Nell’auto di Federico Vella, l’uomo che ha ucciso Lorena Isceri gettandola da un cavalcavia sulla A1, sono stati trovati un sacchetto di fascette, forbici e un lenzuolo: si fa strada, l’ipotesi della premeditazione. Ma intanto, emergono altri dettagli, terribili, come un ultimo sms inviato alla madre di Lorena dall’assassino, con le parole: “E’ finita, tua figlia è morta”.
L’atroce femminicidio, dopo il rapimento, le telefonate disperate di Lorena nel bagagliaio dell’auto cercando aiuto mentre veniva portata verso la morte, poi, il suicidio davanti agli occhi degli agenti accorsi sul posto, ed ora la madre di Lorena Isceri, 45 anni, uccisa dall’ex Federico Vella, di 36, rivela che la donna “Aveva paura“, i parenti, le amiche, le avevano consigliato di denunciarlo ma lei “non voleva danneggiarlo“. Lorena, 45 anni, originaria di Squinzano e residente a Firenze, aveva paura dell’ex compagno, ma non lo aveva denunciato, convinta di poter uscire da sola da quella relazione diventata sempre più conflittuale.
Ora, mentre la Procura di Firenze cerca di ricostruire le ultime ore della sua vita, prende corpo l’ipotesi di un’aggressione premeditata. Non più, dunque, soltanto una violenza esplosa improvvisamente al termine di una relazione, ma un’azione che, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, potrebbe essere stata preparata nei dettagli.
La paura rimasta senza denuncia
“Ed era stata da noi in Puglia anche perché aveva troppo paura” è la testimonianza della madre che, col volto pallido nascosto da un paio di occhiali da sole, si appoggia ai familiari che l’hanno accompagnata nel lungo viaggio da Squinzano (Lecce) fino a Firenze dove la figlia viveva. Aveva sentito Lorena l’ultima volta ieri mattina: “alle 10.30, era tranquilla”. Poi il silenzio. Fino all’arrivo della tragica notizia. La zia della ragazza ha aggiunto che Lorena era “troppo buona” e che non avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe accaduto; il fratello ha ricordato che anche la famiglia aveva paura, senza tuttavia immaginare che la situazione potesse arrivare a quel punto.
Omicidio-suicidio sulla A1 3/09/26 (Ansa)
L’agguato nel garage e gli oggetti in auto: aggressione premeditata?
La ricostruzione investigativa parte dal garage di un edificio di via Panciatichi, nel quartiere fiorentino di Rifredi, dove Lorena aveva la disponibilità di un posto auto. Vella avrebbe atteso la donna all’interno, dopo avere coperto con nastro adesivo le cellule fotoelettriche del garage per impedire che le porte si richiudessero.
Quando Lorena è arrivata, l’uomo l’avrebbe aggredita e immobilizzata. Nell’auto sono state trovate fascette elettriche, nastro adesivo, un paio di forbici e un lenzuolo, elementi che gli investigatori ritengono compatibili con l’ipotesi che il sequestro fosse stato preparato. La donna sarebbe stata quindi rinchiusa nel bagagliaio dell’auto e Vella avrebbe imboccato l’autostrada.
Omicidio-suicidio sulla A1 3/09/26 (Ansa)
Le richieste d’aiuto
Nel bagagliaio Vella avrebbe lasciato anche uno zaino contenente un telefono. Un dettaglio che si è trasformato nella possibilità, disperata, di chiedere aiuto. Lorena avrebbe utilizzato quel cellulare per contattare il 112 e, secondo quanto ricostruito, anche un amico. La chiamata alla centrale di emergenza sarebbe durata circa venti minuti. È stata proprio quella richiesta d’aiuto a far scattare le ricerche dell’auto e a indirizzare la Polizia verso l’autostrada. Gli investigatori stanno acquisendo e analizzando le telefonate, i telefoni cellulari della vittima e di Vella, le immagini delle telecamere dell’A1 e le registrazioni delle bodycam degli agenti intervenuti. Tutti elementi destinati a ricostruire, minuto per minuto, gli ultimi momenti della vicenda.
