Cartelli con i volti della premier Giorgia Meloni, dei ministri Giuseppe Valditara e Anna Maria Bernini e della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen trasformati in bersagli attaccati ai lampioni e fatti oggetto di lanci di arance e uova. È la protesta inscenata dai collettivi studenteschi oggi in piazza a Genova come in altre città italiane contro le politiche del governo sulla scuola e il piano di riarmo “che prevede nelle scuole e nelle università l’asservimento completo ad aziende belliche e privati”.
A Roma manifestanti davanti al Ministro dell’Istruzione e del Merito hanno bruciato una bandiera europea e denunciato i tagli all’istruzione pubblica e l’aumento delle spese militari, contestando le riforme del governo Meloni. “L’aumento delle spese militari è inaccettabile mentre si riducono i fondi alle università”, hanno gridato dal megafono, ricordando il calo di 170 milioni di euro per l’istruzione solo nell’ultimo anno. Tra le critiche principali, la riforma Valditara, l’alternanza scuola-lavoro e la mancanza di investimenti per una didattica di qualità.
Ad aprire il corteo torinese uno striscione con la scritta “Soldi alla formazione, non alla guerra”, accompagnato da due fantocci: uno raffigurante il ministro Valditara con un elmetto e una giacca mimetica, definito “sceriffo”, e un altro che ritrae un asino con la scritta “Bernini somara”.
Le proteste si sono diffuse in altre città, tra cui Bologna, Pisa, Milano e Brindisi, con cortei e presidi. Le richieste principali includono assunzioni per i precari, il blocco dei tagli all’istruzione e il rifiuto del riarmo, con lo slogan “Studenti e lavoratori uniti per un mondo diverso”.
La manifestazione degli studenti per la scuola e contro il riarmo a Torino (Ansa)
04/04/2025