La riapertura del padiglione russo e i motivi delle dimissioni della giuria, sono questi i due punti al centro dell’ispezione alla Biennale di Venezia fatta dal Ministero della Cultura. Il verbale sarà inviato domani a Palazzo Chigi. Si legge che la Federazione Russa è proprietaria del suo padiglione dal 1914 e che non è stata formalmente invitata a partecipare a questa edizione della Biennale. Il motivo? Proprio in virtù di quella proprietà, risulta sufficiente la comunicazione dell’intenzione di partecipare senza che ci siano verifiche o azioni ulteriori da parte della Fondazione. E tuttavia, si aggiunge, la Russia non sarà presente nel catalogo poiché la sua partecipazione è in corso di approfondimento. L’altro punto riguarda la dichiarazione della giuria, che in seguito si è dimessa sulla volontà di escludere dai premi i paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità, un punto su cui un’artista israeliano aveva avanzato una richiesta di danni per discriminazione. La Biennale risponde che quella dichiarazione è stata una decisione autonoma della giuria, che è stata informata sia della portata mediatica della questione sia del rischio di esposizione personale al risarcimento dei danni. Per me il capitolo Venezia è chiuso, commenta il ministro Giuli, che sulle decisioni di Buttafuoco commenta: è stato vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l’ONU dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera, si è di fatto autocommissariato.

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