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Home » Rapì neonata a Cosenza, per i periti “era in grado di intendere e di volere”
Cronaca

Rapì neonata a Cosenza, per i periti “era in grado di intendere e di volere”

Di Sala Notizie3 Febbraio 20263 min di lettura
Rapì neonata a Cosenza, per i periti “era in grado di intendere e di volere”
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Rosa Vespa, la 52enne che la sera del 21 gennaio 2025 rapì una neonata di appena un giorno da  una clinica privata di Cosenza, al momento del fatto era capace di intendere e di volere. Lo  hanno stabilito i periti nominati nell’ottobre dal giudice delle udienze preliminari.

“La consulenza, che conta oltre 100 pagine – ha detto la legale della donna, l’avvocata Teresa  Gallucci – non dice che Rosa è una persona equilibrata ma evidenzia diverse problematiche.  Nello specifico, al momento del rapimento, la ritengono capace di intendere e volere. Questo  parere è in netto contrasto con la nostra perizia”.

L’accertamento è stato chiesto dal gup nell’ambito del giudizio abbreviato condizionato proprio  alla perizia psichiatrica. La famiglia della madre della piccola, compresi i nonni sia paterni che  materni, si sono costituiti parte civile.

Rosa Vespa è accusata di sottrazione di minore con l’aggravante di aver agito in un luogo  sensibile. La donna, la sera del 21 gennaio, si fece accompagnare alla clinica Sacro cuore dal  marito Moses Omogo, di 44 anni – la cui posizione è stata stralciata e presumibilmente verrà  archiviata – per andare a prendere in clinica “Natan”, quello che lei aveva raccontato fosse il loro  figlio partorito alcuni giorni prima. 

 

Moses Chiediebere, marito di Rosa Vespa, durante la trasmissione Cinque Minuti condotta da Bruno Vespa in onda su Rai Uno, Roma, 27 gennaio 2025 (ANSA)

La donna – hanno poi ricostruito gli investigatori della Squadra mobile cosentina – infatti, aveva  simulato una gravidanza per nove mesi, agevolata anche dalla sua corporature robusta. Poi  aveva detto di andare a “partorire” da sola riuscendo a non far vedere il nascituro al marito ed ai  familiari con una serie di scuse. Scuse a cui, secondo l’accusa, i familiari avevano creduto in buona fede.

La donna, quindi, la sera del 21 gennaio 2025, spacciandosi per un’infermiera, era riuscita a  prelevare la piccola Sofia che era insieme alla mamma e alla nonna. Lei ed il marito erano stati ripresi dal sistema di videosorveglianza interna ed esterna alla clinica mentre si allontanavano dalla struttura a bordo dell’auto intestata a Omogo. 

Circostanza che permise agli agenti della Mobile di identificare in breve tempo la coppia e rintracciarla nella loro abitazione. Al momento dell’irruzione, in casa gli investigatori trovarono i  due ed altri familiari della donna intenti a festeggiare l’ingresso in casa di “Natan” con Sofia che  era stata vestita con una tutina azzurra. La prossima udienza è fissata per il 23 febbraio  prossimo

 

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