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Sport

Ritiri il progetto o non giochiamo

Di Sala Notizie30 Luglio 20266 min di lettura
Ritiri il progetto o non giochiamo
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“La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento. È una delle più grandi eredità sportive del calcio. È stata costruita nel corso delle generazioni da giocatori, nazionali e tifosi di ogni continente. Nessuna parte di essa dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita”. Cosi la Uefa motiva la sua scelta di boicottare tutte le manifestazioni Fifa, finche’ il progetto Infantino non sarà ritirato. “È irresponsabile e indifendibile che una proposta ditale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata quasi all’approvazione senza alcuna consultazione significativa con coloro a cui è affidata la gestione di questo sport. Non si tratta solo di una grave mancanza di leadership, ma di una vera e propria abdicazione al dovere della Fifa come custode del calcio mondiale”.   La Uefa accusa la Fifa di aver messo tutto il calcio mondiale, “di fronte a un ultimatum: accettare l’irreversibile acquisizione delle più grandi competizioni calcistiche o subirne le conseguenze. Questa non è una ‘decisione democratica’, ma un governo basato sull’intimidazione, un atto di coercizione indegno di un’istituzione a cui è affidata la tutela del calcio mondiale”.

L’opposizione della Uefa, “va ben oltre la procedura. Nel momento in cui investitori esterni acquisiscono quote di proprietà nelle competizioni Fifa, il calcio cambia per sempre. Il profitto commerciale diventa un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori diventano una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, ogni decisione sui formati delle competizioni e ogni decisione che plasma il futuro del calcio non è più guidata da ciò che meglio serve al gioco, ma da ciò che meglio serve agli azionisti. Questo modello non ha posto nel calcio mondiale. Il futuro del calcio – prosegue la confederazione europea – non può essere dettato dalle aspettative di coloro il cui primo dovere è massimizzare il profitto finanziario. Né gli interessi delle federazioni nazionali, delle leghe, dei club, dei giocatori e dei tifosi possono essere subordinati ai profitti degli investitori. Il calcio non può ipotecare il proprio futuro per un guadagno finanziario”.   “La posizione dell’Europa è chiara. Non daremo mai la nostra legittimità a questo modello. Nessuno ha l’autorità morale per vendere ciò che è semplicemente custodito per le generazioni future”.   “Ci sono momenti – è la conclusione – in cui le istituzioni non vengono giudicate da ciò che sono disposte ad accettare, ma da ciò che si rifiutano di compromettere. Questo è uno di quei momenti. Alcune cose sono semplicemente troppo importanti per essere vendute. La Coppa del Mondo FIFA appartiene al calcio. Appartiene per sempre. E finché l’Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita” 

Prima dell’Uefa, si erano espressi duramente – ma senza decisioni – il Sudamerica e l’Asia, grande elettrice di Infantino. In una lettera alle 47 federazioni asiatiche, il presidente bahreinita dell’Afc, Salman bin Ibrahim al-Khalifa, aveva ribadito che il progetto Fifa “mina le fondamenta del calcio”. Apertura invece dall’Africa: Patrice Motsepe, magnate minerario e presidente sudafricano della Caf, ha invitato le sue federazioni a una riunione la prossima settimana per esaminare il progetto Infantino, nell’impegno a “sostenere l’aumento delle risorse finanziarie”.   A guidare in Europa la posizione più intransigente, soprattutto Inghilterra, Germania e Spagna, con l’Italia rappresentata dal vicepresidente vicario Uefa, Gravina, duro dall’inizio, e da Giovanni Malagò, neoeletto presidente federale.

A guidare in Europa la posizione più intransigente, soprattutto Inghilterra, Germania e Spagna, con l’Italia rappresentata dal vicepresidente vicario Uefa, Gravina, duro dall’inizio, e da Giovanni Malagò, neoeletto presidente federale che ieri con maggior cautela aveva però ribadito: siamo con l’Uefa.

