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Salute

rischio del 20% per ogni grado in più

Di Sala Notizie4 Giugno 20265 min di lettura
rischio del 20% per ogni grado in più
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L’innalzamento delle temperature aumenta la capacità di trasmissione delle arbovirosi perchè favorisce la sopravvivenza e la proliferazione delle zanzare e la capacità di replicazione virale di Dengue, Chikungunya e West Nile, malattie trasmesse da insetti vettori. Per ogni grado di temperatura in più, nella fascia tra i 23 e i 32 gradi centigradi, sale infatti di oltre il 20% in media la trasmissibilità. A segnalare l’impatto delle anomalie climatiche sui cicli biologici legati alle condizioni termiche, e la conseguente esposizione di diversi Paesi, inclusa l’Italia, a un rischio crescente che si sviluppino aree più estese di focolai autoctoni, sono gli esperti nazionali e regionali nel corso del congresso dedicato alle arbovirosi e alle sfide che ci attendono per il futuro. All’evento, intitolato “Arbovirosi: nuove sfide per l’Italia”, organizzato a Verona dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, hanno preso parte anche rappresentanti del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità. 

Ampliandosi il rischio, diventa fondamentale rafforzare la sorveglianza e migliorare l’allerta e la tempestività degli interventi, sollecitando un ruolo più attivo della popolazione. Ma la lotta alle arbovirosi si gioca anche sul terreno della prevenzione e dell’educazione sanitaria con l’adozione di misure di protezione individuale e domestica, come l’uso di repellenti e la rimozione dei siti di riproduzione, anche in primavera e autunno, e non solo in piena estate. 

Le arbovirosi

“Le arbovirosi non sono più eventi importati e sporadici, ma si stanno progressivamente stabilizzando nel nostro territorio, sostenute da un cambiamento climatico che amplia le aree geografiche esposte”, spiega Federico Gobbi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e professore associato di malattie infettive all’Università di Brescia: “Rappresentano dunque un gruppo di malattie importanti per la salute pubblica e il dato secondo cui per ogni grado di temperatura in più aumenta di oltre il 20% il rischio di trasmissione di quelle principali, è rilevante e in linea con tre studi internazionali pubblicati su Frontiers in Climate, Tropical Medicine and Infectious Disease e Parasitology & Vector-Borne Diseases”. 

“Punto chiave delle anomalie climatiche – aggiunge Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – è l’effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa più rapido, e sulla stabilità di temperature più miti durante l’inverno, non più in grado di decimare le larve, come avviene in Italia, con l’effetto di una stagione attiva anticipata e prolungata“. 

Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss, afferma: “Di fronte a questo scenario, la vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati: è fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi. Per questo motivo, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è da sempre in prima fila, offredo competenze multidisciplinari cruciali per il contrasto preventivo e permanente alle arbovirosi e facendo da raccordo con le altre istituzioni, nazionali e locali. Questo stesso convegno, che segue quello analogo che si è svolto lo scorso anno in Istituto, è un ottimo esempio di collaborazione, che può diventare un appuntamento annuale per mettere l’accento sul problema delle arbovirosi all’inizio della stagione”.  

Dall’inizio del 2026 a oggi, sono stati confermati 133 casi di Dengue, tutti associati a viaggi all’estero.

L’anno record è stato il 2024 con oltre 700 casi a livello nazionale e il più grande focolaio mai registrato in Europa, identificato a Fano con 223 casi. Per la Chikungunya, invece, ad oggi, sono 13 i casi confermati, tutti importati. Il 2025 è stato un anno eccezionale per questa arbovirosi con 469 casi, contro i 17 dell’anno precedente, di cui 384 sono stati autoctoni da trasmissione locale, mentre solo 85 legati a viaggi all’estero. Anche per il West Nile, presente in Italia con trasmissione autoctona da oltre 20 anni, il 2025 ha rappresentato un anno record. Con 274 casi registrati, il nostro è stato il Paese più colpito in Europa. “A preoccupare gli esperti è anche la mancanza di terapie farmacologiche specifiche per la Dengue e la Chikungunya –  sottolinea Gobbi -. Per queste due patologie esistono dei vaccini, ma al momento sono indicati soltanto per viaggiatori che si recano in zone endemiche: è necessario valutare un loro eventuale utilizzo anche in caso di epidemie autoctone. In questo quadro – continua – rafforzare il sistema di sorveglianza e migliorare l’allerta e la rapidità di risposta, con il contributo attivo dei cittadini, consentirebbe di ridurre drasticamente la trasmissione. Una zanzara tigre che punge un paziente con Chikungunya può trasmettere a sua volta questa infezione dopo soli 5 giorni, per cui in presenza di febbri estive improvvise associate ad altri malesseri, è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico. Ciò consente, in caso di diagnosi positiva di infezione, di attivare la disinfestazione e di fermare in tempo la catena di trasmissione”. 

La lotta alla diffusione delle arbovirosi, secondo gli esperti, si gioca anche sul terreno della prevenzione, attraverso misure che riducono al minimo l’esposizione alle punture delle zanzare, usando repellenti, zanzariere e svuotando, non solo in estate, ma anche in primavera e autunno, contenitori di acqua stagnante come sottovasi, secchi e grondaie, per eliminare i siti di riproduzione. “Per limitare la diffusione di queste patologie, la strategia chiave è dunque ‘fare rete’: da un lato la sinergia tra operatori sanitari e istituzioni a ogni livello, dall’altra una collaborazione piu’ diretta e attiva tra ospedale, territorio e cittadini, in un approccio One Health che integri l’attività tra laboratori di riferimento umani, istituti zooprofilattici e sorveglianza ambientale”, conclude Claudio Cracco, amministratore delegato dell’Irccs di Negrar.

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