Lì dove tutto si era incagliato e dove ora tutto riparte. Dal reggiseno e dal corpetto appoggiati dal killer quel 7 agosto del 1990 sul ventre di Simonetta Cesaroni. Reperti nuovamente analizzati dove i carabinieri del Ris hanno isolato una traccia scientifica che riaccende la speranza.
Il cui profilo è stato già comparato, dando esito negativo, con quello di 8 persone, 5 donne e tre uomini. Altri 7 soggetti verranno sottoposti all’esame del Dna con tampone salivare a settembre. I consulenti della famiglia Cesaroni hanno chiesto di analizzare il profilo genetico di ben 69 individui. Chi abitava nel palazzo di via Poma o quanti lavoravano, come Simonetta, negli uffici dell’Aiag, l’Associazione italiana alberghi della gioventù. 
Negli anni reticenze, depistaggi, persino il tentativo di infangare il nome di Simonetta facendo circolare la notizia falsa che la ragazza chattasse con il videotel. La verità rimasta chiusa per 36 anni dietro la porta di un appartamento al terzo piano, le chiavi di Simonetta fatte sparire, a terra il suo corpo nudo, martoriato da 29 coltellate.  

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