha annunciato ieri le sue dimissioni immediate, opponendosi categoricamente al piano dell’organo di governo del calcio mondiale di creare un’entità commerciale aperta agli investitori privati. 

“Voglio essere assolutamente chiaro: non ho avuto alcun ruolo in questa proposta e mi oppongo categoricamente. È un male per le federazioni affiliate alla Fifa, un male per il calcio e un male per il futuro a lungo termine di questo sport”, ha scritto  l’ex banchiere su LinkedIn. 

Le sue dimissioni hanno rappresentato un ulteriore colpo per il presidente della Fifa che da martedì si trova ad affrontare una crescente opposizione al suo piano.

Dopo che il Financial Times e il Times hanno svelato il progetto, la federazione internazionale è dovuta uscire allo scoperto e ha scatenato un’immediata rivolta non solo in ambito calcistico, con l’Uefa e altre confederazioni che si sono messe di traverso, ma anche a livello internazionale, viste le reazioni contrarie dell’Ue e del premier britannico, Andy Burnham. 

Ma se nel 2021 fu proprio il “No” del governo londinese ad azzoppare la Superlega, ora servirà ben altro per stoppare un progetto che vale miliardi di dollari e sembra avere l‘imprimatur della famiglia Trump, col previsto coinvolgimento del fratello del genero del presidente Usa, grande amico del n.1 della Fifa, Gianni Infantino.   

Il progetto doveva essere approvato dal consiglio Fifa, composto da 38 membri, e dalla maggioranza delle 211 federazioni affiliate il prossimo marzo, quando è prevista anche l’elezione del nuovo presidente Fifa, con al momento Infantino quale l’unico candidato.

Nel frattempo era già stata inviata una lettera alle federazioni nazionali in cui si offrivano 40 milioni di dollari di finanziamento ciascuna per appoggiare il piano, a patto di farlo entro il 19 settembre. Un incentivo forte per la maggior parte delle oltre 200 federazioni di tutto il mondo. 

Aveva preso posizione sull’argomento anche il presidente della Figc Giovanni Malagò: “Domani un’assemblea dell’Uefa sul progetto Fifa” 

“Senza entrare nel dettaglio, quello della Fifa è un progetto che definisco particolare. Oggi ho preso parte ad una video conferenza con Ceferin, che ha espresso un’opinione a dir poco contraria, e i presidenti delle altre principali federazioni europee. Domani ci sarà un’assemblea con tutte le federazioni in Europa”. 

“Non c’è dubbio che tra Fifa e Uefa la situazione è di totale conflittualità, questa cosa poi ha determinato un confine inseparabile tra questi due mondi. Ne avrei fatto volentieri a meno”,  Ha aggiunto il numero uno della Figc.

“Tra la Fifa e l’Uefa oggi la situazione è veramente in totale conflittualità. Si sapeva che già era così, però questa cosa ha determinato oggettivamente una specie di confine tra queste due realta’. Onestamente ne avrei fatto volentieri a meno in questi giorni”.  Ha concluso Malagò.

Alle critiche si è unita anche la Football Association, che ha dichiarato di non essere stata informata del progetto e di essere “profondamente preoccupata” per l’ipotesi di cedere quote delle principali competizioni Fifa. Secondo la BBC, anche diversi dirigenti dell’organismo internazionale, compresi alcuni vicepresidenti, non sarebbero stati coinvolti nelle discussioni preliminari.

Duro anche Andy Burnham, primo ministro del Regno Unito, che ha difeso la posizione della Uefa con un messaggio rivolto direttamente alla Fifa: “Il calcio appartiene ai tifosi, non agli investitori”. Una presa di posizione che testimonia come attorno al progetto di Infantino stia crescendo un fronte trasversale di opposizione, mentre nei prossimi mesi le federazioni saranno chiamate a esprimersi sulla nascita della nuova società.

Al coro di critiche contro il piano di Gianni Infantino si sono unite anche Germania, Francia e Spagna. Hans-Joachim Watzke, vicepresidente della Federcalcio tedesca, ha definito il progetto un “attacco al calcio”, parlando di un limite ormai superato. Il presidente della Federcalcio francese, Philippe Diallo, ha invece denunciato la totale assenza di confronto con le federazioni su una riforma destinata a incidere sul futuro del calcio. Durissimo anche Javier Tebas, numero uno della Liga, secondo cui le competizioni Fifa “non sono proprietà personale di Infantino” e chi governa senza trasparenza non può guidare il calcio mondiale.

Mondiale 2034 in Arabia Saudita, nel TG Sport (tgsport)

Nel 2019, un comitato di stakeholder della Fifa aveva respinto un piano sostenuto sempre da Infantino per un investimento privato di 25 miliardi di dollari in una Coppa delMondo per club, e tra i finanziatori c’erano la giapponese SoftBank e il fondo sovrano Pif dell’Arabia Saudita. 

L’anno scorso, la Fifa ha ampliato la competizione per club a 32 squadre, col torneo svoltosi negli Usa, prova generale deiMondiali a 48 di quest’anno, con l’ipotesi di coinvolgere 64 nazionali nel 2030. 

