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Home » Sfruttamento e lusso. Indagato per caporalato Andrea Dini, cognato del presidente della Lombardia
Cronaca

Sfruttamento e lusso. Indagato per caporalato Andrea Dini, cognato del presidente della Lombardia

Di Sala Notizie18 Marzo 20264 min di lettura
Sfruttamento e lusso. Indagato per caporalato Andrea Dini, cognato del presidente della Lombardia
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Andrea Dini, cognato del presidente della Lombardia, Attilio Fontana, in qualità di amministratore delegato della ‘Dama Spa’ è indagato dalla Procura di Milano nell’ambito di una indagine per caporalato. 

L’accusa riguarda altre cinque persone e la società Dama, già coinvolta nel caso camici durante l’emergenza Covid (poi archiviato). 

Lo si legge nell’atto con cui è stato disposto dal pm, Paolo Storari, il controllo giudiziario della stessa Dama e di Aspesi, noto marchio della moda. 

Pm: “Situazione di sfruttamento per massimizzare i costi”

Con lo “sfruttamento” degli operai cinesi Dama spa realizza “margini di guadagno” che “vanno dal 95% all’87%” sui capi di vestiario a marchio Paul & Shark prodotti dagli opifici clandestini. Lo si legge nel decreto del pm.

La Procura milanese ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per le griffe della moda di lusso accusate di aver adottato una “modalità di produzione (con conseguente risparmio sul costo del lavoro)” e di aver subappaltato la produzione di capi di abbigliamento” con una “deliberata mancanza di modelli organizzativi idonee a garantire che si verifichino situazioni di pesante sfruttamento lavorativo”. 

Dove i turni sarebbero stati di “7 giorni alla settimana, con orario dalla 8 alle 22” e stipendi sotto la soglie di povertà. 

Una delle sedi di Dama Spa nel Varese (googlemaps)

Pm: “Aspesi e Dama negli opifici del caporalato solo per controllo prodotti”
 

Una politica di impresa in cui sarebbero stati “effettuati costantemente audit e visite presso fornitori dove era in atto lo sfruttamento lavorativo e finalizzati solo alla verifica della qualità del prodotto rimanendo invece ciechi nei confronti di tutti gli aspetti inerenti la sicurezza sul lavoro”. 

Lo scrivono i pm di Milano, dove chiariscono il motivo per cui hanno disposto, in via d’urgenza, il controllo giudiziario di Alberto Aspesi &C e Dama spa la società che rappresenta il marchio Paul& Shark e hanno indagato per caporalato i loro amministratori delegati, Francesco Umile Chiappetta e Andrea Dini, e i tre titolari cinesi di un opificio a Garbagnate Milanese.
Il provvedimento di stamane si distingue da quelli con cui la sezione misure di Prevenzione del Tribunale milanese ha nominato un amministratore giudiziario da affiancare al management, non indagato, della Giorgio Armani operations, di Dior, di Valentino e di altre griffe che avrebbero agevolato “colposamente” lo sfruttamento di manodopera in nero, in quanto non avrebbero vigilato sulle capacità tecniche delle aziende appaltatrici le quali a loro volta avrebbero esternalizzato il lavoro.
Nel caso di oggi, simile a quello che riguarda Tod’s, il pubblico ministero ha scelto di procedere d’urgenza, salvo poi attendere la convalida di un gip, ed ha contestato il caporalato diretto perché le società avrebbero accettato “lo sfruttamento dei lavoratori” in nero “come modalità di produzione” , in tutto circa 45 persone. Per esempio, è risultato dagli accertamenti, Aspesi &C e Dama “sono assiduamente presenti presso l’opificio, dove, lo si ricorda, era affisso un cartello indicativo dell’orario di lavoro (8 -22)”, cosa per cui “pare francamente difficile escludere il dolo delle figure apicali”.

 

Fontana: “Strumentale accostamento. Mio cognato dimostrerà la sua innocenza”

“Chiedete a mio cognato che sicuramente dimostrerà la propria innocenza come ha dimostrato in precedenti episodi nel quale è stato coinvolto. Mi chiedo la strumentalità della domanda e dell’abbinamento del mio nome con quello del dottor Dini, che è titolare dell’azienda nella quale io non ho alcuna parte. Prendo atto del fatto che, più che sapere le cose, volete cercare di mettere sempre un pizzico di veleno nelle richieste”. Così il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana rispondendo ai giornalisti in merito all’inchiesta.

 

Le indagini riguardano anche tre cittadini cinesi titolari di un opificio a Garbagnate Milanese, che tra il 2023 e il 2025 ha cambiato nome ma non sede, e a cui è stata affidata la confezione di vestiario.   

Come si legge nell’atto, che dovrà essere convalidato da un gip, l’indagine “trae origine da accertamenti di polizia giudiziaria dove è stato ‘fotografato’ un fenomeno dove due mondi – solo apparentemente distanti – quello del lusso da una parte e quello di laboratori cinesi dall’altra, entrano in connessione per un unico obiettivo: abbattimento dei costi e massimizzazione dei profitti attraverso elusione di norme penali giuslavoristiche”. 

Dama spa e Dini erano tra gli indagati nella vicenda dei camici durante il Covid che era finita con il proscioglimento di tutti. I pm poco tempo fa hanno adottato lo stesso provvedimento per Tod’s.

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