L’ultima frana sabato 8 agosto: un boato fragoroso sotto gli occhi increduli di centinaia di escursionisti che si trovavano al rifugio Città di Fiume, a Borca di Cadore. Il Monte Pelmo, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, è osservato speciale per i distacchi di materiale roccioso che minacciano i sentieri. Negli ultimi giorni, solo in quell’area, ci sono state tre frane e la situazione è sotto attento monitoraggio come ci dice Luca Olivotto, sindaco di Borca di Cadore: “Stiamo appunto valutando per capire se c’è bisogno di fare un’ordinanza, magari anche un’ordinanza combinata anche con altri comuni limitrofi per capire se chiudere questo tratto interessato giustamente per una questione di sicurezza“.

I distacchi non riguardano al momento i sentieri più battuti dai turisti, ma solo le alte vie e le ferrate frequentate dagli escursionisti esperti. Nei giorni scorsi a San Vito di Cadore, si è verificata nuovamente la chiusura della Statale 51 d’Alemagna, nel punto in cui l’anno scorso è stata bloccata per settimane per la frana del Marcora. Ma la situazione è stata risolta rapidamente grazie ai nuovi dispositivi automatici di monitoraggio. Franco De Bon, sindaco di San Vito di Cadore: “Questo monitoraggio ci ha consentito di dare un’allerta seria nel senso che orami il materiale stava arrivando sulla strada, attraverso i sensori che erano stati posizionati e attraverso i semafori che hanno dato l’alt“.

Le Dolomiti si stanno sbriciolando, un processo naturale accelerato però dal cambiamento climatico degli ultimi anni che mette a rischio il permafrost, lo strato di roccia che dovrebbe restare in modo permanente sotto lo zero, contribuendo a tenere insieme la montagna. Una spiegazione ce la fornisce Osvaldo Cargnel, ingegnere geotecnico: “Questo strato di permafrost si sta sciogliendo, anche la Marmolada. Basta fare un piccolo confronto tra le fotografie dell’anno scorso e quelle di quest’anno per capire che dobbiamo correre ai ripari e al più presto“. 

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