Le autorità sudcoreane hanno arrestato un poliziotto sospettato di aver archiviato senza seguito diversi casi di scomparsa, dopo il ritrovamento in appena tre giorni dei corpi di quattro persone date per disperse sull’isola di Jeju. Lo riferiscono i media sudcoreani.
Il caso ha provocato forti polemiche sulla gestione delle persone scomparse da parte della polizia nell’isola, una delle principali destinazioni turistiche del Paese. L’agente, identificato con il cognome Bu, è accusato in particolare di aver chiuso due casi di scomparsa. Uno riguarda Jang Mi-ran, una donna di 37 anni il cui corpo è stato ritrovato lunedì, mesi dopo che il compagno ne aveva denunciato la scomparsa a maggio. Il secondo riguarda un uomo sulla sessantina. Secondo le autorità, il poliziotto avrebbe falsificato documenti e agito con negligenza. Nel caso di Jang Mi-ran avrebbe registrato falsamente il decesso come collegato a un “incidente stradale”. L’investigatore avrebbe inoltre detto alla famiglia della donna di averla contattata e che stava bene, sostenendo però che non volesse essere ritrovata.
Il mandato di arresto è stato emesso per il “rischio di fuga e di manipolazione delle prove”, ha spiegato l’investigatore Jung Tae-won in una conferenza stampa. Le autorità hanno istituito una squadra speciale per riesaminare rapidamente tutti i casi di scomparsa gestiti dal poliziotto arrestato. Il presidente Lee Jae-myung ha inoltre ordinato un’indagine sul modo in cui è stata trattata la scomparsa di Jang Mi-ran e ha chiesto al governo un piano di riforma della polizia. “Recentemente sono emerse forti preoccupazioni per la mancanza di disciplina nella polizia e per l’irresponsabilità nella tutela della sicurezza pubblica”, ha dichiarato Lee durante una riunione di governo. Secondo l’agenzia Yonhap, la polizia ha infine disposto il riesame di circa 310.000 casi di scomparsa archiviati negli ultimi tre anni.
