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Home » Scontro politico sul Garante per la Privacy, Report: “Autorità non indipendente”
Politica

Scontro politico sul Garante per la Privacy, Report: “Autorità non indipendente”

Di Sala Notizie11 Novembre 20254 min di lettura
Scontro politico sul Garante per la Privacy, Report: “Autorità non indipendente”
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Scontro politico sul Garante per la Privacy, Report: “Autorità non indipendente”

La “mancata terzietà”, i “conflitti di interesse”, la radiografia delle spese e poi “quella multa da 44 milioni a Meta finita con un nulla di fatto”, ma anche contatti tra membri del Collegio e partiti politici, tempistiche delle decisioni, e trasparenza delle procedure. Report è tornato ieri sera alla carica contro il garante privacy, nonostante l’Autorità avesse chiesto che la puntata non andasse in onda, in particolare l’inchiesta sugli smart glasses di Meta in quanto, secondo il Garante: “destituita di ogni fondamento”.

Il componente del collegio Agostino Ghiglia è finito nuovamente nel mirino del programma per l’incontro con il responsabile istituzionale di Meta in italia, a ottobre 2024, prima della decisione dell’Autorità sulla multa. “Report documenta una serie di fatti inoppugnabili su quello che è accaduto”, la replica di Ranucci, che in puntata ha sottolineato: “In questi giorni ben due membri del garante hanno cercato di metterci i bastoni fra le ruote, uno è Agostino Ghiglia, con una diffida, l’altra è la professoressa Ginevra Cerrina Feroni che avrebbe telefonato direttamente ai vertici”. Ghiglia era già finito sotto i riflettori per aver incontrato Arianna Meloni subito prima che l’Autorità decidesse una multa di 150mila euro a Report per la diffusione di una conversazione privata tra l’ex-ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie.

In sostanza il servizio di Report ha messo pesantemente in dubbio l’indipendenza dell’Autorità garante per la privacy, non solo per via della nomina interamente politica dei suoi membri, e di essere una sorta di ‘longa manus’ dei partiti di governo.

Non si sono fatte attendere le reazioni delle opposizioni che chiedono l’azzeramento di tutto il consiglio del Garante: “Le inchieste giornalistiche di Report hanno rivelato un sistema gestionale opaco, caratterizzato da numerosi conflitti di interesse e da una forte permeabilità alla politica. Senza un azzeramento e una ripartenza sarà impossibile ricostruire la fiducia dei cittadini nell’istituzione che deve tutelarne i diritti e assicurare la necessaria terzietà del collegio, anche rispetto alla politica”, dice Elly Schlein e dal M5S si rincara la dose: “Un’autorità che dovrebbe difendere i cittadini è diventata un covo di conflitti d’interesse, favoritismi, spese folli e legami politici imbarazzanti. Com’è possibile che Giorgia Meloni non dica nulla su questo vero e proprio scandalo? Forse perché i legami suoi e di sua sorella con Ghiglia la mettono in estremo imbarazzo? Forse il governo tace perché è complice? Fuori subito Ghiglia e tutto il collegio”. Così gli esponenti M5s in commissione di Vigilanza Rai.

In mattinata ha parlato coi media uno dei quattro componenti del collegio del Garante della Privacy, l’avvocato Guido Scorza, nominato dal Parlamento in quota M5s e che che fu il solo a votare contro la multa a Report: “Si è innescato qualcosa che sta minando alla radice l’indipendenza e l’autorevolezza percepite dell’Autorità” ha affermato in un’intervista a Rainews24 e non ha escluso di dimettersi dopo le inchieste di Report su possibili spese pazze, conflitti di interesse, favori lobbistici e interferenze politiche sulle decisioni dell’Autorità di garanzia del diritto alla Privacy.

Non la vede così il diretto interessato dall’inchiesta, Agostino Ghiglia che argomenta con una logica non impeccabile il suo rifiuto a dimettersi: “Visto che siamo indipendenti non teniamo conto delle suggestioni della politica” ha detto a La7. 

Nel pomeriggio è arrivata la presa di posizione di Giorgia Meloni che ha ricordato come la nomina del garante sia di competenza del Parlamento per poi puntualizzare: “Questo Garante è stato eletto durante il governo giallo-rosso, quota Pd e 5s e ha un presidente in quota Pd, dire che sia pressato da un governo di centrodestra mi pare ridicolo. Se il Pd e i 5s non si fidano di chi hanno messo all’Autorità per la Privacy, non se la possono prendere con me, forse potevano scegliere meglio”. Alla premier è arrivata a stretto giro la replica di Sigfrido Ranucci a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1: “Meloni ha detto che sulle dimissioni del Garante spetta ‘al collegio decidere, messo da Pd e M5S’? “Ci sono anche uno della Lega e uno di Fratelli d’Italia, anzi l’unico proprio organico a FdI è proprio Ghiglia mi pare”.
 

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