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Cronaca

Risolta la questione dei riti di Pasqua, siamo grati a Herzog

Di Sala Notizie30 Marzo 202615 min di lettura
Risolta la questione dei riti di Pasqua, siamo grati a Herzog
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“Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa confermano che le questioni relative alle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua al Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti. In accordo con la Polizia israeliana, è stato garantito l’accesso ai rappresentanti delle Chiese al fine di celebrare le liturgie e le cerimonie e preservare le antiche tradizioni”, “esprimiamo la nostra sincera gratitudine a Isaac Herzog, Presidente dello Stato di Israele, per la sua pronta attenzione”, “salvaguardare la libertà di culto rimane un dovere fondamentale e condiviso”.

È quanto si legge in una nota congiunta dopo i fatti di ieri, quando al Patriarca e al Custode è stato impedito l’accesso al celebre luogo di culto per celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

 

I fatti

Ieri mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme. I due religiosi sono stati fermati lungo il percorso, mentre procedevano privatamente e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale, e sono stati costretti a tornare indietro. Di conseguenza – si leggeva in una nota congiunta del Patriarcato di Gerusalemme e della Custodia di Terra Santa -, e per la prima volta da secoli, ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa.

Il cardinale Pizzaballa nella Chiesa del Santo Sepolcro, per la celebrazione della Domenica delle Palme dello scorso anno (Custodia della Terra Santa)

L’intervista in serata: “Fraintendimenti, tutto è stato fatto in maniera educata, c’è chi sta peggio di noi”

“Ci sono stati dei fraintendimenti, non ci siamo compresi ed è questo quello che è accaduto. Non è mai successo, dispiace che questo sia accaduto” ha poi detto il diretto interessato in un’intervista esclusiva al Tg2000. “È vero che la polizia aveva detto che gli ordini del comando interno avevano impedito qualsiasi genere di aggregazione nei luoghi dove non c’è un rifugio – ha spiega Pizzaballa -, però noi non avevamo chiesto nulla di pubblico, solo una breve e piccola cerimonia privata per salvare l’idea della celebrazione nel Santo Sepolcro”.

“Non ci sono stati scontri, tutto è stato fatto in maniera molto educata” ha sottolineato ancora il Patriarca. “Non voglio forzare la mano, vogliamo usare questa situazione per vedere di chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare, nel rispetto della sicurezza di tutti, ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera”. “I fatti di stamattina [ieri, ndr] sono importanti ma dobbiamo pensare al contesto generale. C’è gente che sta molto peggio di noi, che non può celebrare per motivi molto diversi. Celebriamo ancora una volta una Pasqua sottotono”.

Il cardinale infine ha commentato la dichiarazione di Netanyahu in cui aveva affermato che “Gesù Cristo non ha alcun vantaggio su Gengis Khan”: “Per noi la vittoria è nella Croce ed è quello che vogliamo affermare, la Croce non è solo sofferenza e morte, è qualcuno che dona la vita per amore”.

Il Patriarcato: “Misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata”

“Questo episodio – spiegava ancora la nota – costituisce un grave precedente e manca di rispetto alla sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”. Il comunicato proseguiva: “I Capi delle Chiese hanno agito con piena responsabilità e, fin dall’inizio della guerra, si sono attenuti a tutte le restrizioni imposte: le riunioni pubbliche sono state annullate, la partecipazione è stata vietata e sono stati presi accordi per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, che, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”.

“Impedire l’ingresso al Cardinale e al Custode, che ricoprono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata” puntualizzava il Patriarcato. “Questa decisione affrettata e fondamentalmente errata, viziata da considerazioni improprie – era scritto – rappresenta un allontanamento estremo dai principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello Status Quo”.

Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia di Terra Santa hanno espresso il loro profondo dolore ai fedeli cristiani in Terra Santa e in tutto il mondo per il fatto che la preghiera, in uno dei giorni più sacri del calendario cristiano, sia stata in tal modo impedita.

