Il vero bersaglio dell’avvelenamento mortale da ricina potrebbe essere stato Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella. Secondo la nuova ipotesi della Procura di Larino e della Squadra Mobile, la moglie Antonella Di Ielsi (50 anni) e la figlia quindicenne Sara Di Vita sarebbero quindi morte per errore a fine dicembre 2025, dopo aver ingerito una sostanza tossica destinata in realtà all’uomo. Di Vita stesso aveva riferito di aver accusato dei malori in quel periodo, pur essendo poi risultato negativo alla tossina. L’attenzione si sta focalizzando sulla rete di relazioni dell’ex sindaco. Si ipotizza una vendetta legata a una presunta relazione clandestina finita male. Tra i dettagli emersi c’è anche il sequestro nello studio dell’uomo di un libro in cui erano sottolineate frasi dedicate alle avventure sentimentali di un uomo diviso tra due donne. Il cerchio degli investigatori si è stretto attorno a tre persone: un’insegnante, il marito di quest’ultima e una cugina dell’ex sindaco. La polizia intanto sta setacciando i computer di quattro istituti scolastici molisani (tra cui l’Istituto Agrario di Riccia e il Liceo Classico “Mario Pagano” di Campobasso). L’obiettivo è verificare se qualcuno abbia effettuato ricerche online o approfondimenti sull’uso e sul confezionamento della ricina.
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