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Home » Sicurezza, dal fermo preventivo allo scudo penale per gli agenti: le norme al vaglio del governo
Politica

Sicurezza, dal fermo preventivo allo scudo penale per gli agenti: le norme al vaglio del governo

Di Sala Notizie3 Febbraio 20266 min di lettura
Sicurezza, dal fermo preventivo allo scudo penale per gli agenti: le norme al vaglio del governo
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Sicurezza, dal fermo preventivo allo scudo penale per gli agenti: le norme al vaglio del governo

Dal fermo preventivo per bloccare i violenti prima che arrivino in piazza alla stretta sui coltelli per i minorenni, fino allo ‘scudo’ ma non solo per gli agenti, anche per tutti i cittadini, e alle zone rosse. Spaziano su più fronti le norme pronte ad entrare nel nuovo pacchetto sicurezza e sulle quali sono in corso diverse riunioni tra i tecnici dei vari ministeri per analizzare nel dettaglio le misure e decidere quali far confluire nel decreto legge e quali nel disegno di legge. 

Sul tavolo ci sono infatti sia un Ddl che un Dl, da portare in Consiglio dei ministri. Decreto che la Lega vorrebbe il più ‘corposo’ possibile, ma i provvedimenti inseribili nel testo in tal caso devono rispondere ai criteri di necessità e urgenza. Tra le norme più a cuore, viene chiarito, ci sono la stretta sui coltelli, la riforma delle polizie locali, il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, lo sgombero di tutte le case occupate e non soltanto delle prime, il rafforzamento del taser anche nelle città che non lo hanno, l’incremento dei militari impegnati nell’operazione strade sicure (dagli attuali 6100 a 10mila). Non tutto potrà trovare spazio nel decreto e alla fine nel dl dovrebbero confluire alcune norme, come ad esempio lo stop alla vendita dei coltelli ai minori e lo ‘scudo penale’ agli agenti.

Fermo preventivo 

Sul tavolo la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere nei propri uffici, per un massimo di 12 ore – anche se Matteo Salvini vorrebbe fossero estese a 48 – persone individuate durante i controlli preventivi in vista di manifestazioni e ritenute pericolose per il pacifico svolgimento dei cortei. 

Potenziamento Daspo urbano

Sempre in chiave di ordine pubblico, è previsto il potenziamento del Daspo urbano (Dacur) con l’estensione del divieto di accesso alle aree urbane a chi risulta denunciato o condannato per reati commessi durante le proteste di piazza. 

Arresto in flagranza differita

Accanto a questo ci sarebbe l’ipotesi di arresto in flagranza differita nei confronti di chi compie danneggiamenti in occasione di manifestazioni.   

Scudo penale ‘erga omnes’ 

Tra i provvedimenti allo studio, inoltre, lo ‘scudo’ penale ma erga omnes, non solo per le forze dell’ordine, che preveda la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di “cause di giustificazione” in caso di reati (una proposta di FdI depositata alla Camera prevede ad esempio che dove sia ravvisabile una giustificazione il pm entro 7 giorni deve svolgere accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessario, all’iscrizione nel registro degli indagati). 

Divieto di vendita sui coltelli

Particolare attenzione ai minorenni con l’introduzione del divieto di vendita di lame agli under 18, anche sul web. La violazione è punita con la sanzione da 500 a 3 mila euro, aumentata fino a un massimo di 12mila euro in caso di reiterazione. Verranno ampliati i reati per cui si può applicare l’ammonimento del questore nei confronti di ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni. In generale, si prevede il divieto assoluto di porto di coltelli con lama superiore a 5 centimetri e per tutti gli altri senza un giustificato motivo. Il testo introduce inoltre multe ai genitori che omettono di vigilare sui figli minori responsabili di atti di violenza.   

Istituzione di ‘zone rosse’ 

Si pensa poi di dare la possibilità (oggi prevista solo in casi eccezionali ed urgenti) ai prefetti di individuare delle ‘zone rosse’ in aree caratterizzate da gravi e ripetuti episodi di illegalità, dove non possono sostare soggetti segnalati dall’autorità giudiziaria per reati contro la persona, stupefacenti o per il porto di armi.

I nodi giuridici di alcune norme

Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia.

“Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”. 

Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già ieri in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare. C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

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