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Cronaca

possibile arrivo di un cuore trapiantabile

Di Sala Notizie17 Febbraio 20268 min di lettura
possibile arrivo di un cuore trapiantabile
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La madre del bimbo di Napoli a cui è stato trapiantato un cuore danneggiato, Patrizia Mercolino, è stata convocata dai sanitari dell’ospedale Monaldi, dove il piccolo è ricoverato. C’è un nuovo cuore disponibile ma non si sa se sia compatibile. Lo si apprende da fonti della struttura ospedaliera.

Domani arrivano gli ispettori al Monaldi

Gli ispettori del ministero della Salute domani saranno a Napoli per indagare sull’intervento effettuato all’Ospedale Monaldi, dove il 23 dicembre scorso un bambino di due anni ha ricevuto un cuore che si è poi scoperto compromesso. Terminate le verifiche, si recheranno poi a Bolzano, all’ospedale dove è stato effettuato l’espianto e si è proceduto a preparare l’organo per il trasferimento alla struttura partenopea.

L’indagine punta a ricostruire l’intera vicenda, dal trasporto dell’organo fino alla scelta di procedere con il trapianto nonostante il danno subito durante il trasporto, legato all’uso di ghiaccio secco al posto di quello tradizionale.

Paziente stabile in una situazione di criticità

Le condizioni cliniche di Tommaso, due anni e 3 mesi (che ha ricevuto il trapianto il 23 dicembre scorso) “non presentano variazioni significative rispetto a quanto comunicato in    precedenza – si legge nell’ultimo bollettino – Restano pertanto stabili, in un quadro di grave criticità, e il bambino continua ad essere ricoverato in terapia intensiva sotto stretto  monitoraggio assistenziale e strumentale e di consulenze specialistiche. Il paziente permane dunque in lista trapianto fino a nuova valutazione”. 

La telefonata di Giorgia Meloni: Faremo giustizia”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato a Patrizia Mercolino, madre del bambino ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli. Lo riferisce l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. “Faremo il possibile per fare giustizia”, ha detto detto la premier. 

Telefonata di vicinanza e di solidarietà anche dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

La questione del contenitore e del trasporto

Il caso del cuore “bruciato” e impiantato al bimbo di 2 anni e pochi mesi ha messo al centro dell’inchiesta il contenitore utilizzato per trasportare l’organo risultato danneggiato: non sarebbe stato impiegato un contenitore in grado di monitorare la temperatura.

Il cuore lesionato sarebbe quindi stato trasportato in un contenitore di plastica rigida e non un box tecnologico. Il dato è emerso dopo il sequestro del contenitore, eseguito nei giorni scorsi dai Carabinieri del Nas di Napoli.

Secondo una prima ipotesi al vaglio degli inquirenti, l’organo, poi, sarebbe stato danneggiato a causa delle temperature troppo basse: a provocare i danni sarebbe stato l’utilizzo, invece del ghiaccio tradizionale, di quello secco che arriva fino a -80 gradi. 

Questo avrebbe bruciato una parte delle fibre del muscolo cardiaco, rendendolo inutilizzabile. Degli aspetti legati al ghiaccio secco si stanno occupando i Carabinieri del Nas di Trento, competenti su Bolzano, città dove quel giorno non si è recata solo l’equipe partenopea, ma anche medici provenienti da altre località per il prelievo di diversi organi espiantati.

La mamma del bimbo: “Io non mollo, la speranza non la perdo”  

Il bimbo ricoverato in gravissime condizioni da due mesi, attaccato ad una macchina salvavita, “oggi sarebbe ancora operabile, qualora ci fosse la disponibilità di un organo; domani i medici faranno una nuova valutazione“, ha riferito ai cronisti la mamma del bambino, dopo aver parlato con i sanitari del Monaldi.

Ad una domanda sulle condizioni del figlio, mentre era in corso in consulto, la donna aveva risposto: “Non so, aspetto i medici”, per poi aggiungere: “Mi aspetto che sia ancora  trapiantabile, io non mollo, la speranza non la perdo”. 

La signora ha poi risposto negativamente ad un cronista che le ha chiesto se avesse ricevuto una telefonata dalle istituzioni, per poi rientrare nella  struttura ospedaliera, in attesa della fine del consulto.

