“Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io”. E’ quanto ha detto Carmelo Cinturrino durante le dichiarazioni spontanee rese nell’incidente probatorio sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo. L’assistente capo, arrestato per omicidio volontario, ha spiegato di aver sparato perché spaventato e ha precisato di non conoscere personalmente la vittima se non nell’ambito dell’attività investigativa. Inoltre, Cinturrino ha ricordato gli encomi ricevuti e sottolineato di essere stato “un poliziotto corretto”.
In un passaggio Cinturrino è apparso emozionato parlando della visita del padre in carcere. Ha, inoltre, negato di aver mai utilizzato violenza nei confronti di altre persone o di aver sottratto droga e denaro, affermando di aver operato sempre nell’ambito della legalità e attraverso regolari verbali di sequestro.
Ha confermato la presenza, al momento dello sparo, del 31enne afgano senza fissa dimora, sentito ieri dal gip e testimone oculare del colpo alla testa che il 26 gennaio ha ucciso il 28enne marocchino in via Impastato. Nel corso delle dichiarazioni non ha fatto riferimenti ai colleghi indagati.
Le dichiarazioni sono state rese nel corso della seconda giornata dell’incidente probatorio.
“Usavo il martello per scavare e cercare la droga”
Carmelo Cinturrino ha spiegato che il martello che gli è “costato il soprannome di ‘Luca Martello'” con accuse di pestaggi nei confronti di tossicodipendenti e spacciatori del Corvetto e di Rogoredo “lo utilizzava principalmente per andare a scavare e per cercare la droga nell’ambito dell’attività di polizia o per evitare di toccare siringhe e garze sporche di sangue”. Così gli avvocati del poliziotto 41enne, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, al termine delle dichiarazioni spontanee dell’assistente capo del Commissariato Mecenate durante l’incidente probatorio. L’agente ha respinto come “calunnie” le accuse di “percosse” così come quelle di avere rapporti con Abderrahim Mansouri, il 28enne che ha ucciso il 26 gennaio a Rogoredo con un colpo di pistola alla testa. “Non lo conosceva, non ha avuto rapporti – hanno spiegato i legali – lo conosceva dalle foto segnaletiche risalenti a un’indagine del 2025, condotta da altri colleghi, di un’altra squadra e non del suo Commissariato”. Mansouri era solo “un soggetto di interesse investigativo come tanti altri”, hanno concluso.
Legali di Cinturrino, ha respinto ogni accusa, denunciati testimoni per calunnia
“Ha respinto fermamente ogni accusa”, fornendo “diverse ricostruzioni, a nostro avviso assolutamente attendibili e facilmente anche riscontrabili. I testimoni sono stati denunciati per calunnia”. Lo hanno dichiarato gli avvocati Marco Bianucci e Davide Giugno, difensori di Carmelo Cinturrino, a margine dell’udienza di incidente probatorio sull’omicidio di Abderrahim Mansouri, davanti al gip di Milano, Domenico Santoro. Secondo i legali, l’assistente capo, arrestato per l’omicidio volontario del pusher marocchino di 28 anni ucciso il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, ha fornito nelle sue dichiarazioni spontanee una ricostruzione alternativa dei fatti contestati. In particolare, hanno spiegato, ha “escluso categoricamente” le percosse di cui è accusato e ha negato di aver utilizzato il martello come arma: “Ha ben spiegato quale fosse il reale utilizzo di questo martello”, impiegato “principalmente per andare a scavare, per cercare lo stupefacente nell’ambito dell’attività di polizia oppure anche per evitare di toccare siringhe, garze, sporche di sangue”. I difensori hanno inoltre riferito che Cinturrino ha negato di aver mai proferito minacce di morte e di aver avuto rapporti diretti con la vittima, spiegando che “non lo conosceva” e che lo aveva visto solo attraverso foto segnaletiche relative a un’indagine condotta da altri pochi mesi prima. “Per l’ennesima volta si è detto dispiaciuto, un profondo e autentico dispiacere”, ribadendo che non voleva provocare la morte del 28enne. Nelle dichiarazioni spontanee, hanno aggiunto i legali, non vi è stato alcun riferimento al motivo per cui sarebbe stata collocata una pistola finta accanto alla vittima.
Legali di Mansouri, nelle parole di Cinturrino nessuna disperazione
“Da chi dice di aver ucciso senza voler uccidere ci si aspettava una disperazione che non è emersa nelle sue parole”. Così l’avvocato Marco Romagnoli, uno dei legali della famiglia di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso da Carmelo Cinturrino il 26 gennaio a Rogoredo, commentando le dichiarazioni spontanee del poliziotto accusato di omicidio volontario aggravato. L’incidente probatorio, che dovrebbe concludersi nella serata di sabato. È già stato ascoltato il quarto testimone, il 41enne marocchino che il giorno dell’omicidio si trovava al telefono con Mansouri alle 17.32 e 35 secondi pochi istanti prima dello sparo. Ascoltato anche un 22enne, assolto nel 2025 da un’accusa di spaccio a causa di una serie di incongruenze fra i verbali e le informative firmate da Cinturrino e le immagini delle telecamere di sorveglianza che riprendono il poliziotto, all’interno di un mini market di piazzale Corvetto, aprire la cover del telefono del soggetto fermato e mettersi dei contanti nel marsupio. Sarà infine il turno di un 19enne, pusher, che ha descritto le dinamiche della piazza di spaccio di Rogoredo.
