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Home » Quella pecora nera di Guccini, storia di un burattinaio di parole
Cronaca

Quella pecora nera di Guccini, storia di un burattinaio di parole

Di Sala Notizie6 Agosto 20262 min di lettura
Quella pecora nera di Guccini, storia di un burattinaio di parole
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È morto a Pavana, il suo luogo dell’anima. E della sua ispirazione profonda. Quel luogo che gli ha insegnato ad amare le piccole grandi gioie della vita. 

E lui, che per tante generazioni è stato il “Maestrone”, quello a cui chiedere aiuto, attraverso le sue canzoni, per trovare la via migliore per orientarsi nelle stanze strette della vita quotidiana… maestrone lo è stato davvero, senza fronzoli e pennacchi, senza soluzioni precostituite né ricette pronte ad ogni uso. 

Perché Francesco era fatto così, cantautore controvento, pecora nera per definizione, che sapeva raccontar storie tanto reali e concrete eppure così emozionanti e poetiche, punto di riferimento nell’educazione sentimentale di tanti neoadolescenti alle prese con le complicazioni del mondo. Nelle sue canzoni non c’erano risposte, ma domande. Niente slogan e frasi fatte, niente lustrini e paillette. Solo parole, di cui si vantava di essere burattinaio supremo: ma senza volerle piegare alla sua volontà, ma anzi mettendosi al loro servizio. 

Con quella voglia di raccontar storie, di non accettare al buio verità e dogmi, che ti entra dentro e che ti fa apprezzare anche (e soprattutto) le canzoni meno conosciute di un canzoniere strabiliante: Scirocco, Bisanzio, Van Loon, L’ultima volta, Samantha, Signora Bovary, Ti ricordi quei giorni, Radici… Titoli che sono, per ognuno che li ha amati, pezzi di vita. E che, in un mondo tutto giocato sull’apparire, hanno sempre rappresentato la concretezza dell’essere. In una combinazione perfetta tra arte e vita. Che sono gli elementi fondamentali di ogni forma d’arte. 

Ed oggi non possiamo che dirti buon viaggio Francesco. Che tu possa ritrovare quel paradiso su misura che cantavi in una tua splendida canzone. A noi restano le tue canzoni, i tuoi libri, le tue favole distopiche che ci raccontano il mondo. E diventano il luogo di grandi condivisioni. Importanti e fatte per durare. Come le cose antiche. 

Ci piacciono le tue favole, Francesco. Non smetteremo mai di ascoltarle.

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