Ministro Schillaci: “I cittadini devono avere fiducia nel Ssn. Evitare effetto rebound su sistema trapianti” 

“Il nostro è un sistema sanitario pubblico di elevata eccellenza anche in grado di gestire situazioni complesse e i cittadini non devono perdere la fiducia“,  ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto a RaiNews24. A proposito delle campagne di sensibilizzazione al trapianto degli organi, il ministro ha detto: “Vogliamo continuare su questa strada, però è importante veramente fare chiarezza e togliere ogni dubbio perché ripeto, la sanità pubblica italiana funziona, è una sanità di eccellenza con tanti professionisti che vi operano. Quindi, dobbiamo far sì che i cittadini continuino ad avere fiducia nella sanità pubblica e chi compie un atto così nobile come quello di donare un organo sappia che poi quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile per donare vite, per salvare vite come è accaduto fino ad oggi“

L’avvocato della famiglia parla di “ore disperate” e si interroga se siano state valutate tutte le possibilità

“Mi chiedo se nei due mesi trascorsi dal trapianto del cuore danneggiato siano state valutate tutte le altre possibilità per salvare la vita del bambino, compresa quella di un cuore artificiale sperimentale come quello cui lavora il professor Russo del Niguarda”. Lo dice l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo cui due mesi fa è stato impiantato un cuore bruciato.  La possibilità citata da Petruzzi – riportata oggi da alcuni quotidiani – è tutta da verificare, come ammette lo stesso legale: “Il professor Russo si è detto disponibile a una valutazione, ma ovviamente avrebbe bisogno di ricevere la cartella clinica dal Monaldi. Vedremo se potrà esprimere un suo parere. Ma in ogni caso non possiamo non chiederci se dal 23 dicembre a oggi ci si sia limitati ad attendere un cuore nuovo o siano state esperite tutte le reali possibilità“.

Niguarda: “Nessuna interlocuzione” per il bimbo trapiantato. “Nessun contatto col professor Russo. E’ il Bambino Gesù il centro di riferimento” 

Non c’è stata “nessuna interlocuzione e nessuna presa in carico” del bimbo che ha subito il trapianto di un cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli. E’ la precisazione fatta all’ANSA dall’ospedale Niguarda di Milano che esclude che ci sia stato qualsiasi contatto con il professor Claudio Russo, medico di cardio-angio-chirurgia del Niguarda.   

Il professor Russo, precisa inoltre l’ospedale milanese, si occupa di cardiochirurgia per gli adulti e non per i bambini, “mentre è il Bambino Gesù ad avere l’esperienza più grande in Italia sul tema cuore artificiale per i bambini e ha già preso posizione al riguardo“.   

Secondo quanto riportano oggi Stampa e Messaggero, Francesco Petruzzi, l’avvocato della famiglia del bimbo, sarebbe entrato in contatto – tramite l’associazione Nodi d’amore – col professor Russo, che si sarebbe detto disponibile a valutare il caso.

Per il trapianto del cuore danneggiato, ci sono intanto i primi 6 indagati, mentre il bambino che ha subito l’operazione di trapianto “fallito”, continua a essere attaccato da quasi 60 giorni ad un macchinario per rimanere in vita, in attesa di un altro urgente trapianto e sulla soglia, ormai, di un coma farmacologico.

Il fatto che si è verificato all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre, è emerso solo nei giorni scorsi dopo la denuncia dei genitori del bambino e i primi approfondimenti. Le indagini sono state delegate ai carabinieri del Nas di Napoli. 

Per medici e paramedici la Procura partenopea ipotizza le lesioni colpose

Le sei persone, tra medici e paramedici, iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli, sono componenti delle equipe che hanno effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano e il trapianto a Napoli. 

Al momento, per tutti il reato ipotizzato è quello di lesioni colpose. Non tutti i sanitari sospesi dalla direzione del Monaldi risultano indagati. Un altro filone di inchiesta riguarda la chiusura del reparto.

Dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino, l’attenzione degli inquirenti si sta anche concentrando sulla decisione di sospendere il servizio trapianti pediatrici adottato dalla direzione dell’ospedale Monaldi.

La mamma: “All’inizio mi hanno detto solo che il cuore non ripartiva. Poi qualche anima buona ha fatto sapere la verità”

“Mi hanno avvisato dopo l’intervento, dicendo che c’era stato un problema e il cuoricino non partiva. Mi hanno chiamato prima che andasse in terapia intensiva, quando era ancora in sala operatoria. Il dolore era troppo grande e all’inizio non mi facevo domande, poi con il mio avvocato abbiamo cercato di capire presentando delle denunce.
Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali la verità“. Patrizia Mercolino, madre del bimbo che a Napoli ha ricevuto il trapianto di un cuore danneggiato, racconta così a “Domenica In” l’inizio del suo calvario. 

Bolzano: “Nell’interesse di tutti portare al più presto piena luce sull’accaduto ma stop dichiarazioni”

“L’azienda sanitaria dell’Alto Adige collabora strettamente con le autorità e ribadisce piena fiducia nel loro operato. E’ nell’interesse di tutti portare al più presto piena luce sull’accaduto. In questo momento, l’azienda sanitaria dell’Alto Adige comunque non rilascerà ulteriori dichiarazioni, rispetto a quanto già comunicato in precedenza“. Lo comunica l’azienda altoatesina sul caso del piccolo ricoverato in terapia intensiva all’ospedale Monaldi di Napoli.

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