Il 6 maggio 2026, giorno di pre-apertura su invito della 61ª Biennale Arte, davanti al padiglione russo ai Giardini si è registrata forte tensione. Riaperto per la prima volta dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, il padiglione – intitolato The Tree is Rooted in the Sky – ha ospitato solo performance private con circa 30 artisti e musicisti internazionali, mentre resterà chiuso al pubblico dal 9 maggio.
Un centinaio di manifestanti, tra cui attiviste di Pussy Riot e dissidenti russi, ucraini e polacchi, hanno protestato con bandiere ucraine, fumogeni blu e gialli e slogan come «Russia Stato terrorista» e «Free Russia». Hanno tentato di avvicinarsi all’ingresso, creando caos con musica rumorosa e performance provocatorie. La polizia ha blindato l’area con un massiccio schieramento.
Durante una performance al piano superiore, un giovane ha lanciato il contenuto di una bottiglia di latte sul pubblico, macchiando una ventina di persone, e una fetta di parmigiano contro il muro. Né l’ambasciatore russo né la commissaria sono stati colpiti; l’uomo è stato bloccato subito. L’episodio ha simboleggiato le profonde divisioni geopolitiche che accompagnano la Biennale, tra polemiche UE, dimissioni della giuria e boicottaggi istituzionali.