La polizia: “La richiesta del Patriarca è stata respinta per ragioni di sicurezza, in programma un incontro per trovare soluzioni”

“Dall’inizio dell’Operazione ‘Ruggito del Leone’ e in conformità con le direttive del Comando per il Fronte Interno, tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati chiusi ai fedeli, in particolare quelli sprovvisti di aree protette, al fine di salvaguardare la sicurezza pubblica. La richiesta del Patriarca è stata esaminata ieri ed è stato chiarito che non poteva essere accolta per i motivi sopra indicati” riferisce la polizia israeliana in un comunicato. Il Ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato che la polizia incontrerà il Patriarca e “si impegnerà a esplorare soluzioni che consentano di mantenere una routine il più normale possibile, garantendo al contempo la sicurezza pubblica”. “Tutte le misure di sicurezza e precauzionali nella Città Vecchia sono una diretta conseguenza dei lanci missilistici iraniani” afferma il Ministero.

 

Netanyahu: “Nessuna intenzione malevola”. Poi ordina il pieno e immediato accesso alla Basilica al cardinale

L’Ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha assicurato che “non c’era alcuna intenzione malevola” nell’impedire al cardinale Pizzaballa di celebrare la Messa nella Chiesa del Santo Sepolcro. Il divieto di accesso da parte della polizia israeliana, ha sottolineato l’ufficio del premier su X, è stato dettato “solo dalla preoccupazione per la sua sicurezza e quella del suo seguito”. “Negli ultimi giorni, l’Iran ha ripetutamente preso di mira con missili balistici i luoghi sacri di tutte e tre le religioni monoteiste di Gerusalemme. In un attacco, frammenti di missile sono caduti a pochi metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro” ha riferito l’ufficio di Netanyahu. A tarda sera il premier è intervenuto nuovamente, annunciando su X di aver ordinato il “pieno e immediato accesso” alla Basilica del Santo Sepolcro per il cardinale. Ma ha anche precisato che negli ultimi giorni l’Iran ha “attaccato” anche i luoghi sacri a tutte e tre le regioni monoteistiche e frammenti di missili sono caduti proprio a pochi metri dal Santo Sepolcro.

 

Herzog: “Ho telefonato al Patriarca Pizzaballa, profondo dolore per l’incidente”

Il presidente Israel Herzog ha telefonato a Pierbattista Pizzaballa, al quale ha espresso il suo “profondo dolore per lo spiacevole incidente avvenuto questa mattina nella Città Vecchia di Gerusalemme”. Lo ha dichiarato il capo di Stato israeliano in un post su X. “Ho chiarito che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele, a seguito di precedenti episodi in cui missili iraniani sono caduti nella zona della Città Vecchia di Gerusalemme nei giorni scorsi” ha sottolineato Herzog. Infine, nel corso della conversazione telefonica con il Patriarca latino di Gerusalemme, il presidente israeliano ha ribadito “l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”.

L’ambasciatore Peled: “Era stato informato, è in una zona di conflitto, avremmo preferito una risposta diversa dal governo italiano”

Il cardinale Pizzaballa “era stato informato” che l’ingresso nei luoghi di culto “non era consentito per questioni di sicurezza” ma il cardinale “ha deciso di non rispettare la nostra richiesta”. Il divieto di ingresso “è stata un’azione necessaria, ora cercheremo di capire se ci può essere una soluzione alternativa”. Lo ha detto l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled, sottolineando che Gerusalemme “è una zona di conflitto” e quindi “la sicurezza delle vite umane viene prima delle libertà di culto”.

“Avremmo preferito una risposta differente, ma comprendiamo la sensibilità del mondo cristiano” rispetto a questa situazione, ha detto ancora l’ambasciatore israeliano Peled commentando le proteste del governo italiano per la decisione di Israele di fermare il Patriarca. “Tra amici si possono avere differenze di vedute, domani avremo una discussione aperta, sincera, magari anche conflittuale” come è successo anche in passato, ha aggiunto Peled.

“Comprendiamo che quello di oggi è un giorno significativo per i cattolici e non avevamo alcuna intenzione di offendere i credenti cristiani in tutto il mondo, ma dobbiamo comprendere che siamo sotto attacchi missilistici, l’intera città di Gerusalemme è stata chiusa per cristiani, musulmani e anche per gli ebrei per un mese, i missili hanno colpito tutta la città, persino il Santo Sepolcro” ha proseguito Peled. “Proprio mentre parliamo, razzi e missili stanno colpendo Gerusalemme, dieci milioni di israeliani sono nei rifugi e quindi dobbiamo comprendere che è una zona di conflitto” ha puntualizzato l’ambasciatore in Italia d’Israele.