Intanto, la Bbc svela che dopo aver comunicato a tutte le federazioni il termine del 19 settembre per un dentro o fuori il progetto, la Fifa ha inviato in queste ore un nuovo documento con la tempistica: entro fine ottobre, gli investitori dovrebbero già versare le proprie quote, assicurando così la liquidità per i 40 milioni di dollari assicurati da subito a ciascuno degli aderenti.

Ma c’é anche un’altra data che fin da ora, nei corridoi del calcio mondiale, viene cerchiata in rosso: il 16 novembre, giorno entro il quale vanno presentate le candidature all’elezione presidenziale del 2027. Infantino ha già ufficializzato che al voto del prossimo marzo si presenterà. In Europa, vista anche la posizione dell’Asia, cresce l’ipotesi di contrapporgli Nasser Al Khelaifi, proprietario qatariota del Psg.

Il precedente della Superlega

Nel 2019, un comitato di stakeholder della Fifa aveva respinto un piano sostenuto sempre da Infantino per un investimento privato di 25 miliardi di dollari in una Coppa del Mondo per club, e tra i finanziatori c’erano la giapponese SoftBank e il fondo sovrano Pif dell’Arabia Saudita. 

L’anno scorso, la Fifa ha ampliato la competizione per club a 32 squadre, col torneo svoltosi negli Usa, prova generale dei Mondiali a 48 di quest’anno, con l’ipotesi di coinvolgere 64 nazionali nel 2030. 

Più partecipanti, più federazioni contente ma anche più soldi, e il timore di molti è che la costituenda società Fifa Forward Enterprise (Ffe) sia un veicolo non solo per gestire i proventi ma anche per spingere la creazione di eventi calcistici sempre più grandi, fitti e partecipati, a detrimento dei tornei continentali per nazionale e per club.   

Così oltre all’Uefa anche l’americana Concacaf e l’asiatica Afc hanno espresso preoccupazione e perplessità; ma è l’Europa il centro della reazione contro quello che è considerato “un vero e proprio attacco al calcio”, come ha detto un esponente della federcalcio tedesca e componente dell’Uefa. Ieri anche Gabriele Gravina, vicepresidente Uefa, ha criticato con forza il progetto.   

La Fifa intanto ha ammesso che c’é la società di fondi Thrive, di cui è ad Jared Kushner, fratello del genero di Trump, tra gli investitori per l’acquisto di quote della Ffe, sottolineando ancora però che “i privati ne deterranno solo una quota di minoranza” e che “la federazione avrà il pieno controllo e l’autorità esclusiva sulla gestione del calcio,delle competizioni, del calendario delle partite e di tutte le decisioni regolamentari e sportive”. 

Parole che vogliono tranquillizzare, ma tenere sbarrata la porta davanti a fiumi di denaro rischia di risultare difficile.

La replica di Infantino: la proposta della Fifa è “un’opportunità, non un obbligo”

“Fifa forward enterprise, o Ffe, è in realtà una proposta, un’offerta. Fa parte di un processo democratico, di consultazione, e soprattutto, è un’opportunità, ma non un obbligo”. Lo afferma il presidente della Fifa, Gianni Infantino, in un video. “È un’occasione d’oro per dare una spinta decisiva allo sviluppo del calcio a livello globale. Ma ripeto, è solo un’offerta, non un obbligo”, ha aggiunto il numero 1 del calcio mondiale, sostenendo che comunque tutto è subordinato al voto democratico delle 211 federazioni affiliate alla Fifa e all’approvazione del consiglio Fifa.

Infantino difende quella che definisce la possibilità di sbloccare un “valore commerciale finora inesplorato. Catturare quel valore richiede competenze aggiuntive, una visione più approfondita, distinta dalla gestione e dallo sviluppo dello sport”. Secondo Infantino, l’idea è commercializzare e organizzare tutte le competizioni di proprietà della Fifa, insieme a sponsorizzazioni, trasmissioni tv, licenze e nuove iniziative, mentre il l gioco non cambierebbe e che i tifosi sarebbero più contenti.

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