Dalle prime ore di questa mattina la polizia di Stato di Torino sta eseguendo 14 perquisizioni domiciliari in diverse parti d’Italia nei confronti di militanti antagonisti, nell’ambito delle indagini sui fatti avvenuti durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna.
Le perquisizioni sono state delegate dall’autorità giudiziaria. Nell’ambito dell’inchiesta il pubblico ministero ha richiesto 19 misure cautelari per reati che sarebbero stati commessi, a vario titolo, in occasione del corteo.
I fatti
Il 31 gennaio, a margine della manifestazione organizzata contro lo sgombero del centro sociale di Torino, avvenuto il 18 dicembre, si erano verificati violenti scontri tra antagonisti e forze dell’ordine.
Razzi, bengala, bombe carta: le aggressioni
Gli agenti erano stati attaccati con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. I disordini erano proseguiti per circa due ore. Durante gli scontri, concentrati soprattutto nella zona di corso Regina Margherita, alcuni gruppi di manifestanti a volto coperto avevano incendiato cassonetti e un mezzo della polizia. Un agente era stato inoltre accerchiato e aggredito da un gruppo di antagonisti e colpito con un martello.
Con abiti scuri, maschere, caschi e passamontagna avevano attaccato, a più riprese, i contingenti delle forze dell’ordine. Circa 1500 i violenti considerati a Gennaio responsabili della guerriglia urbana Torino durante la manifestazione contro lo sgombero dello storico centro sociale.
Tra loro anarchici, autonomi, antagonisti, gruppi organizzati e cani sciolti. Specialisti della guerriglia arrivati nel capoluogo piemontese non solo da diverse città italiane ma anche da altri paesi europei, in particolare dalla Francia. Blocchi di violenti entrati in azione al calar del sole staccandosi dalla manifestazione principale e usando nomi in codice per comunicare come Blu, Ugo, Kiwi e Mango.
Poi, emersero nei giorni successivi immagini terribili del pestaggio di un poliziotto di 29 anni, colpito con violenza a terra: gli istanti documentati nei video diffusi anche sui social.

