La scena di un film dell’orrore, nelle immagini di una telecamera di videosorveglianza: i momenti che precedono la morte di quattro braccianti bruciati vivi alla stazione di servizio di Amendolara, nello Ionio cosentino, tre di nazionalità afghana, uno originario del Pakistan.
Tutto avviene in pochi attimi e in pieno giorno: erano in sette sul mezzo. Le telecamere riprendono due persone che scendono dal van, uno getta del liquido infiammabile dal portellone posteriore, l’altro tiene ben serrate le uscite. Poi la fiammata e la fuga.
È grazie a queste immagini che gli investigatori della Squadra mobile individuano i presunti responsabili. Nella notte, a Cosenza, dopo un lungo interrogatorio in questura, vengono fermati dalla procura di Castrovillari. L’accusa è di omicidio plurimo aggravato.
Mentre quattro braccianti muoiono carbonizzati, un settimo riesce a fuggire, ferito, e a mettersi in salvo.
Dalla sua testimonianza emerge il possibile movente: la richiesta pressante di denaro da parte di migranti che diventano a loro volta caporali e sfruttano chi percorre la statale 106 per lavorare nei campi per pochi euro al giorno.
