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Home » Ricerca clinica, per renderla competitiva, investire su nuove tecnologie e semplificazione normativa
Salute

Ricerca clinica, per renderla competitiva, investire su nuove tecnologie e semplificazione normativa

Di Sala Notizie8 Luglio 20263 min di lettura
Ricerca clinica, per renderla competitiva, investire su nuove tecnologie e semplificazione normativa
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Con una produzione da 74 miliardi di euro nel 2025 e un export che supera i 69 miliardi , l’industria farmaceutica italiana si posiziona al vertice dell’Unione europea e come quarto hub al mondo. Da questi numeri, che vedono il comparto trainare la crescita del Made in Italy con un incremento delle esportazioni del +28,5% nel 2025, parte il 65° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI).
Il focus della tre giorni vuole capitalizzare la leadership produttiva raggiunta, unita ai dati su un’occupazione qualificata salita a oltre 72.000 addetti, non perdendo di vista i rischi. L’Italia deve infatti colmare rapidamente il gap competitivo sulla digitalizzazione e sull’attrattività della ricerca clinica, riducendo l’impatto della burocrazia.

“Le nuove tecnologie, e in particolare l’intelligenza artificiale, stanno trasformando profondamente il lavoro dei ricercatori clinici, consentendo una gestione più efficiente dei dati, una maggiore capacità predittiva nella progettazione degli studi e una riduzione significativa dei tempi di analisi e di sviluppo”,  ha spiegato Giorgio Bruno, presidente AFI. “In questo percorso è fondamentale guardare alle best practice internazionali, in particolare a ecosistemi come Stati Uniti, Regno Unito e alcuni hub asiatici, dove l’integrazione tra ricerca, regolazione e innovazione digitale è più avanzata e strutturata. In questo contesto competitivo, l’Italia è chiamata a rafforzare la propria attrattività agendo su semplificazione normativa e digitalizzazione dei processi, mentre il tessuto industriale nazionale sta dimostrando una crescente capacità di recepire queste innovazioni, pur con margini di accelerazione ancora importanti per allinearsi ai principali competitor globali e valorizzare appieno il proprio potenziale scientifico e industriale”.

“Lo scenario attuale della ricerca clinica in Italia evidenzia un’elevata qualità scientifica e un forte potenziale, ma anche criticità strutturali che ne limitano la competitività internazionale”, ha osservato la professoressa Paola Minghetti, vicepresidente AFI. “Persistono frammentazione dei sistemi sanitari, disomogeneità digitale tra territori e tempi autorizzativi ancora troppo lunghi, che rallentano l’avvio degli studi e l’attrattività del Paese per gli investimenti in R&D. A ciò si aggiunge una gestione dei dati sanitari non ancora pienamente interoperabile e un’adozione delle nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, non uniforme e talvolta frenata da incertezze interpretative. Sul piano regolatorio, le riforme non più rimandabili riguardano innanzitutto la piena armonizzazione e semplificazione delle procedure di sperimentazione clinica, con tempi certi e riduzione delle duplicazioni a livello nazionale e regionale. È inoltre urgente rendere coerente e operativo il quadro normativo tra AI Act e Spazio Europeo dei Dati Sanitari, definendo regole chiare, proporzionate al rischio e realmente applicabili per l’uso dell’IA e dei dati in ricerca. Infine, è necessario accelerare la costruzione di una governance unica e interoperabile dei dati sanitari, che trasformi il patrimonio informativo in un reale acceleratore di innovazione e non in un ulteriore elemento di complessità amministrativa”.

Il messaggio è stato ribadito anche da Fabrizio Greco, Presidente Assobiotec – Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, parte di Federchimica: “Per investire in Italia –  ha commentato –, alle imprese del biotech serve prima di tutto un’infrastruttura nazionale di certezze: certezza nei tempi della ricerca clinica, superando le lungaggini dei comitati etici locali, un quadro fiscale stabile, che tuteli la proprietà intellettuale e una governance della spesa che consideri il farmaco innovativo un investimento, non un costo. Solo azzerando il rischio burocratico interno e mobilitando capitali nazionali per lo scale-up potremo trasformare il Paese in un hub attrattivo globale”.
 

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