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Cronaca

Tram deragliato a Milano, l’autista indagato non risponde al pm: “È ancora sotto choc”

Di Sala Notizie16 Marzo 20265 min di lettura
Tram deragliato a Milano, l’autista indagato non risponde al pm: “È ancora sotto choc”
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Si è avvalso della facoltà di non rispondere il dipendente dell’Atm che lo scorso 27 febbraio era alla guida del tram deragliato e poi finito contro un palazzo, in via Vittorio Veneto. Nello schianto sono morte due persone, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e una cinquantina sono rimaste ferite. Il tranviere accusato di disastro ferroviario e omicidio e lesioni colpose è stato convocato dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara ed è difeso dagli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa. “Non è ancora in condizioni di rispondere alle domande, è ancora sotto choc” ha spiegato Mazzali.

La scorsa settimana ascoltato anche il collega che avrebbe ricevuto la chiamata dall’autista

Giovedì scorso, 12 marzo, i pm milanesi hanno sentito un collega del conducente 60enne e un ispettore tecnico dell’Atm, l’azienda dei trasporti. In particolare, il collega tranviere ascoltato dagli investigatori è quello che avrebbe ricevuto una chiamata dall’autista della linea 9, nella quale l’indagato gli avrebbe detto che si era fatto male a un piede. Stando alla versione del 60enne, infatti, qualche fermata prima dell’incidente, facendo salire sul mezzo una sedia a rotelle, aveva preso una botta all’alluce, certificata dagli accertamenti medici, e poi aveva visto “tutto nero”. Tanto che per una “sincope vasovagale” avrebbe perso conoscenza, saltato una fermata, non avrebbe attivato la deviazione del binario in direzione diritta e, a quel punto, il tram lanciato ad alta velocità sarebbe uscito dalle rotaie finendo contro un palazzo. Dopo lo schianto l’autista avrebbe fatto un’altra chiamata al collega, nella quale avrebbe farfugliato “deragliamento… male, male male”.

Sono in corso le analisi sul telefono dell’autista 60 enne, che è stato sequestrato. Oltre al malore, di cui ha parlato l’indagato, infatti, nelle indagini si ipotizza anche l’errore umano per distrazione, mentre gli inquirenti dovranno disporre pure gli accertamenti tecnici irripetibili sulla “scatola nera” – estendendo probabilmente le iscrizioni a garanzia nei confronti di altre persone – e anche la consulenza cinematica per la ricostruzione dell’incidente.

Il dipendente Atm ha ricostruito la procedura prevista dal protocollo di sicurezza

Il controllore di esercizio di superficie, sentito come teste, è uno di coloro che sono intervenuti nell’immediatezza del deragliamento. È stato chiamato in Procura per ricostruire cosa prevede il protocollo di sicurezza, che il conducente non avrebbe seguito. Avrebbe chiamato il collega e non la centrale operativa per avvertire sia del colpo al piede, preso nel maneggiare la sedia a rotelle, sia dell’incidente.

Il tranviere, persona stimata in azienda e ritenuto di esperienza, secondo la ricostruzione, sarebbe andato a velocità sostenuta, troppo alta per affrontare uno scambio – che non è stato attivato – e una curva. Sarà comunque la scatola nera a fornire elementi utili per capire cosa è accaduto, in quanto in genere essa registra ogni attività del mezzo: oltre ai chilometri all’ora, ogni frenata e ogni accelerazione, il modo di guida e tutte le anomalie, anche le più impercettibili. Altri elementi per capire se si sia trattato di un malore o di una distrazione dovrebbero arrivare dall’analisi del cellulare del dipendete Atm, già cominciata nei giorni scorsi.

Ma il legale della compagna di una delle vittime: “Escluso il malore”

“Escludiamo che la causa dell’incidente possa essere stato un malore del conducente dovuto a sincope vasovagale” ha detto l’avvocato Stefano Benvenuto, legale di Flores Calderon, tra le persone rimaste ferite lo scorso 27 febbraio. Nell’incidente sono morti il compagno della donna, Ferdinando Favia, e Okon Johnson Lucky. Il legale, nel sostenere ciò, si basa non solo sul parere del consulente da lui nominato, il dott. Massimo Rovati, ma anche su un’ampia letteratura scientifica. Per Benvenuto il tempo intercorso tra il colpo e il mancamento è troppo ampio.

“La sincope vasovagale – ha spiegato –  è una breve e benigna perdita di coscienza (svenimento) causata da un temporaneo calo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, indotto da un riflesso nervoso in risposta a stress, dolore, lunga posizione eretta o calore, e che si risolve spontaneamente in pochi minuti. La letteratura scientifica è concorde nel calcolare in pochi secondi dallo stimolo il tempo di sopravvenienza dei sintomi”. Quindi, a suo avviso, il mancamento avrebbe dovuto verificarsi dell’immediatezza della botta e non dopo parecchi minuti.

Flores Calderon, sentita dai pm, ha affermato di avere avuto l’impressione come se il tram stesse andando “veloce”. L’autopsia sui corpi delle due vittime è stata eseguita venerdì 6 marzo, mentre i funerali di Favia si sono svolti mercoledì scorso, 11 marzo, nel Lodigiano.

Il sequestro delle scarpe del conducente e l’accertamento medico sul piede

Lo scorso 4 marzo la Polizia locale di Milano, su incarico della Procura, ha sequestrato le scarpe indossate dal conducente. Il sequestro delle scarpe, con lo scopo di verificare eventuali segni dell’urto contro la carrozzina che l’uomo ha caricato a bordo, è avvenuto dopo un accertamento medico sul piede del conducente. Da quest’ultimo è emersa una contusione all’alluce, diventato nero per via di un ematoma, al quale per la botta sarebbe saltata pure l’unghia. La Procura ha acquisito anche le cartelle cliniche relative al ricovero in ospedale del sessantenne.

Per quanto riguarda, invece, le analisi delle immagini scaricate dalle varie telecamere, interne ed esterne al tram, quella che inquadra il tranviere non può registrare mentre una persona è in servizio se non in casi eccezionali, per via delle norme che tutelano i lavoratori.

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