Più partecipanti, più federazioni contente ma anche più soldi, e il timore di molti è che la costituenda società Fifa Forward Enterprise (Ffe) sia un veicolo non solo per gestire i proventi ma anche per spingere la creazione di eventi calcistici sempre più grandi, fitti e partecipati, a detrimento dei tornei continentali per nazionale e per club.   

Così oltre all’Uefa anche l’americana Concacaf e l’asiatica Afc hanno espresso preoccupazione e perplessità; ma è l’Europa il centro della reazione contro quello che è considerato “un vero e proprio attacco al calcio”, come ha detto un esponente della federcalcio tedesca e componente dell’Uefa. Ieri anche Gabriele Gravina, vicepresidente Uefa, ha criticato con forza il progetto.   

La Fifa intanto ha ammesso che c’é la società di fondi Thrive, di cui è ad Jared Kushner, fratello del genero di Trump, tra gli investitori per l’acquisto di quote della Ffe, sottolineando ancora però che “i privati ne deterranno solo una quota di minoranza” e che “la federazione avrà il pieno controllo e l’autorità esclusiva sulla gestione del calcio,delle competizioni, del calendario delle partite e di tutte le decisioni regolamentari e sportive”. 

Parole che vogliono tranquillizzare, ma tenere sbarrata la porta davanti a fiumi di denaro rischia di risultare difficile.

La replica di Infantino: la proposta della Fifa è “un’opportunità, non un obbligo”

“Fifa forward enterprise, o Ffe, è in realtà una proposta, un’offerta. Fa parte di un processo democratico, di consultazione, e soprattutto, è un’opportunità, ma non un obbligo”. Lo afferma il presidente della Fifa, Gianni Infantino, in un video. “È un’occasione d’oro per dare una spinta decisiva allo sviluppo del calcio a livello globale. Ma ripeto, è solo un’offerta, non un obbligo”, ha aggiunto il numero 1 del calcio mondiale, sostenendo che comunque tutto è subordinato al voto democratico delle 211 federazioni affiliate alla Fifa e all’approvazione del consiglio Fifa.

Infantino difende quella che definisce la possibilità di sbloccare un “valore commerciale finora inesplorato. Catturare quel valore richiede competenze aggiuntive, una visione più approfondita, distinta dalla gestione e dallo sviluppo dello sport”. Secondo Infantino, l’idea è commercializzare e organizzare tutte le competizioni di proprietà della Fifa, insieme a sponsorizzazioni, trasmissioni tv, licenze e nuove iniziative, mentre il l gioco non cambierebbe e che i tifosi sarebbero più contenti.

Il dietrofront della Fifa sul progetto di creare una società aperta a soggetti privati per la gestione dei diritti commerciali delle competizioni, Mondiali inclusi, arriva con un comunicato quando in Europa è notte fonda. 

Ed è nelle prime ore del giorno che da Nyon arriva la durissima replica della Uefa, che accoglie sì “con favore” la decisione di fare un passo indietro, ma sottolinea anche come la Fifa abbia perso non soltanto “la fiducia della Uefa, ma anche quella di molti altri componenti della famiglia del calcio”. 

Frontale è l’attacco a Gianni Infantino: “Quando nel 2016 chiese la fiducia e i voti delle federazioni affiliate alla Fifa per essere eletto presidente, disse: ‘Naturalmente dobbiamo essere trasparenti. Io lo sono stato negli ultimi 15 anni della mia vita alla Uefa. Dovrete svolgere ogni giorno un ruolo nella vita della Fifa, prima di dichiarare ai rappresentanti riuniti: ‘Il denaro della Fifa è il vostro denaro. Non è il denaro del presidente della Fifa. È il vostro denaro. Voi siete le federazioni nazionali e il denaro della Fifa deve servire allo sviluppo del calcio e non a nient’altro’. Non ha mantenuto nessuna di queste due promesse. Lo squallido accordo, concluso nelle stanze segrete e privo di trasparenza, che ha escogitato e tentato di imporre, è stato tutt’altro che trasparente”, scrive la Uefa.

L’organismo di Ceferin arriva a chiedere di “individuare i responsabili e chiamarli a rispondere del loro operato” (e lo stesso fa la Federcalcio tedesca che chiede “un’indagine completa) in merito a “progetti segreti portati avanti con procedure accelerate, concepiti da persone senza volto e dai benefici dubbi per il calcio”, specificando che la “revisione dovrà essere approfondita e radicale. Nessuna opzione dovrà essere esclusa”. 

Insomma, la frattura con l’attuale governance del calcio mondiale è definitiva. 

Per Aleksander Ceferin è un’altra vittoria, dopo quella che affossò la Superlega. 

Secondo il The Telegraph, tra l’altro, non finisce qui: la Uefa sarebbe pronta a chiedere le dimissioni di Infantino e, se non dovessero arrivare, a promuovere un voto di sfiducia. 

Il regolamento della Fifa prevede che “il Consiglio deve convocare un Congresso Straordinario se un quinto delle federazioni affiliate dovesse presentare richiesta scritta”. I numeri ci sarebbero dal momento che la Uefa ne conta 55 su 211. Se convocato, il Congresso dovrà tenersi entro tre mesi e il voto di sfiducia avrebbe la meglio con la maggioranza semplice dei voti validi, ovvero di 106 federazioni.

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