È l’ora di ricreazione in una scuola media di Treviso quando il tredicenne, di classe terza, si allontana dal giardino e torna dentro l’istituto. In bagno si ferisce alle braccia, poi elude la sorveglianza e sale al piano superiore, dove apre una porta di sicurezza e si getta nel vuoto, da un’altezza di quattro metri. L’adolescente è ricoverato al Ca’ Foncello con fratture gravi e lesioni interne.
Dietro al gesto il profondo disagio per il rapporto con i coetanei che lo bullizzavano per il modo in cui parla. Lo raccontano i compagni, sconcertati. Genitori e insegnanti si chiedono cosa sia andato storto e perché la scuola non abbia intercettato in tempo la pericolosa spirale della derisione. La scuola, in cui l’adolescente ha tentato di togliersi la vita, ha reagito fissando regole più stringenti, con l’obbligo di impedire le uscite dal recinto della ricreazione, e di annotare l’ora di uscita e rientro in classe di chi va in bagno.
E proprio in questi giorni, al museo Bailo, questi temi sono al centro del Festival di Psicologia, che quest’anno si tiene in tre città: oltre a Treviso anche a Padova e Verona.
Abbiamo intervistato Alessandra Simonelli, docente di Psicologia dello sviluppo, Università di Padova

