“Io non ho denunciato nessuno. Ho denunciato, però, tutto quello che ho subìto in questi tre anni e sofferto in silenzio, roba che neanche vi immaginate“. Lo afferma il presidente della Lazio Claudio Lotito in un’intervista al Corriere della Sera, tornando sull’inchiesta sulle presunte pressioni per indurlo a vendere la società.
Lotito precisa di non aver indicato persone agli inquirenti: “Io non ho mai fatto nomi e cognomi agli inquirenti. Bisignani, Masi, Maiolini? Io ho presentato denunce contro ignoti, quei nomi sono venuti fuori dalle indagini. E se poi, come ho letto, questi signori vorranno adire le vie legali sono liberissimi di farlo”.
Sulle minacce ricevute negli ultimi tre anni racconta: “È stato un continuo, di giorno e di notte, anche a Natale, a Capodanno, alla Befana, la mia scorta lo sa bene perché tante volte sono stati loro ad ascoltare le chiamate”.
E aggiunge: “Rivendico con orgoglio, da senatore, di aver rinunciato all’immunità per far acquisire i miei tabulati telefonici dalla Procura di Roma. Nella storia di Palazzo Madama non siamo in tantissimi. Come rivendico pure di essere il presidente più longevo nella storia della Lazio”.
Quanto ai rapporti con i tifosi, Lotito esclude di dover chiedere scusa se non per errori di cui si ritiene responsabile: “Io chiedo scusa per una cosa di cui mi sento responsabile, per degli errori commessi, per esempio alcune scelte tecniche da me avallate in passato, non chiedetemi quali. Ai tifosi scrissi una lettera aperta e può accadere che alcune mie dichiarazioni siano state interpretate in modo diverso. Continuerò a lavorare anche per migliorare quest’aspetto. Ma sappiano tutti che ogni scelta che compio è sempre orientata esclusivamente al bene della Lazio”.