 

L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede: “Siamo impegnati a garantire la sicurezza”

“Israele si impegna a preservare la libertà di culto, garantendo al contempo la sicurezza, di fronte alla minaccia rappresentata dai missili iraniani” scrive sul suo account di X l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman, dopo il caso. Sideman ritwitta anche quanto già affermato dall’Ufficio del primo ministro israeliano sui luoghi santi fatti bersagli dall’Iran.

 

L’ambasciatore Usa in Israele: “Incidente difficile da capire”

“L’azione odierna della polizia israeliana, volta a impedire al Patriarca latino Pizzaballa e ad altri tre sacerdoti di accedere alla Chiesa per impartire una benedizione nella Domenica delle Palme, costituisce un spiacevole incidente che sta già avendo gravi ripercussioni in tutto il mondo” ha detto l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee su X. “Il fatto che al Patriarca sia stato precluso l’accesso per una cerimonia privata risulta difficile da comprendere o giustificare” ha messo in evidenza Huckabee.

Meloni: “Vicini a Pizzaballa, dalle autorità di Israele un’offesa ai credenti”. Poi la telefonata

“Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro” dichiara la premier Giorgia Meloni. “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri” aggiunge la presidente del Consiglio, proseguendo: “Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. La presidente del Consiglio ha poi telefonato al cardinale Pizzaballa per esprimere e rinnovare la propria vicinanza personale e quella del Governo italiano. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi.

La condanna è arrivata anche dal presidente francese Emmanuel Macron.

Tajani: “Inaccettabile il divieto a Piazzaballa, l’Italia esprime sdegno. Convocato l’ambasciatore”

“Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme” scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione”.

Il titolare della Farnesina conclude precisando che “ho dato indicazione di convocare domani al Ministero degli Esteri l’ambasciatore di Israele per avere chiarimenti”.

Condanne anche da Crosetto, Craxi, Salvini, Fontana

“Piena solidarietà al cardinale Pizzaballa, a padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito” di entrare al Santo Sepolcro. Quanto accaduto a Gerusalemme è grave e profondamente preoccupante. “È un fatto senza precedenti, che colpisce non solo le autorità religiose coinvolte, ma milioni di fedeli nel mondo. Parliamo di uno dei luoghi più sacri della cristianità, simbolo universale di fede, storia e spiritualità” commenta il ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo il quale una tale decisione “mina un principio fondamentale che dovrebbe essere sempre garantito: quello della libertà religiosa”.

“Esprimo la mia più profonda indignazione per quanto avvenuto stamani a Gerusalemme” anche da parte di Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia. L’esponente azzurra aggiunge che “L’episodio risulta ancor più grave, se possibile, proprio perché avvenuto in un giorno di così profondo significato per il mondo cattolico, quale la Domenica delle Palme”. Anche il vicepremier Matteo Salvini, critica sui social la scelta di fermare il prelato: “Quanto successo al cardinale Pizzaballa e a Padre Ielpo è inaccettabile e offensivo. Bene la posizione, chiara e inequivocabile, del governo italiano”.

Il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, esprime “piena solidarietà al Cardinale Pierbattista Pizzaballa e a monsignor Francesco Ielpo per quanto accaduto a Gerusalemme. Rivolgo, al contempo, un pensiero di vicinanza a tutti i cristiani in Medio Oriente, che vivono una fase particolarmente complessa. Auspico che si possa fare piena chiarezza sull’accaduto. Resta imprescindibile il rispetto del principio fondamentale della libertà di professare la propria fede, da garantire sempre e in ogni contesto”.