Il tragico epilogo e la trattativa per evitarlo
Secondo la ricostruzione finora emersa, Vella si sarebbe accorto della telefonata, avrebbe fermato l’auto e sottratto il telefono alla donna. Poco dopo Lorena sarebbe stata portata sul viadotto e gettata nel vuoto. In un video di una decina di minuti, girato con un telefonino da uno degli appartenenti alle forze di polizia arrivate sull’A1, c’è tutta la trattativa condotta per evitare che l’uomo di lanciasse. Le immagini riprendono Vella in bilico dietro il guardarail, una poliziotta e dei vigili del fuoco in ginocchio. Si sentono diverse voci che cercano di convincerlo e lui che ripete più volte di non avvicinarsi. “Fede noi ci allontaniamo e tu vieni” dice una voce fuori campo mentre altri lo invitano a “fare un passo dentro”. Fino al tragico epilogo.
L’autopsia e i due fascicoli dell’indagine
Lunedì 7 settembre sarà disposta l’autopsia sulla salma di Lorena. L’esame dovrà stabilire se la morte sia stata provocata dalla caduta o se la donna fosse già deceduta prima di essere gettata dal viadotto. Sarà eseguito un esame autoptico anche sul corpo di Vella, per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti.
La Procura di Firenze ha aperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti, formula che consente agli inquirenti di svolgere tutti gli accertamenti necessari anche sul piano medico-legale.
“L’avevo supplicata di denunciarlo”
Nelle ore successive al femminicidio sono emersi i racconti di chi conosceva la coppia. Un’amica di Lorena ha raccontato di averla invitata più volte a rivolgersi alle forze dell’ordine: “L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa”, ha riferito, spiegando di averle chiesto fino al giorno precedente di denunciarlo. Lorena, però, le avrebbe risposto che sarebbe riuscita a uscirne da sola. La relazione, secondo le testimonianze raccolte, era nata circa due anni fa dopo che i due si erano conosciuti frequentando la stessa palestra a Firenze. Nell’ultimo anno i rapporti sarebbero diventati progressivamente più conflittuali, fino alla decisione di Lorena di interrompere la relazione. La coppia era stata anche in vacanza insieme in Grecia. Dopo la separazione, racconta un amico della vittima, alcuni conoscenti avrebbero persino evitato di farsi vedere insieme a Lorena per timore della reazione dell’ex compagno.
L’appello del papà di Lorena alla politica, uniti perché non accadano più tragedie
“Chiedo a tutta la politica di essere unita. Prendete provvedimenti all’unanimità, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri anti violenza e gli strumenti normativi affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore. Un abbraccio a tutte le donne italiane“. É il video appello che tra le lacrime ha diffuso Franco Isceri, il padre di Lorena, la donna uccisa dall’ex che l’ha lanciata da un calvalcavia sulla A1. L’appello è rivolto al presidente della Repubblica, alla premier e a tutti i politici.
“Sono Franco Isceri il papà di Lorena, un padre distrutto – dice l’uomo parlando lentamente – Prendete provvedimenti affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più”. Lorena, aggiunge, “era educata, studiosa, dedita allo studio e al lavoro, aveva tanti sogni, ma ora non li ha più“. E con lei in quel cavalcavia, conclude l’uomo, “è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta“.
Meloni: “Nel nome di Lorena continueremo a fare la nostra parte”
“Ho ascoltato l’appello di Franco Isceri, il papà di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall’ex compagno dopo essere stata rapita e portata sull’A1, dove è stata gettata da un viadotto. Parole segnate da un dolore che è difficile anche solo immaginare. Un padre che chiede alle Istituzioni di non dividersi, di lavorare insieme e di fare tutto ciò che è possibile perché tragedie come quella che ha colpito sua figlia non accadano più“.
Lo scrive sui suoi social il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “In questa legislatura – prosegue Meloni – anche grazie al contributo e al lavoro di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, abbiamo raddoppiato le risorse per i centri anti-violenza e le case rifugio, scongiurando anche la possibilità che tante di queste strutture potessero chiudere. Abbiamo reso strutturale e potenziato il reddito di libertà, rafforzato uno strumento fondamentale come il ‘Codice rosso’, introdotto tra i primi in Europa il femminicidio come reato autonomo“.

