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Home » Tempesta sul referendum: l’affondo di Gratteri incendia il dibattito sulla giustizia
Politica

Tempesta sul referendum: l’affondo di Gratteri incendia il dibattito sulla giustizia

Di Sala Notizie12 Febbraio 20263 min di lettura
Tempesta sul referendum: l’affondo di Gratteri incendia il dibattito sulla giustizia
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Tempesta sul referendum: l’affondo di Gratteri incendia il dibattito sulla giustizia

L’intervento del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha trasformato la campagna referendaria sulla Giustizia in uno scontro frontale. Il magistrato ha acceso la miccia dichiarando senza mezzi termini: “Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. 

Queste parole hanno innescato l’ira della coalizione di governo e delle alte cariche dello Stato. Il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, si è detto “basito da questa grave dichiarazione che offende milioni di cittadini e alza il livello dello scontro”, mentre il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, si è definito “dispiaciuto” rinnovando l’appello per un “dibattito sobrio e costruttivo”.

Int Larussa (rai)

La polemica ha investito direttamente il Guardasigilli Carlo Nordio, che si è detto “sconcertato” e ha lanciato una provocazione chiedendosi se “l’esame psico-attitudinale che abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera”. 

Anche il vicepremier Antonio Tajani è passato all’attacco, definendo l’uscita di Gratteri come “un inaccettabile attacco alla libertà” e aggiungendo che “minacciare e aggredire chi la pensa in maniera diversa è veramente antidemocratico”. Secondo il leader di Forza Italia, l’intervista del procuratore, unita alla strategia comunicativa del Partito Democratico, rappresenta “il miglior spot a favore del sì”.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella sua relazione sulla Giustizia alla Camera, Roma, 21 gennaio 2026

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella sua relazione sulla Giustizia alla Camera, Roma, 21 gennaio 2026 (ansa)

Il CSM apre una pratica per valutare profili disciplinari

Di fronte alla bufera e all’apertura di una pratica del CSM per valutare profili disciplinari, Gratteri ha tentato di precisare il suo pensiero, lamentando che il suo intervento sia stato “strumentalizzato e parcellizzato”. Il magistrato ha spiegato: “Ho detto che a mio parere voteranno sì le persone a cui questo sistema conviene, ma non tutti quelli che votano sì sono appartenenti a centri di potere”. Nonostante la parziale rettifica, in serata ha ribadito con forza la sua posizione: “Non è con questi attacchi e con le minacce di interrogazioni parlamentari o procedimenti disciplinari che mi si mette a tacere”.

La sala riunioni del Csm

La sala riunioni del Csm (Archivio ANSA)

Il dibattito politico sul referendum

Sul fronte politico, la tensione resta altissima. Mentre Francesco Lollobrigida annuncia la “discesa in campo” della premier Giorgia Meloni, Elly Schlein da Palermo ribadisce il suo “no ai magistrati sotto il controllo del governo”. La segretaria del PD ha poi attaccato la visione del centrodestra affermando: “Non vogliamo in Italia né il modello Orban né quello Trump, siamo affezionati alla nostra Costituzione”. In questo clima infuocato, la campagna prosegue verso il voto di metà marzo con iniziative come “i treni per il sì” di Forza Italia e gli eventi in Campidoglio guidati da Giuseppe Conte.

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