 

Schlein: “Solidarietà a Pizzaballa, il governo prenda distanze da Netanyahu”

“A nome del Partito democratico, voglio esprimere tutta la nostra solidarietà al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e a tutti i fedeli a cui le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro. La violenza cieca e la protervia senza limiti del Governo israeliano ha raggiunto anche uno dei luoghi più sacri della Cristianità, offendendo la dignità dei credenti e umiliando l’intera comunità cristiana. Colpire la libertà di culto è l’ennesima violazione dei più elementari diritti umani compiuta nella sostanziale impunità, e rappresenta un atto di ostilità nei confronti di milioni di cristiani nel mondo” scrive in un post sui social la segretaria del Pd, Elly Schlein. “Siamo vicini al Patriarca di Gerusalemme, al Custode del Santo Sepolcro e a tutta la comunità cristiana di Terrasanta, da sempre testimoni di un’idea di convivenza pacifica profondamente lontana dal suprematismo di Netanyahu e degli estremisti di destra suoi complici. Il Governo italiano esprima forte la sua condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal criminale Governo Netanyahu, promuovendo azioni concrete per fermare e sanzionare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà” conclude Schlein.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha contattato telefonicamente il cardinale per rinnovargli la vicinanza delle Chiese in Italia. “A nome dei Vescovi italiani – afferma il presidente Cei – manifesto lo sdegno per “una misura grave e irragionevole”, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia. “Si è trattato di un fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto. A tutti i cristiani di Terra Santa assicuriamo la nostra preghiera, perché continuino a essere promotori di pace, mentre auspichiamo che l’incidente odierno sia chiarito immediatamente. Le autorità locali e le organizzazioni internazionali hanno il dovere inderogabile di garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico. Rinnoviamo il nostro appello affinché si aprano spazi di dialogo e si giunga presto a soluzioni ragionevoli”.

Pizzaballa, dal Monte degli Ulivi: “Vogliamo portare Gesù e rimanere una comunità che vuole costruire fratellanza, amicizia, comunione”

“Domenica delle Palme, 29 marzo 2026, alle ore 15:30, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, pronuncerà una preghiera per la pace e impartirà una benedizione alla Città di Gerusalemme dal Santuario del Dominus Flevit sul Monte degli Ulivi”. Lo comunicava lo stesso Patriarcato di Gerusalemme poco prima che al prelato fosse impedito l’ingresso al Santo Sepolcro, dove si stava recando in forma privata questa mattina. L’evento liturgico in ‘stile Covid’ a causa di “motivi di sicurezza” legati ai lanci di missili per cui non è possibile la partecipazione dei fedeli, appare comunque confermato.

“Siamo qui oggi davanti a Gerusalemme, in una situazione molto complicata che stiamo vivendo” ma “vogliamo portare Gesù e imparare ancora una volta come rimanere una comunità che vuole costruire fratellanza, amicizia, comunione e fraternità” ed essere “strumento di riconciliazione”. Così il cardinale Pizzaballa introducendo dal Monte degli Ulivi (Santuario del Dominus Flevit), la preghiera per la pace e la benedizione per la città.

“La guerra non susciterà la resurrezione. La violenza non spegnerà la speranza”. Oggi “i nostri fratelli e sorelle non possono unirsi alle voci della processione”, oggi portiamo “la croce”. “Una croce che non è un peso per noi, ma la fonte della vera pace”: ha aggiunto il Patriarca di Gerusalemme durante la preghiera per la pace e la benedizione di Gerusalemme. “Cerchiamo di costruire la riconciliazione attraverso ogni cosa, ogni mondo, ogni relazione” ha proseguito il porporato. “Fratelli, in questa terra che continua ad attendere la pace, siamo chiamati a essere testimoni di un amore che non si arrende mai. Possa un giorno, anche oggi, essere un giorno di pace. Possa la nostra vita, anche la pienezza del momento presente, portare l’amore di Cristo e questa luce sembra prevalere sull’oscurità”, è stato il suo auspicio. Al termine della celebrazione Pizzaballa ha ringraziato i presenti e ha sottolineato: “Noi chiediamo la pace. Siamo in pace. Per tutto ciò che viene dal nostro cuore. Quindi, poiché siamo in pace, e vogliamo che tutto sia per la pace, per una collaborazione, per una fraternità, affidiamo tutto al Signore”.

Il cardinale Pizzaballa a Gaza

Il cardinale Pizzaballa a Gaza (AFP)

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