
Cinque anni fa veniva ucciso Luca Attanasio, ambasciatore d’Italia nella Repubblica democratica del Congo dal 2017 fino alla morte. Aveva 43 anni, era spostato e papà di tre figlie piccole. L’agguato vicino a Goma, nell’est del Congo. Morirono anche il carabiniere Vittorio Iacovacci, che era di scorta, e il loro autista congolese Mustapha Milambo.
Molto più di diplomatico di cui portare memoria per la tragica scomparsa, come in tanti testimoniano. Era nato nel 1977 a Saronno, aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 2003 impegnandosi in diverse sedi, tra cui Svizzera, Marocco e Nigeria. Un diplomatico che alle doti professionali aveva aggiunto le sensibilità, sue grandi doti umane. Sensibile alle varie emergenze sociali del continente africano – viene ricordato nella pagina della moglie Zakia Seddiki Attanasio – nonché attivo in molti programmi di aiuto promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, nel 2020 ha ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace “per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli”.
Attanasio venne assassinato in un attacco armato contro un convoglio del Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu. Le circostanze dell’attentato restano controverse, ma si è ipotizzato un tentativo di rapimento finito tragicamente. Troppe ombre ancora su quell’agguato. Attanasio era noto “per il suo impegno umanitario e per il suo approccio aperto e dialogante, che lo aveva reso una figura molto apprezzata sia in Italia sia in Africa”.